Albertis Paolo

Paolo Albertis. Il Ritorno a Napoli di Ferdinando I dal punto di vista della Reggia di Napoli. Tecnica: Olio su tela
Il Ritorno a Napoli di Ferdinando I dal punto di vista della Reggia di Napoli. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Paolo Albertis (Napoli 1770 ca. – 1844) è documentato all’Accademia di Napoli sin dai tempi in cui è direttore Jean Baptiste Wicar (1762 – 1834). Si forma dunque seguendo le novità didattiche introdotte dal maestro francese, che incoraggia la copia dall’antico, fornendo l’accademia di gessi e riproduzioni di opere del Cinquecento.

Di Paolo Albertis abbiamo poche notizie biografiche, ma è certo che si sia subito specializzato nel genere del paesaggio istoriato di matrice documentaria, seguendo gli schemi ottici e classici di Philipp Hackert (1737–1807).

Quindi diventa noto in ambiente accademico grazie alle sue cronache per immagini, insieme ad un altro pittore di origine napoletana Aniello d’Alosio (1775-1855).

Al servizio dei Borbone

Il lavoro di Paolo Albertis è conosciuto soprattutto per gli incarichi borbonici di realizzare alcune iconografie strettamente legate al Regno delle Due Sicilie, con l’intento di documentare l’andamento fiorente dello stato proprio sotto l’amministrazione borbonica e soprattutto dopo la Restaurazione.

È quindi certo che il pittore partenopeo abbia ampiamente viaggiato nei territori che vanno dalla Campania alla Sicilia, proprio per narrare le vicende della casata reale e per fare una sorta di reportage degli eventi cronachistici e redditizi del Regno.

In effetti, la sua produzione può contare soprattutto su tele di grandi dimensioni che documentano, con una incredibile profusione di dettagli e precisione filologica, alcuni dei più importanti eventi storici accaduti sotto i Borbone.

Ma il pittore è ricordato anche per la sua abilità nell’esecuzione di ritratti ufficiali, sempre molto legati all’accezione classicista e celebrativa di Wicar, che eredita a sua volta questa modalità esecutiva da Jacques-Louis David (1748-1825).

L’attività accademica ed espositiva

Nel 1822 Paolo Albertis concorre alla cattedra di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, mentre nel 1830 è documentato come professore onorario.

Partecipa alle Mostre borboniche dal 1826 al 1835, presentando numerose opere, tra cui paesaggi istoriati, scene mitologiche di stampo classicista, dipinti a soggetto sacro, ma anche ritratti ufficiali e piccole tele di genere, note soprattutto nella sua ultima fase produttiva. Attivo fino agli anni Quaranta, muore a Napoli, nel 1844.

Paolo Albertis: l’iconografia documentaria al servizio dei Borbone

Tra le prime testimonianze della produzione del pittore partenopeo Paolo Albertis abbiamo un dipinto del 1815, quando gli viene richiesto di trasformare il suo dipinto di genere Festa popolare in piazza, nell’Entratain Napoli di Ferdinando I con gli Austriaci e propriamente dal punto di vista della Reggia di Napoli nel 1815.

È questa quindi la prima prova di carattere cronachistico di cui si occupa l’artista a servizio dei Borbone, all’indomani della Restaurazione e del loro rientro nel Regno delle Due Sicilie.

Sono dello stesso tono documentario e celebrativo La mattanza dei tonni a Capo Passero alla presenza dei Reali, in cui possiamo notare l’autoritratto del pittore, Pesca del tonno a Capo Zafferana e Ritorno di Ferdinando IV da Palermo.

Negli anni Venti e Trenta, Paolo Albertis è presente alle Mostre Borboniche con una cospicua quantità di dipinti. A quella del 1826 presenta Testa di vecchio, Carità romana, Psiche, Ritratto di una vecchia che recita il rosario, L’insidia di Amore, Gesù che porta la Croce e San Pietro che niega Gesù.

Mitologia e cronaca popolare

Da queste opere si può notare la varietà della produzione del pittore, che spazia dalla tematica mitologica, alla cronaca popolare, alla rappresentazione sacra. Lo stesso vale per le opere esposte nel 1830: Mezza figura di vecchio che prende tabacco, La disputa fra i Dottori, La Maddalena a mezza figura, S. Francesco che riceve le stimmate, Una bambocciata e Piccolo marinaio a mezza figura.

Alla Mostra del 1833 risalgono invece un Ritratto di vecchia contadina con una rosa in mano, Suonatore di mandolino, Ritratto dell’Indigenza e La morte di Sant’Andrea Avellino, messo in contrapposizione, dalla critica coeva, al Sant’Andrea Avellino di Tommaso De Vivo (1790-1884), giudicato superiore per composizione prospettica e per resa cromatica.

Nel 1835 espone un Ritratto a mezzo busto del cav. Quattromani, professore del Real Istituto di Belle Arti e Ritrattp del Consigliere Savarese a mezza figura. Il Concerto a tre figure è conservato nel Palazzo della Prefettura di Napoli.

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