Abbati Vincenzo

Vincenzo Abbati. Interno. Olio su tela, 50 x 40 cm
Interno. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Vincenzo Abbati (Napoli, 1803-1866) è il padre del più famoso Giuseppe Abbati (1836-1868). Si forma al Regio Istituto di Belle Arti di Napoli, dove dal 1822 al 1826 frequenta la Scuola di Scenografia.

I suoi maestri sono A. Niccolini e L.N. Lemasle, quest’ultimo scenografo del Teatro San Carlo. Il suo esordio risale alla Mostra Borbonica del 1826, quando si presenta come abile pittore di interni.

Questo genere di pittura, molto amato dalla corte napoletana, gli permette di essere nominato insegnante dei figli della duchessa di Berry. Nel 1841, proprio al suo seguito, si trasferisce con la famiglia prima a Firenze e poi a Venezia, dove rimane dal 1844 al 1859.

Nel frattempo, nel 1843, Vincenzo Abbati soggiorna per alcune committenze a Gratz. Nella città lagunare partecipa a diverse esposizioni ufficiali, affermandosi sempre di più come pittore prospettico.

Il rapporto con la duchessa di Berry diventa così profondo che, quando si sposta a Gratz durante i moti del ’48, la segue come pittore personale.
Lascia a Venezia la famiglia, per poi ricongiungersi con essa l’anno successivo, quando risulta domiciliato nella parrocchia dei Frari.

Negli anni veneziani le committenze non giungono solo dalla duchessa, ma anche da altre famiglie della nobiltà, come gli Zopetti. Quando nel 1859 smette di lavorare per la duchessa e in prossimità dell’Unità d’Italia, torna a Napoli.

L’anno successivo viene nominato professore onorario dell’Accademia di Belle Arti. Diventa un’importantissima figura di riferimento non soltanto per il figlio, ma per una vasta schiera di pittori prospettici di ambito partenopeo.

Le vedute prospettiche d’interni di Vincenzo Abbati 

Gli esordi pittorici di Vincenzo Abbati, durante gli anni Venti, già presentano la sua completa adesione pittura prospettica. Alla Mostra Borbonica del 1826 presenta Veduta di un sotterraneo nella cappella Minutolo e Veduta del salone dei gessi del Regio Istituto di Belle Arti.

È evidente che gli studi di scenografia effettuati durante la formazione accademica lo abbiano aiutato nell’esatta rappresentazione di interni. La visione d’insieme, la capacità nella resa luministica e chiaroscurale di interni di chiese, palazzi, umili case sono la cifra caratteristica del pittore.

Questa precisione prospettica, unita all’adesione ad un gusto molto diffuso nella Napoli del tempo, gli procura la fiducia e l’ammirazione della corte. Nel 1836 realizza il ritratto della Regina Maria Isabella nel suo appartamento nella Reggia di Capodimonte.

Negli anni Trenta si dedica ad una serie di vedute di interni che gli permettono di affermarsi come uno dei massimi rappresentanti di questo genere. Esempi di tale produzione sono Casa di Pescatori del 1837, Coro di cappuccini a Sant’Erasmo del 1838.

Venezia, al seguito della duchessa di Berry

Dopo il soggiorno fiorentino, Vincenzo Abbati e la sua famiglia si trasferiscono a Venezia per seguire la duchessa di Berry. Il 1844 è l’anno in cui espone una vasta serie di vedute di interni, ma anche di paesaggi di forte reminiscenza napoletana. Si tratta di Veduta di Capri al chiarore di luna, Grotta di Posillipo, Cappella di Minutolo.

Invece nel 1846 presenta un gruppo di opere che contengono anche diversi riferimenti storici: Galileo trattenuto dagli inquisitori, Interno di una chiesa con processione di Crociati e Casa di marinai napoletani. Per la famiglia veneziana Zopetti realizza La sepoltura di Giovanni da Procida.

Nel corso degli anni Cinquanta, Vincenzo Abbati, tornato a Venezia dopo i moti rivoluzionari, si dedica ancora ad una serie di interni prospettici, come Interno di chiostro, L’anfiteatro di Pozzuoli, Lo Studio di Raffaello Sanzio.

Una volta tornato nella sua città, negli anni Sessanta, si occupa di un gruppo di studi e bozzetti degli interni, delle cappelle e degli altari della chiesa di San Domenico Maggiore, insieme al figlio Giuseppe.

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