Ademollo Carlo

Carlo Ademollo. Dopo il terremoto. Olio su tela. Misure: 85 x 140 cm
Dopo il terremoto. Olio su tela

Biografia

Carlo Ademollo (Firenze, 1824-1911) dopo la formazione accademica, diventa ben presto un pittore affermato di scene di genere. Negli anni Cinquanta comincia a frequentare il Caffè Michelangelo e dal 1854 entra a far parte della Scuola di Staggia, ritraendo dal vero le campagne senesi.

Rimane a Firenze per tutta la vita, partecipando assiduamente alle mostre Promotrici, con l’eccezione di una pausa negli anni Ottanta. Muore a Firenze nel 1911.

La formazione accademica

Entra nell’Accademia di Belle Arti di Firenze e segue le lezioni di Giuseppe Bezzuoli (Firenze, 1784-1855). Nel 1848 partecipa ad una delle prime Promotrici della sua carriera, esponendo scene di costume.

L’anno seguente presenta Artisti in campagna, un quadro importante per il significato nuovo che ha assunto la pittura di paesaggio. L’artista inizia infatti a cogliere e a impressionare sulla tela gli elementi della natura all’aperto. Alla Promotrice nel 1850 partecipa con Lo zio che racconta la novella, dipinto ispirato al racconto La capanna dello zio Tom.

Negli anni successivi conquista la fama di pittore affermato in scene di genere e paesaggistiche. Nel 1851 espone Riposo di cacciatori che scherzano con due villanelle e l’anno seguente Cane da caccia ottenendo diverse lodi.

Influenze artistiche e la pittura di macchia

Dal 1852 comincia a frequentare il Caffè Michelangelo e gli artisti che di lì a pochi anni avrebbero dato vita alla pittura di macchia.
Questi contatti gli permettono di avvicinarsi con maggiore intensità al genere del paesaggio, ma nel frattempo, decora le pareti di una sala del locale dedicata agli artisti, con una scena di storia, la Disfida di Barletta.

La Scuola di Staggia

Dal 1854, insieme a Saverio Altamura (1822-1897), i fratelli Andrea (1826-1890) e Carlo Markò (1822-Mosca), Serafino De Tivoli (Livorno, 1825-Firenze, 1892) e Lorenzo Gelati (Firenze, 1824-1895) si reca nella campagna attorno a Colle Val d’Elsa per ritrarre il paesaggio en plein air, formando insieme agli altri artisti nominati la Scuola di Staggia.

Le opere eseguite da Carlo Ademollo nell’ambito della Scuola, attualmente disperse, vengono criticate aspramente da Telemaco Signorini (Firenze, 1835-1901) per l’uso di «colori lustrati» che fanno sembrare il «vero bello e verniciato».

Carlo Ademollo: le opere

In occasione del concorso bandito da Bettino Ricasoli nel 1859, dipinge L’ultimo assalto alla battaglia di San Martino (Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti) che segue le nuove istanze della pittura di storia.

Queste, condivise anche da Giovanni Fattori (1825-1908), consistono nell’accentuazione del chiaroscuro e nella resa pittorica di un’atmosfera chiara e pulita. Nello stesso anno espone alla Promotrice di Firenze Arresto di Jacopo de’Pazzi sulle Alpi di San Benedetto, oltre a composizioni di genere e di paesaggio.

Il trittico dedicato ad un’eroina

Anna di Cuminello è un’opera proposta alla Promotrice nel 1861. In quell’anno, Carlo Ademollo esegue tre tele dedicate a questa donna, ma nel catalogo della mostra manca l’indicazione dell’esatto quadro esposto. Sembra comunque certo che durante l’Esposizione Nazionale il trittico che narra la morte della donna sia stato presentato in tutte le sue parti.

Anna Cuminello obbligata ad uscire per prendere l’acqua; Episodio della battaglia di san Martino e  Anna Cuminello trovata morta il giorno dopo la battaglia.
Il trittico storico, a questo punto, assume lo stesso valore emotivo di un quadro di genere.

Nell’ultimo dipinto del trittico, Anna Cuminello, che era stata mandata dagli austriaci fuori dal suo riparo per prendere l’acqua durante la battaglia di San Martino, viene trovata morta accanto al pozzo.

La triste storia di questa donna morta ingiustamente è narrata con solennità, ma allo stesso tempo con toni umili e intimi. Un sacerdote prega insieme a quattro soldati, in un’atmosfera caotica di fine battaglia che sembra però calmarsi attorno alla figura di Anna, a terra priva di vita. Dietro, si staglia un cielo pieno di foschia reso con pennellata levigata e chiara.

Nel 1863 in occasione della Promotrice espone scene di genere ispirate alla vita di Petrarca. La Società Promotrice di Verona acquista nel 1867 il quadro Un cane che salva un bambino dalle acque dell’Arno, giudicato ancora una volta negativamente da Signorini sul Gazzettino delle Arti del Disegno, ma molto apprezzato dal pubblico.

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