Cicerone denuncia Catilina di Cesare Maccari

Cicerone denuncia Catilina di Cesare Maccari raffigura Cicerone durante la celebre orazione contro Catilina, accusato di aver cospirato contro la Repubblica. Catilina è raffigurato in primo piano sulla destra isolato dal resto dei personaggi, mentre Cicerone viene dipinto nel centro della maestosa sala.
Cesare Maccari, Cicerone denuncia Catilina, 1880 ca, affresco, Roma, Senato, Sala Maccari (Fonte: Cesare Maccari, Public domain, via Wikimedia Commons)

Cicerone denuncia Catilina di Cesare Maccari: l’analisi dell’opera

Cicerone denuncia Catilina di Cesare Maccari è un’opera ad affresco conservata nella “Sala Maccari” di Palazzo Madama a Roma, sede del Senato della Repubblica Italiana, insieme ad altri lavori realizzati dallo stesso artista. L’opera, eseguita nel 1880, racconta la vittoria della Repubblica romana minacciata dalla figura di Catilina che cospira contro di essa e il console Marco Tullio Cicerone.

Luce e gesti: i protagonisti dell’opera

Catilina è raffigurato in primo piano sulla destra isolato dal resto dei personaggi. Lui è l’imputato sotto accusa ed è allontanato da tutti, rappresentato ricurvo su se stesso con le mani che afferrano con veemenza la toga bianca.
Una luca calda e intensa ci indica sulla sinistra il secondo protagonista, Cicerone, dipinto nel centro della maestosa sala nel bel mezzo della sua famosa orazione contro Catilina.
Alle sue spalle i senatori colti con una diversa gamma di espressioni intenti a scambiare pareri e sguardi.

Cicerone denuncia Catilina come Exemplum virtutis

Nel 63 a.c. Catilina decide di ordire una congiura per rovesciare la Repubblica, dopo i diversi tentativi falliti di diventare console, assoldando anche dei sicari per uccidere il console in carica: Cicerone. Quest’ultimo, grazie ad una soffiata, riesce a sventare la minaccia, e convoca immediatamente il Senato nel tempio di Giove Statore dove pronuncia il celebre discorso conosciuto come Prima catilinaria. Catilina è costretto così a lasciare Roma e recarsi in Etruria, fino a quando viene definitivamente sconfitto nel 62 a.c.

L’affresco dipinto all’interno dell’edifico che ospita il Senato del neonato Stato italiano diviene così metafora della forza del nuovo governo che si equipara al prestigioso antenato romano e soprattutto diventa monito per tutti i potenziali nemici che oseranno minare l’unità appena raggiunta.

La “Sala Maccari” a Palazzo Madama

Nella stessa sala Maccari realizza altri affreschi con episodi atti a richiamare i fatti più rappresentativi dell’antico Senato romano e a simboleggiare le virtù dei senatori: rispetto della parola data, oratoria, coraggio, onestà, eloquenza. I personaggi dipinti sono Appio Claudio, Marco Papirio, Cicerone e Attilio Regolo. Sul soffitto appaiono quattro medaglioni con le figure allegoriche del commercio, dell’agricoltura, delle armi, delle scienze, delle lettere e arti, che si dispongono attorno alla figura dell’Italia trionfante che riporta la scritta “Sei libera. Sii grande”. In un fregio sottostante viene riportata una frase di Guicciardini che racchiude il significato del progetto decorativo: “Osservate con diligenza le cose dei tempi passati perché fanno lume alle future e quello che è e sarà, è stato in altro tempo”.

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