Acerbi Ezechiele

Ezechiele Acerbi. Mario che Legge - Olio su Tela Applicata su Cartone, 25 x 33,8 cm
Mario che Legge. Tecnica.: Olio su Tela Applicata su Cartone

Biografia

Ezechiele Acerbi (Pavia, 1850 – 1920) è originario di una famiglia molto umile e nipote del pittore pavese Pasquale Massacra (1819-1849). Dopo aver dimostrato l’attitudine per il disegno e la pittura, a sedici anni inizia a frequentare la Scuola Civica di Pittura di Pavia.

Si forma sotto l’ala di Giacomo Trécourt (1818-1882), direttore dell’istituto, di cui diventa uno degli allievi prediletti. Durante gli anni accademici Acerbi vince numerosi premi soprattutto con dipinti di storia e di genere: il Cairoli, il Frank, l’Arnaboldi, il Sacchi.

All’inizio degli anni Ottanta si sposta a Milano, guadagnandosi da vivere impartendo lezioni di pittura a figli di aristocratici. Nel frattempo continua a dedicarsi alla pittura, eseguendo anche piccoli ritratti e scenette su ventagli, da inserire facilmente nel mercato. Dopo questa breve parentesi milanese, Acerbi ritorna a Pavia nel 1888.

È proprio in questo momento che si verifica la sua maturazione pittorica: se prima il suo linguaggio risentiva dell’influsso di Trécourt, ora risulta più sciolto dai dettami accademici. Ai temi di genere e di storia si affiancano sempre più frequentemente intimi paesaggi urbani e agresti del pavese.

Il colore, steso con intensità e rapidità, ha valenza costruttiva e disegnativa. Acquista un ruolo predominante nella sua immediata sveltezza comunicativa e nella sua ricchezza tonale che si manifesta tanto nelle figure quanto nei paesaggi e negli scorci urbani.

Le difficoltà economiche

Artista angustiato continuamente dalle difficoltà economiche, affianca l’attività pittorica a quella di ritrattista, fotografo ambulante e disegnatore. Soprattutto nell’ultima parte della sua vita e durante gli anni della guerra, è costretto a fare i lavori più disparati.

Continua comunque a dipingere fino alla fine dei suoi giorni, con passione e dedizione, partecipando soprattutto ad esposizioni pavesi, milanesi e torinesi. Muore a Pavia nel 1920. Diversi suoi dipinti si conservano nei Musei Civici di Pavia.

Ezechiele Acerbi: gli esordi e l’influenza di Trécourt

Inizialmente, durante gli anni dell’Accademia, il linguaggio di Ezechiele Acerbi è senza dubbio influenzato da quello di Giacomo Trécourt. Del maestro ritorna la trattazione intimista del colore, in tutta la sua valenza espressiva. Ma ritornano anche le tematiche storiche, molto ricorrenti nel primo periodo di Acerbi.

Nel 1873 ottiene il premio Frank col quadro La distribuzione dei medicinali a Santa Corona, mentre nel 1877 vince il concorso Arnaboldi con L’arrivo del barchetto a Pavia. La presenza del maestro si ritrova ancora per gran parte delle opere degli anni Ottanta, anche in quelle del soggiorno milanese.

Dipinti di genere fortemente legati alla vita urbana, anche quella più umile ben conosciuta da Acerbi, compaiono alle esposizioni. A quella di Torino del 1878 presenta infatti Le mendicanti, dipinto seguito poi da una serie di ritratti realizzati a Milano per mantenersi.

Ne sono esempio Serio, se vuoi il ritratto esposto a Milano nel 1881, Ritratto di Bullè e Ritratto di Letizia Campari, sempre risalenti all’inizio degli anni Ottanta.

Pavia tra vedute e figure: un colore espressivo

Alla fine del decennio, il ritorno a Pavia segna anche l’effettiva affermazione stilistica di Ezechiele Acerbi. Il colore diventa il protagonista indiscusso delle sue tele: è lui a raccontare la vita di Pavia attraverso i particolari scorci o attraverso le figure che la popolano.

Umili persone che leggono il giornale in strada, parenti e persone vicine al pittore, gente della quotidianità. Un colore vivace e variegato viene steso con una pennellata espressiva, a tratti graffiante, totalmente personale.

Queste caratteristiche emergono da una serie di ritratti come Ritratto della madre, La zia del pittore, La balia di Delia, Il signora Lanfranchi. Nel 1898 presenta a Torino l’intimo e particolare dipinto La preghiera, mentre nel 1906 a Milano La famiglia del contado. Si ricordano poi L’orologiaio, La vigilia della Sagra, La ricreazione di una monaca, Il veterano, Ore quiete. I Musei Civici di Pavia conservano un suo delicato Autoritratto.

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