Sommario
Solitudine di Mario Sironi: l’analisi dell’opera
Solitudine di Mario Sironi racconta il dramma dell’uomo moderno, esprimendone la condizione di solitudine all’interno della metropoli contemporanea.
Il pittore nasce a Sassari, ma fin da piccolo si trasferisce con la famiglia a Roma, entrando quindi in contatto con la dimensione maggiormente europea e cosmopolita delle grandi città. Qui frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma, ma soprattutto conosce Giacomo Balla, Umberto Boccioni e Gino Severini.
Soggiorna poi a Milano, in Francia e Germania e si avvicina alla ricerca futurista, aprendosi però anche a suggestioni cubiste. Allo scoppio della Prima guerra mondiale si arruola come volontario, rimanendo profondamente colpito dalla perdita dell’amico e collega Boccioni.
La ripresa della tradizione arcaica italiana
Già dal 1919 si percepisce un cambiamento nel linguaggio di Mario Sironi, affascinato dalle atmosfere metafisiche dechirichiane, ma sarà nel 1922 che abbandona definitivamente il Futurismo per approdare ad un ritorno al classicismo sviluppato sotto una dimensione monumentale.
In poco tempo diventa un personaggio di riferimento all’interno del Gruppo Novecento guidato da Margherita Sarfatti, rievocando la tradizione arcaica dell’arte italiana. Riprende infatti forme sintetiche e monumentali, care al classicismo ma anche all’arte di Regime, di cui diviene uno dei maggiori rappresentanti. La sua vicinanza al Fascismo provocherà un isolamento nel periodo del dopoguerra, condizionandone l’attività.
Solitudine: simbolo del dramma dell’uomo contemporaneo
Il pittore cresce a Roma, ma sarà Milano la città a cui resterà maggiormente legato. Ed è infatti di questa capitale che racconta le periferie e le vedute urbane, spogliandola però del valore mitico che la città moderna incarna, mostrando l’aspetto malinconico e triste che il progresso ha scaturito. Questa condizione è l’immagine che più di tutte emerge nella tela Solitudine. Infatti i personaggi dipinti da Mario Sironi sono essenziali e divengono personificazioni della condizione umana.
A livello architettonico raffigura volumi semplici e classicheggianti che avvolgono la figura femminile in una dimensione malinconica e senza tempo. La donna, protagonista del quadro e simbolo della solitudine, è raffigurata sola, all’interno di un ambiente arcaico e basilare, ed è rappresentata come un nudo classico coperto da un semplice panneggio. Il viso è colto di profilo e lo sguardo è perso tra pensieri solitari.


