Albricci Enrico

Enrico Albricci. Allegoria di Nani. Tecnica: Olio su tela, 57 x 72 cm
Allegoria di Nani. Tecnica: Olio su tela, 57 x 72 cm

Biografia

Enrico Albricci (Vilminore di Scalve, 1714 – Bergamo, 1775) si forma a Brescia presso la bottega di Francesco del Cairo. Durante questi primi anni di studio conosce Pietro Scalvini (1718-1792), anche lui apprendista presso la bottega di Del Cairo. Proprio insieme al suo amico pittore, Enrico Albricci esordisce nel 1744, con la decorazione della Parrocchiale di Berzo Inferiore.

Le opere decorative in area bresciana

Comincia ad essere conosciuto nell’area bresciana come decoratore e freschista, abile soprattutto nella definizione dei chiaroscuri. Le sue opere degli anni Quaranta e Cinquanta del settecento appartengono per la maggior parte a chiese ed edifici pubblici bresciani.
Con il tempo, Enrico Albricci comincia ad essere apprezzato anche come ritrattista, ma continua a ricevere una lunga serie di incarichi per decorazioni sacre.

Il trasferimento a Bergamo

All’inizio degli anni Sessanta del Settecento Enrico Albricci decide di trasferirsi a Bergamo. Questa scelta è dettata da due motivi ben precisi. Per prima cosa il suo secondo figlio, desideroso di seguire la vocazione sacerdotale, deve trasferirsi a Bergamo e il padre è intenzionato a seguirlo.

Secondo, dalla città lombarda Enrico Albricci può meglio gestire tutte le committenze che gli provengono dalle famiglie aristocratiche di area bergamasca.

In questa anni, insieme alle numerose opere sacre, Enrico Albricci comincia a frequentare il genere delle bambocciate, seguendo l’esempio di Faustino Bocchi (1659-1741).

Le sue tele cominciano dunque a riempirsi di particolari personaggi intenti in diverse attività quotidiane: i nanetti. Da questo momento in poi, Enrico Albricci è conosciuto soprattutto per queste stravaganti e divertenti opere che lo rendono famoso in tutto in nord Italia.

Il successo gli permette di condurre una vita agiata seppur caratterizzata da un’intensa attività lavorativa: le sue bambocciate sono richiestissime. Uno studio approfondito dell’autore è iniziato a partire dagli anni Sessanta del Novecento, soprattutto per la distinzione delle opere di Bocchi da quelle di Enrico Albricci. Esse, disperse in numerose collezioni private lombarde e piemontesi, si riferiscono al mondo del grottesco e dell’allegoria.

Continua a decorare chiese e a dipingere bambocciate fino agli anni Settanta. Muore a Bergamo nel 1773, a cinquantanove anni, proprio quando ha da poco raggiunto il culmine del successo.

Enrico Albricci: gli esordi, la decorazione sacra e i chiaroscuri

Enrico Albricci esordisce, come accennato, all’età di trent’anni, affrescando la Parrocchiale di Berzo Inferiore. Nel 1845, si occupa invece della decorazione della Parrocchiale di Porno con Storie di San Giovanni Battista e Profeti.

L’affresco in chiaroscuro diviene la sua specialità, come si può ben notare dalle statue dipinte delle Quattro Virtù, della facciata della Chiesa della Carità a Brescia.

I Ritratti della Biblioteca Queriniana di Brescia

Nel 1747, il Cardinale bresciano Angelo Maria Quarini, incarica Enrico Albricci di decorare la Biblioteca Queriniana, da poco costruita. Si tratta di un incarico di grande prestigio che rende finalmente famoso il pittore lombardo.

Questa committenza gli permette di mettere in pratica la tecnica dell’affresco in chiaroscuro di cui è un eccellente interprete. Realizza infatti ventotto ritratti a chiaroscuro, dedicati a letterati e uomini virtuosi. Ma anche una serie di allegorie della Letteratura all’interno di medaglioni monocromi.

Poco ci rimane di questa stupenda decorazione della Sala di Lettura della Biblioteca, ma il contenuto delle decorazioni ci è pervenuto grazie ad una serie di incisioni che le riproducono. Tra l’altro, un valido esempio di Enrico Albricci ritrattista ci proviene dal Ritratto del Cardinale Angelo Maria Querini come Bibliotecario Vaticano, oggi alla Pinacoteca Tosio Martinengo.

Continua comunque a decorare una serie di chiese di area bresciana. Ad esempio, tra il 1755 e il 1760, esegue per la Chiesa di Sant’Alessandro, nella lunetta della controfacciata, l’Incontro tra Maria ed Elisabetta.

Enrico Albricci: le bambocciate popolate da nani

Dopo il suo trasferimento a Bergamo, Enrico Albricci si dedica ad una serie di committenze sacre. Realizza ad esempio la Caduta di Simon Mago a Vilminore di Scalve o la Madonna e Santi nella Parrocchiale di Valbondinone.

Ma la vera svolta per la carriera di Erico Albricci giunge quando comincia a occuparsi del genere che fino a quel momento era stato rappresentato dal pittore bresciano Faustino Bocchi. Si tratta delle bambocciate con un forte intento grottesco, popolate soprattutto da bizzarri nanetti. Costumi popolari ed intento canzonatorio e arguto caratterizzano anche le bambocciate di Enrico Albricci.

Inizialmente copia soprattutto opere di Bocchi, poi in un secondo momento, sviluppa una particolarissima vena grottesca ed originale, nella composizione di queste scenette cariche di vena satirica.

Si affaccia dunque a questa produzione che lo rende ambitissimo dal mercato lombardo e non solo. Simpatici nanerottoli affollano scene della quotidianità o tratte dalla fantasia letteraria di ambito nordico, ma anche caricature grottesche dell’alta aristocrazia settecentesca.

Gran parte di questi dipinti si trovano in collezioni private, come la Piazzini Piomarte di Timoline, che conserva opere provenienti dal Castello Visconti di Saliceto. I viaggi di Gulliver si trovano nella Collezione Chiantore, Nani che assaltano navi nel Castello Sforzesco di Milano.

L’unione tra realismo e immaginario fantastico caratterizza queste tele curiose che hanno garantito il vero successo dell’artista. I nanetti si offrono sia come specchio della società, sia come grottesca e ironica critica ad essa, anche attraverso l’ispirazione ai Viaggi di Gulliver di Swift.

Per esempio nel dipinto La tazza di cioccolata, operosi nanetti in abiti aristocratici, si impegnano nell’arduo compito di riempire una grossa tazza di cioccolato per qualche galante festa dell’alta società.

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