Dipinti Antichi: dal Duecento al Neoclassicismo

Dipinti antichi. Guercino. Paesaggio con donne bagnanti, ca 1618. Tecnica: olio su tela. Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam
Guercino. Paesaggio con donne bagnanti, ca 1618. Tecnica: olio su tela. Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam

Mentre Roma perdeva il primato di capitale dell’Impero, che si spostava a Bisanzio nel 324, l’arte pagana cedeva il passo a quella cristiana. Nei dipinti antichi del Duecento la figura umana viene sostituita da uno schematismo simbolico che trasmette ieraticità soprattutto nei soggetti sacri. La profondità dei volumi si annulla in favore del preziosismo della luce.

Nell’arte bizantina, si impone il modello del fondo oro, della piattezza delle figure, della funzione simbolica delle immagini. Queste tendenze si intercettano, in Italia, a partire dalle decorazioni musive giustinianee in San Vitale a Ravenna dal tardo Duecento fino alle radicali trasformazioni del Neoclassicismo.

Il Duecento

Il Duecento, con le espressioni scultoree di Nicola (1220-1274) e Giovanni Pisano (1248-1315) rappresenta la massima rievocazione di modelli classici e una sensibilità decisamente naturalistica che permette alle sculture di fondersi dinamicamente con l’impianto architettonico.

La componente fisionomica, la solennità classica, il valore espressivo delle figure sono caratteristiche che non si riscontrano nella pittura coeva, che rimane per lungo tempo ancorata a modelli e influenze bizantini.

Dipinti antichi. Il fondo oro e le reminiscenze bizantine

Il momento storico in cui i dipinti antichi con il fondo oro risultano essere le soluzioni più adatte ad ornare altari di cappelle è il secolo XIII. Crocifissi, Madonne col Bambino e santi emergono dai fondi oro con pose statiche tipiche delle reminescenze bizantine.

Pisa e Lucca sono i maggiori centri della pittura Toscana della metà del Duecento, a partire da Giunta Pisano (1200-1260) e Coppo di Marcovaldo (1225-1276) che risulta essere il maggiore innovatore toscano prima di Cimabue.

Emerge dalle sue opere la tenerezza del Bambino e della Vergine che si guardano, così come le linee dorate che, seppur stilizzate, offrono il ricordo di una volumetria accennata. Ad ogni modo, è il fondo oro che rappresenta un sostrato costante di tutte queste rappresentazioni, fino a giungere alle innovazioni pittoriche di Cimabue (1240-1302).

Valutazione dipinti antichi. Cimabue. Crocifisso di San Domenico ad Arezzo (dettaglio). Tecnica: tempera su tavola
Cimabue. Crocifisso di San Domenico ad Arezzo (dettaglio). Tecnica: tempera su tavola

Da Cimabue a Giotto

Prima dell’avvento di Giotto, come scrive Vasari nella sua opera “Vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti”, Cimabue è stato l’innovatore che si è allontanato dalla “maniera greca”.

Nel Crocifisso di Santa Croce a Firenze, il corpo tumefatto, abbandonato alla morte, offre la più sincera innovazione pre-giottesca e influenza direttamente il senese Duccio di Buoninsegna (1255-1318) seppur ancora incasellato negli stilemi gotici dell’elegante linea decorativa e del fondo oro.

Nel frattempo, a Roma, si sviluppano scuole di mosaico e pittura che approfondiscono e rielaborano la cultura bizantina attraverso il filtro classicista. È la fama di Pietro Cavallini (1240-1330) a emergere in particolar modo nella Roma del tardo Duecento, con i suoi sfumati passaggi cromatici, le volumetrie morbide e la compostezza antica.

Giotto e la nuova pittura

La rivoluzione stilistica che, come detto, era stata portata in scultura da Giovanni e Nicola Pisano nel Duecento, raggiunge finalmente anche la pittura all’inizio del Trecento, con l’avvento di Giotto (1267-1337). L’illusione della tridimensionalità, la presenza dello spazio, l’indagine emozionale e fisionomica costituiscono il paradigma di una nuova pittura, che gradualmente condurrà al Rinascimento.

Valutazione dipinti antichi. Giotto. Madonna col Bambino (dettaglio). Tecnica: tempera su tavola
Giotto. Madonna col Bambino (dettaglio). Tecnica: tempera su tavola

Il naturalismo di Giotto investe ogni importante centro della pittura italiana, a partire da Siena con Simone Martini (1284-1344) fino ad arrivare alle espressioni di Pietro Lorenzetti (1280-1348) e Ambrogio Lorenzetti (1290-1348) che, seppur su linee differenti, continuano l’operato di Giotto, soprattutto nella resa della concezione spaziale e delle volumetrie.

Il Gotico internazionale

L’ultimo guizzo del medioevo si snoda, però, tra il 1380 e i primi anni del Quattrocento, tra le opere del cosiddetto Gotico internazionale. Con le sue rappresentazioni di un mondo raffinato e idillico, frutto di prestigiose committenze, si appoggia stilisticamente ad una linea sinuosa e a panneggi artificiosi che quasi mai seguono le linee naturalistiche dei corpi.

Nelle corti del nord Europa, tra codici miniati, tavole, arazzi e affreschi, si sviluppa questo gusto minuzioso, che giunge fino in Italia, caratterizzando dapprima le opere di Michelino da Besozzo (1370-1455) pittore lombardo che adotta ancora un fondo oro estremamente prezioso in cui si inseriscono i personaggi dai contorni curvilinei e arabescati.

Gentile da Fabriano (1370-1427), mentre Brunelleschi, Donatello e Masaccio davano avvio alla rivoluzione del primo Rinascimento, passava per Firenze, per eseguire l’Adorazione dei Magi, ancora completamente proiettata nel gotico internazionale.

Valutazione dipinti antichi. Madonna col Bambino. Tempera su tavola - Gentile da Fabriano. Pittore
Gentile da Fabriano Madonna col Bambino. Tecnica: Tempera su tavola

Il proto-Rinascimento

Tra tradizione e rinnovamento, nel proto-Rinascimento emergono alcune personalità, come quella di Masolino (1383-1447). Nel dialogo con Masaccio (1401-1428) nella Cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze, viene spontaneo il confronto tra le due interpretazioni di Adamo ed Eva. Seppur nella loro tangenza corporea, le figure di Masolino risultano idealizzate e quasi indifferenti alla realtà circostante.

Valutazione dipinti antichi. Masaccio. Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso. Tecnica: Affresco
Masaccio. Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso. Tecnica: Affresco

Le monumentali figure di Masaccio, invece, consapevoli della propria concretezza fisica e morale, appaiono immerse nel dramma umano, come dimostra la disperazione di “Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso”.

Il plasticismo masaccesco ha dato avvio ad una pittura nuova, le cui conseguenze saranno visibili nei capolavori di Paolo Uccello (1397-1475) e Andrea del Castagno (1421-457) pittori in cui lo studio rigoroso della prospettiva si unisce al raffinato impianto compositivo e narrativo.

La declinazione lirica di Filippo Lippi (1406-1469) si affianca alle delicate tonalità diafane di Domenico Veneziano (1410-1461) capace di fondere prospettiva e luce, dettagli di matrice fiamminga e naturalismo, portando il gotico cortese a fondersi ormai inesorabilmente con il Rinascimento.

Il Rinascimento, tra Firenze e le corti del nord Italia

Firenze rimane almeno fino alla metà degli ani Cinquanta il principale centro di diffusione della pittura emergente del Rinascimento. Perde questo primato a cominciare dall’ascesa di Piero della Francesca (1416-1492) pittore di Urbino che per primo utilizza la “propsettiva sulle tele”. La solenne plasticità di Masaccio viene ripresa e rielaborata attraverso una luce che dona geometrismo e pura essenzialità alle scene.

La rivoluzione portata da Piero non interessa solamente il linguaggio e lo stile, ma anche la tecnica: il Italia centrale, negli anni Settanta del Quattrocento, è il primo a utilizzare l’olio.

Pittura a olio

Tecnica nata nelle Fiandre e comparsa già nelle opere di Jan Van Eyck (1390-1441), la pittura ad olio permette ai pittori di conferire maggiore luminosità alle tavole, di utilizzare una gamma di tinte più varia e infine di giocare maggiormente con ombre e trasparenze e con pennellate più accurate o più larghe.

Le Marche con Piero e l’Umbria con Perugino (1446-1523) sono le prime regioni che affiancano Firenze come centri d’arte rinascimentale. A cominciare da Luca Signorelli (1441-1523) e dal Pinturicchio (1452-1513), iniziano a diffondersi nuovi caratteri della pittura quattrocentesca.

Prospettive, anatomie, cromie prendono strade nuove, così come avviene contemporaneamente nell’ambiente mediceo fiorentino, in cui spiccano le personalità di Pollaiolo (1431-1498) e Verrocchio (1435-1488).

Le loro botteghe, fucine di talenti e veri e p ropri sistemi di produzione di dipinti, tessuti, opere di oreficeria, sono punto d’accesso alla rievocazione dell’arte classica, alla ponderazione e alla mimesis.

Marsilio Ficino e Pico della Mirandola

Fondamentale nella Firenze di fine Quattrocento è anche il sostrato filosofico neoplatonico che parte da Marsilio Ficino e Pico della Mirandola e giunge ai pittori. Uno su tutti, Sandro Botticelli (1445-1510) che coniuga le raffinate reminiscenze classiche alla poesia, alla mitologia e alla filosofia.

Valutazione dipinti antichi. Sandro Botticelli. Giovane Donna. Tecnica: Olio su tavola
Botticelli. Giovane Donna. Tecnica: Olio su tavola

La linea di contorno, le figure idealizzate, l’intento metapittorico, la perfezione scenica e decorativa dell’arte di Botticelli sono l’espressione di una Firenze moderna e colta sotto l’egida di Lorenzo il Magnifico.

La meditazione sul naturalismo, il gusto per il dettaglio curioso, la minuziosa ricerca tematica, elementi che provengono dalla cultura fiamminga, influenzano alcuni tratti della pittura fiorentina della fine del Quattrocento.

Tale pittura emerge nelle opere di autori come Piero di Cosimo (1416-1469) e Domenico Ghirlandaio (1448-1494) fino a giungere alle espressioni Antonello da Messina (1430-1479) e Andrea Mantegna (1431-1506), che hanno spostato l’attenzione al nord, tra Venezia e Mantova.

La nettezza grafica, prospettica e cromatica di questi autori sono premesse fondamentali alla nascita della scuola ferrarese, costituita da Cosmè Tura (1433-1495), Francesco del Cossa (1430-1477) ed Ercole de Roberti (1451-1496) rappresentanti di un eclettismo intriso di valori esoterici e alchemici.

Rinascimento maturo

Gli ultimi anni del Quattrocento e i primi del secolo successivo rappresentano il massimo sviluppo degli stilemi del Rinascimento maturo. Con Leonardo (1452-1519), Bramante (1444-1514), Raffaello (1483-1520), Michelangelo (1475-1564) e Tiziano (1488-1576) raggiungono il loro culmine estetico l’indagine naturalistica, l’armonia cromatica, l’esattezza disegnativa, l’espressione del sentimento caratterizzando.

Valutazione dipinti antichi. Michelangelo. Studio di nudo per la Battaglia di Cascina. Tecnica: Gesso rosso su carta
Michelangelo. Studio di nudo per la Battaglia di Cascina. Tecnica: Gesso rosso su carta

Ognuno di questi autori, a suo modo e nelle diverse corti della Penisola, ha dato un netto e personale contributo al Rinascimento occidentale, attraverso un’autonomia d’espressione che porta al definitivo passaggio da artigiano ad artista.

Cenacolo e Cappella Sistina

I maggiori capolavori dell’arte italiana, dal “Cenacolo” leonardesco alle “Stanze vaticane” di Raffaello, alla “Cappella Sistina” di Michelangelo sono stati eseguiti dietro committenze prestigiose delle corti rinascimentali, dalla Milano sforzesca alla Roma di Giulio II e Leone X.

La Firenze del Cinquecento, invece, si mostra come la culla del Manierismo. Dopo la partenza di Raffaello per Roma nel 1509, il punto di riferimento degli artisti di nuova generazione è Baccio della Porta (1472-1517).

I più giovani Andrea del Sarto (1486-1530) Rosso Fiorentino (1494-1540) Jacopo Pontormo (1494-1557) e Il Bronzino (1503-1572) sono i rappresentanti del Manierismo, in un sostanziale allontanamento dall’equilibrio classicista e un’esasperazione geniale dei modi di Michelangelo o Raffaello.

Maniera

Tensione drammatica, cromatismo acceso, linee spezzate e contenuti magico alchemici caratterizzano le loro opere, che anticipano la maniera di altri pittori fuori da Firenze, tra cui Parmigianino (1503-1540), Giulio Romano (1499-1546) e Perin del Vaga (1501-1547) spostatisi da Roma dopo il sacco del 1527 e attivi al nord, tra Parma, Mantova e Genova.

L’arte della Controriforma, promossa sotto il pontificato di Paolo III Farnese, inizia con il Giudizio Universale di Michelangelo e si protrae con Daniele da Volterra (1509-1566) e Federico Barocci (1535-1612) Quest’ultimo, unendo il colorismo veneto al sentimento di Correggio (1489-534) rappresenta il dinamismo e l’emozione tipica della tarda maniera.

Nel frattempo, a Venezia, il luminismo drammatico e visionario di Tintoretto (1518-1594) raggiunge la sua massima espressione, mentre la serenità mondana e idilliaca de Il Veronese (1528-1588) spopola tra i committenti, per l’assenza di chiaroscuro e l’illusionismo armonico degli affreschi, come ben si nota dal ciclo decorativo nella Villa Barbaro di Maser, eseguito intorno al 1560.

Il primo Seicento: il classicismo dei Carracci

L’era post Controriforma, con la nascita del Sant’Uffizio, limita, di fatto, l’attività intellettuale e impegnata di artisti e letterati che si ritrovano quasi sempre a evitare temi “pericolosi”, rifugiandosi nella sperimentazione immaginativa e illusionistica.

La spettacolarizzazione della letteratura e del teatro trova lo stesso riscontro nella pittura e nella scultura. Se Rinascimento significa naturalismo, Barocco significa illusione e artificio. Perizia tecnica e libertà di linguaggio si uniscono in una teatralità emotiva che si contrappone al rigore purista dell’arte protestante.

La poetica del meraviglioso viene comunque affiancata, in un fil rouge che dura fino al Settecento, da un persistente sostrato classicista, declinato in diverse forme. Il passaggio dalla Maniera al Barocco è segnato dalle sperimentazioni di Ludovico Carracci (1555-1619) Annibale Carracci (1560-1609) e Agostino Carracci (1557-1602) che nel 1582, a Bologna, fondano l’Accademia degli Incamminati.

Valutazione dipinti antichi. Annibale Carracci. Deposizione. Tecnica: Olio su tela
Annibale Carracci. Deposizione. Tecnica: Olio su tela

Mitologia e allegoria

La chiave naturalistica, alla base della poetica del primo Annibale Carracci, si sviluppa prendendo nuove strade con il suo arrivo a Roma. Dall’interesse per i soggetti quotidiani e la realtà umana, giunge alla mitologia, all’allegoria, al dettaglio architettonico dipinto che anticipa la commistione tipicamente barocca tra finzione e realtà, di cui massima espressione è la volta della Galleria Farnese.

In Carracci trova spazio anche la nascita del paesaggio “ideale”: le lunette Aldobrandini ospitano figure in un paesaggio tra l’ideale e il naturale, quindi luogo perfetto per ospitare storia, mito, realtà.

Il naturalismo di Caravaggio

Il filone classicista dei Carracci si sviluppa proprio negli anni dell’ascesa di Caravaggio (1571-1610) a Roma. La rivoluzionaria poetica della verità, il naturalismo, il dialogo tra luce e ombra, il sacro che si inserisce nella realtà del quotidiano, in accordo con le tematiche pauperistiche di Federico Borromeo a Milano e dei Filippini a Roma costituiscono il fulcro della produzione caravaggesca.

Valutazione dipinti antichi. Caravaggio. Martirio di San Matteo. Tecnica: Olio su tela. San Luigi dei Francesi, Roma.
Caravaggio. Martirio di San Matteo. Tecnica: Olio su tela. San Luigi dei Francesi, Roma.

Il risalto plastico delle forme dato dal gioco drammatico e evocativo del luminismo di Caravaggio influenzerà una vasta generazione di “caravaggisti”, non solo in ambito romano, ma anche partenopeo e lombardo.

Nell’ambito del classicismo, invece, il filone paesaggistico di Annibale Carracci viene portato avanti nelle atmosfere limpide e dorate di Claude Lorrain (1600-1682) e Nicolas Poussin (1594-1665) mentre quello mitologico, sacro e allegorico da Guido Reni (1575-1642) e da Domenichino (1581-1641).

La chiarezza della composizione, dominata dal principio estetico della naturalezza e della bellezza, viene gradualmente sostituita dal crescente gusto per l’illusionismo spaziale.

Il Barocco

Dalle espressioni di Lanfranco (1582-1647) a quelle di Guercino (1591-666) nei più suggestivi soffitti e cupole romane, nascono sublimi brani di mitologia, effetti visivi e dinamismo, fulcro della complessità del Barocco, di cui il maggiore esponente è Pietro da Cortona (1597-1669).

L’illusione dello sfondamento spaziale, la sensazione atmosferica, l’esaltazione dell’infinito e degli effetti cromatici e luministici rappresentano il culmine del Barocco romano.

Dalla fastosità dei soffitti alla quotidianità della pittura di costume il passo è breve. Grazie alla presenza a Roma di Pieter van Laer (1599-1675) detto il Bamboccio, si diffonde il gusto per la narrazione della vita dei più umili, da giocatori d’azzardo a bevitori nelle osterie ai venditori ambulanti.

Il Barocco fuori Roma, da Napoli a Milano

Il Seicento non vede come unico centro propulsore della pittura del Barocco Roma, ma anche Napoli e Milano. Straordinario interprete della sensibilità naturalistica di matrice caravaggesca è Jusepe de Ribera (1591-1652), la cui essenza drammatica viene accolta dalla rapidissima e suggestiva pittura di Luca Giordano (1634-1705).

Solitario e indipendente, rivoluzionario e geniale, risulta invece l’operato di Salvator Rosa (1615-1673) ideatore fantasioso di scene, paesaggi e battaglie, tra impeto e alchimia.

Milano, invece, tra i maggiori rappresentanti della pittura di metà Seicento, vede, tra gli altri, la produzione di Evaristo Baschenis (1617-1677) autore di melanconiche nature morte di strumenti musicali di grande efficacia luministica e di chiara reminiscenza caravaggesca.

Il Settecento: il rococò

Il Settecento, secolo di cambiamenti, attraversato da molteplici stili e correnti, profondamente diversi tra loro è caratterizzato dal passaggio dal Barocco al Rococò. Questo stile, che si diffonde dalla Francia, riassume la piacevole e aggraziata attitudine all’effimero, alla decorazione curiosa, raffinata, esotica e capricciosa.

L’elemento tipicamente Barocco dell’illusione, nel rococò viene quasi sempre sostituito dalla ricerca di forme leziose, voluttuose e virtuosistiche che conducono lo spettatore in una dimensione immaginaria e sospesa.

I temi prediletti sono tratti dalla mitologia, dalla letteratura allegorica, dai loci amoeni dell’Arcadia classica, descritti con toni luminosi e chiarissimi. Venezia è uno dei maggiori centri della diffusione del gusto rococò in Italia, con l’apporto di pittori quali Sebastiano Ricci (1659-1734) e Giambattista Tiepolo (1696-1770).

Valutazione dipinti antichi. Giambattista Tiepolo. Tarquinio e Lucrezia. Tecnica: Olio su tela
Giambattista Tiepolo. Tarquinio e Lucrezia. Tecnica: Olio su tela

Quest’ultimo, con la profusione di toni chiari e luminosi e una concezione ampia e ariosa dello spazio che chiama lo spettatore in un coinvolgimento giocoso e brillante, stravolge tutti i canoni della precedente pittura veneziana, raggiungendo un clamoroso successo in tutta Europa.

Il vedutismo

Per quanto riguarda il genere paesaggistico, l’Italia, meta del Grand Tour, a partire dal Settecento, è la patria del vedutismo. Il paesaggio ideale di Poussin e Lorrain presupponeva una rappresentazione pressoché perfetta e idealizzata della natura, attraverso i principi delle quinte arboree, di una luminosità ampia e diffusa e della resa lenticolare di ogni particolare, poi incluso in un sistema ottico universale.

Gaspar Van Wittel (1653-1736) paesaggista olandese giunto a Roma, dà avvio ad una veduta nuova, in cui si narrano i cambiamenti urbani e architettonici, in una dimensione quasi cronachistica.

Canaletto (1697-1768) a Venezia, attraverso espedienti prospettici e ottici, con l’utilizzo della camera oscura, darà inizio a un vedutismo meticoloso, oggettivo e ricco di effetti di luce, in cui ogni particolare è importante quanto l’insieme.

Con uno sguardo più veloce e sintetico, Francesco Guardi (1712-1793) continua l’operato di Canaletto, così come suo nipote Bernardo Bellotto (1720-1780), che ottiene un’enorme consenso presso la corte dell’elettore di Sassonia a Dresda.

Il Settecento a Roma e Napoli

Il Settecento a Roma e Napoli è caratterizzato dall’elezione di papa Clemente XI Albani, iniziatore di un nuovo programma culturale. Affida infatti la riforma dell’Accademia di San Luca a Carlo Maratta (1625-1713), che si occupa anche dei cantieri decorativi della città.

Il suo classicismo barocco fornisce un modello per tutti gli artisti della sua generazione e della generazione successiva. Dopo la morte di Maratta, saranno Sebastiano Conca (1680-1764) e Francesco Trevisani (1656-1746) gli artisti che condurranno la pittura del maestro ad esiti decisamente più rococò, mentre Marco Benefial (1684-1764) si farà interprete di un rinnovato classicismo carraccesco.

Nei primi anni del Settecento, il pittore più richiesto a Napoli è ancora Luca Giordano, che nell’ultima fase della sua produzione sembra anticipare i bagliori di ascendenza rococò, aprendo la strada all’esperienza di Francesco Solimena (1657-1747), che dopo il suo primo periodo barocco e tenebroso, si fa interprete di una pittura ampia, teatrale, magniloquente, apprezzata da ogni committente e seguita da moltissimi discepoli, tra cui Francesco De Mura (1696-1782) e Giuseppe Bonito (1707-1789).

La pittura di genere nel Settecento: tra realtà e aneddoto

La pittura aneddotica settecentesca è una derivazione delle bambocciate del secolo precedente. Se prima venivano predilette solo le ambientazioni più umili, nel Settecento viene narrata anche la quotidianità dell’aristocrazia, attraverso una pittura leggera e faceta e leziosa, diffusa da nord a sud.

Uno dei maggiori rappresentanti di questo filone, in area emiliana è Giuseppe Maria Crespi (1665-1747) detto lo Spagnolo. Gli fanno eco a Venezia Giovanni Battista Piazzetta (1682-1754) e Pietro Longhi (1702-1785) e a Milano Alessandro Magnasco (1667-1749) e Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto (1698-1767).

Il Neoclassicismo

Intorno alla metà del Settecento emerse uno stile che traeva ispirazione dall’arte greca e latina alla metà del XVIII secolo: il Neoclassicismo. Dopo le guerre di successione, nasce un periodo di trasformazione, in cui i valori di razionalità e laicità e fiducia nella scienza conducono al cosiddetto periodo dei Lumi.

Da Parigi a Londra a Napoli a Milano, intellettuali e artisti ricusano la frivolezza del rococò per inaugurare un nuovo gusto, coincidente con gli scavi ad Ercolano (1738) e Pompei (1748). Lo studioso Johan Joachim Winckelmann (1717-1768) pubblica La storia dell’arte nell’antichità nel 1764, “manifesto” del Neoclassicismo, seguito dalle teorie sul gusto di Anton Raphael Mengs (1728- 1779).

Roma e le idee neoclassiche

Ben presto, Roma diviene il centro propulsore delle idee neoclassiche, in antitesi alla definizione capricciosa e voluttuosa del rocaille.

Valutazione dipinti antichi. Andrea Appiani. Giunone e le Grazie. Tecnica: Olio su tela
Andrea Appiani. Giunone e le Grazie. Tecnica: Olio su tela

È proprio a Roma che Jeaques Louis David (1748-1825) espone per la prima volta, prima di portarlo al Salon parigino, “Il giuramento degli Orazi“, che viene visto da Antonio Canova (1757-1822), Angelica Kauffman (1741-1807) e Felice Giani (1758-1823).

Vincenzo Camuccini (1771-1844) è il pittore che più eredita il linguaggio storicista di David, facendo da contraltare alla raffinatezza idilliaca di Pompeo Batoni (1708-1787).

Il Neoclassicismo à la grecque del lombardo Andrea Appiani (1754-1817), viene affiancato da quello di Giuseppe Bossi (1777-1815), mentre in Toscana emerge la produzione di Luigi Sabatelli (1772-1850).

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