Tempo e luce. Tobias Rehberger e Spencer Finch

Tempo e luce. Spencer Finch, Sunlight in an Empty Room
Spencer Finch, Sunlight in an Empty Room, 2008, Londra, Lisson Gallery

Sincronie luminose: due artisti a confronto

Tanti artisti si sono dedicati al tema del tempo nell’arte contemporanea. Tobias Rehberger e Spencer Finch lo hanno messo in relazione con la luce. Alcuni punti del nostro pianeta sono così lontani nello spazio, ma condividono lo stesso tempo, gli stessi attimi.

Siamo nel 2003, alla Biennale di Venezia Ritardi e Rivoluzioni, padiglione Italia. 111 lampade soffiate in vetro di Murano, in gruppi di 9, si accendono in base al movimento di rivoluzione della Terra. Sono legate via internet a posti lontanissimi tra di loro.

Una cima dell’Himalaya, un fast food di Kyoto, un campo di zucche in un villaggio della Romania, un’imitazione del Canal Grande a Las Vegas. La tecnologia trasmette il momento specifico della giornata di questi punti sparsi in tutto il pianeta e dunque, i fenomeni atmosferici e l’energia solare.

Tobias Rehberger

Le lampade si accendono e spengono al di là del volere dell’artista. L’intensità della luce di questi luoghi lontani si intensifica e si attenua funzionando come un articolato orologio luminoso.
Altri gruppi di lampade, invece, reagiscono alla chiusura e all’apertura della porta di una toilette di Mestre. L’opera, 7 ends of the world, di Tobias Rehberger, è una macchina che pulsa luce e sembra avere vita propria.

Lo spettatore viene portato da un luogo all’altro del pianeta, passeggiando tra questi singolari e colorati bulbi che pendono dal soffitto. L’installazione, tramite l’uso della luce, connette diverse zone temporali del pianeta mostrando l’elemento della sincronicità.
Del tempo, Rehberger non descrive l’andatura lineare e unica, ma la sua dimensione spaziale e parallela che offre visioni di simultaneità e molteplicità.

L’artista nasce a Esslingen, in Germania, nel 1966. Compie i suoi studi a Francoforte, dove tutt’ora vive e lavora. Nel 2009, alla 53° Biennale di Venezia, è stato insignito del Leone d’Oro per il miglior artista della Mostra Fare Mondi per il progetto del bar dei Giardini Was du liebst, bringt dich auch zum Weinen.

Daniel Birnbaum, nelle sue riflessioni dedicate al tempo nell’arte contemporanea, riferendosi a Rehberger parla di «mondi multi-temporali […] un labirinto di mondi divergenti, ciascuno con la propria andatura e temporalità.»[1]

Tempo e luce. Tobias Rehberger. Outsiderin et Arroyo grande, 2002. Centre Pompidou., Parigi,
Tobias Rehberger, Outsiderin et Arroyo grande, 2002, Parigi, Centre Pompidou

Sfere luminose al Centre Pompidou

Nello 2002 Rehberger crea un’installazione per il Centre Pompidou: 66 sfere di vetro giallo e 20 lampade in velcro in cui la luce cambia d’intensità a seconda del momento della giornata. Sono infatti progettate per catturare la luminosità all’esterno del museo, tramite un sensore, e trasmetterla in uno spazio chiuso.

È un’opera ambientale e cangiante, capace di unire il tempo atmosferico al passare delle ore, per poi connettere entrambi all’interno della Galleria. Luce artificiale e luce naturale, bagliore e ombra, notte e giorno.

Spencer Finch, il tempo nell’arte contemporanea

Questo tipo di riproduzione di fenomeni naturali e temporali di uno specifico momento ricorda molto il lavoro di un artista coetaneo di Rehberger, Spencer Finch. Nasce a New Heaven, Connecticut, nel 1962 e vive e lavora a Brooklin. “Sia che si basi sulle proprie capacità di osservazione o con l’uso di un colorimetro, un dispositivo che legge il colore medio e la temperatura della luce, l’artista utilizza il metodo scientifico per raggiungere fini poetici.”[2] 

Before I got my eye put out

La missione principale dell’artista è infatti quella di rappresentare colori e atmosfere lontani nello spazio e nel tempo, tramite mezzi tecnologici e luminosi (neon, lampade, vetri retroilluminati). In omaggio ad Emily Dickinson ed alla sua poesia del 1862 Before I got my eye put out, ha misurato, con un colorimetro, la luce del sole nel giardino della poetessa, ad Amherst in Massachusetts e poi ha ricreato l’effetto delle nuvole che passavano, con un misto di tubi fluorescenti coperti da gelatine, ovvero da filtri  che si applicano ai fari teatrali per modificare le caratteristiche della luce proiettata.

Le condizioni di luce, sono quelle di un soleggiato pomeriggio dell’agosto del 2004, a volte oscurato dal passaggio di una nuvola solitaria, i cui effetti, davanti al sole, sono proprio riprodotti dall’installazione.

L’opera è un omaggio ad un momento specifico descritto da Emily Dickinson nella poesia, nel verso «As much of noon, as I could take – / Between my finite eyes –», prima che questi occhi si spegnessero per la malattia che la costrinse a restare chiusa in casa.

Sole e luna

Queste suggestive tematiche della poetica di Spencer Finch sono particolarmente presenti nella personale dell’artista tenutasi alla Lisson Gallery di Londra nell’estate del 2008, intitolata Lux and Lumen. Una delle installazioni prevedeva la trasformazione della luce del giorno in chiaro di luna.

La luce viene assorbita da pannelli solari che si trovano sul tetto della galleria e poi viene convertita in energia che alimenta le lampadine all’interno e che emettono la luce del colore e dell’intensità esatti della luna in Nuova Zelanda.
Rehberger e Finch giocano col tempo, o meglio, con la percezione di esso. Utilizzano la luce come dimostrazione dell’esistenza del tempo, quasi a voler mettere in campo sinestesie per riprodurre sincronie.

 

[1] Daniel Birnbaum, Cronologia. Tempo e identità nei film e nei video degli artisti contemporanei, Postmedia books, Milano 2007.

[2] Susan Cross, Daniel Birnbaum, Spencer Finch What time is it on the sun, MASS MoCA, North Adams, 2007,  pp. 9-17.

 

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