Amorosi Antonio Mercurio

Antonio Mercurio Amorosi. Fanciulla Dormiente. Tecnica: Olio su tela
Fanciulla Dormiente. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Antonio Mercurio Amorosi (Comunanza, 1660 – 1738), pittore marchigiano, spesso confuso con Monsù Bernardo (1624-1687) si forma a Roma presso il pittore Giuseppe Ghezzi (1634-1721). Nato a Comunanza, vicino Ascoli Piceno, proprio come Antonio Mercurio Amorosi, Ghezzi lo avvia alla pittura accademica tradizionale.

Gli anni della formazione, che vanno dal 1676 e il 1687 lo vedono realizzare le prime opere a fianco del figlio del suo maestro, Leone Ghezzi (1674-1755). Le prime opere di grande valore risalgono agli anni Novanta del Seicento, come la decorazione del palazzo Comunale di Civitavecchia, purtroppo andata perduta.

Antonio Mercurio Amorosi, un artista lontano dall’ambiente ufficiale

Le grandi committenze pubbliche, purtroppo, si esauriscono prima dell’inizio del Settecento. Infatti, riceverà incarichi ufficiali solamente altre poche volte nel corso della sua carriera. Considerato un artista poco incline alle grandi decorazioni e ai cicli di affreschi per chiese o palazzi, è lontano dai circuiti ufficiali.

Antonio Mercurio Amorosi non fa parte dell’Accademia di San Luca, anzi con essa è dichiaratamente in contrasto. Inoltre, è tra quegli artisti apprezzati soprattutto per le scene di genere, per piccoli paesaggi e per scene di battaglia. Fa parte della cerchia di pittori antiufficiali che comprende, tra gli altri, anche Andrea Locatelli (1695-1741) e Giulio Solimena (1667-1722).

Un generoso corpus di opere

I suoi dipinti di genere e le sue bambocciate sono riconducibili alle tematiche dell’Arcadia. Una costante atmosfera idilliaca caratterizza le sue scene, siano esse a figura intera o a mezza figura.

Un delicatissimo chiaroscuro di origine seicentesca pervade i suoi personaggi impegnati in diverse attività quotidiane. Famosi, sono anche i suoi ritratti di bambini e putti, appartenenti anche agli inventari del 1725 della collezione Pamphilj ad Albano.

Moltissime opere di genere, ritratti e scenette campestri sono riconducibili alla mano di Antonio Mercurio Amorosi. Inizialmente una grande confusione denotava le notizie relative alla sua biografia e alle sue opere.

Ma una volta pubblicato il catalogo ragionato di Monsù Bernardo si è potuto capire quali fossero le tele da attribuire ad Antonio Mercurio Amorosi. Analizzati gli inventari Pamphilj e Albani del Settecento, si è potuto poi ricostruire il suo corpus di opere.

Impegnato anche nell’attività di restauratore, dipinge fino alla tarda età. Muore nella sua città natale nel 1738 a settantotto anni.

Antonio Mercurio Amorosi: le prime opere di carattere accademico

Le opere decorative e sacre che caratterizzano la prima fase della produzione di Antonio Mercurio Amorosi sono ascrivibili agli anni Ottanta del Seicento. La Madonna di Loreto per Santa Caterina a Comunanza, realizzata insieme a Leone Ghezzi, è proprio da collocare in questa prima e inesperta fase.

Lavora per un certo periodo a Civitavecchia, prima a Palazzo Ruspoli, poi in Santa Maria della Morte, dove realizza San Gregorio e le anime purganti. Queste prime opere non spiccano certo per la qualità o per il contributo personale dell’artista, ancorato a stilemi accademici e maratteschi.

Come accennato, Antonio Mercurio Amorosi è lontano dall’Accademia di San Luca ma molto vicino a quella cerchia di artisti di minore portata pubblica.

Nel 1715, insieme a loro, viene incaricato di decorare Palazzo Ruspoli a Roma. Oggi questo ciclo è andato perduto, ma sappiamo che è stato diretto dall’architetto Domenico Paradisi e realizzato da artisti come Pietro Paolo Cennini (1661-1739). Antonio Mercurio Amorosi si occupa della decorazione di una sala con alcune bambocciate di ambientazione agreste e idilliaca.

Ritratti e bambocciate

Molto vicino al pittore danese Monsù Bernardo nella realizzazione di scene di genere, viene spesso confuso con lui. Antonio Mercurio Amorosi, però, deve anche molto a Caravaggio, osservato soprattutto negli schemi compositivi e nella resa del chiaroscuro. Scenette di sapore arcadico fanno parte del suo repertorio, sempre caratterizzato da una vena di spensieratezza e leggerezza.

Lontano dalle problematiche sociali cui invece sono interessati diversi pittori a lui coevi, Antonio Mercurio Amorosi, esibisce una dichiarata semplicità bucolica. Le scene si svolgono sempre in ambientazioni campestri e pastorali, con un’attenzione particolare alla descrizione di animali e piante.
Si tratta di un’attenzione spesso lenticolare che lo può far sembrare un pittore a tratti artificioso, ma ben coerente con il genere trattato.

La prima opera conosciuta di Antonio Mercurio Amorosi è il Ritratto di Filippo Ricci. È firmato e datato al 1690 e apparteneva ad una collezione privata di New York. È un ritratto di bambino, come ce ne sono molti appartenenti al pittore, un paffutello fanciullino in abiti aristocratici. È questa l’opera che segna l’inizio della carriera da bambocciante di Antonio Mercurio Amorosi.

Molto famosi sono i dipinti del pittore appartenenti alla collezione Pamphilj, Puttina con la santa Croce in mano, Puttino che suona la zampogna, Puttino che tiene un cardellino in mano e Puttina con melo in mano.

Tra i dipinti simili vi sono Bambino con grappolo d’uva, Scena di bettola, ma anche le diverse tele documentate nella mostra del 1712 in San Salvatore in Lauro a Roma.

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