Andreotti Federico

Federico Andreotti. Giovane in Costume popolare (dettaglio). Tecnica: Olio su Tela
Giovane in Costume popolare (dettaglio). Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Federico Andreotti (Firenze, 1847 – 1930) si forma inizialmente nello studio fiorentino di Angiolo Tricca (1817-1884). Nel 1861 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze e studia sotto la guida di Enrico Pollastrini (1817-1876) e di Stefano Ussi (1822-1901).

Proprio guardando ai modelli di questi due grandi maestri, inizia a dipingere nel solco della pittura di storia. Dopo le prime critiche ricevute da Telemaco Signorini (1835-1901), abbandona la pittura di storia, per dedicarsi prima ai ritratti e poi alle scene di genere.

Proprio nell’adesione ai soggetti di genere, ambientati in ricostruzioni di ambienti settecenteschi e seicenteschi, cresce gradualmente il successo di Andreotti. Soprattutto presso i galleristi americani incontra un ampio favore, presentando leggere scene di costume, e piacevoli soggetti popolari.

Accanto a questa produzione più adeguata alle richieste del mercato, è autore di alcuni paesaggi tratti dal vero, dedicati alle campagne fiorentine, che risentono dell’influsso macchiaiolo.

Dal 1879 al 1883 espone alla Royal Academy of Art di Londra, mentre in Italia fa raramente la sua comparsa alle mostre ufficiali, perché impegnato soprattutto in incarichi privati. Muore a Firenze nel 1930. Sue opere sono infatti conservate presso diverse collezioni private italiane ed estere.

Gli esordi: la pittura di storia

Ancora studente, Federico Andreotti, nel 1861 espone in Accademia una Figura allegorica dell’Italia. Soprattutto l’esempio del maestro Stefano Ussi, sperimentatore, insieme a Domenico Morelli (1826-1901) di una pittura di storia nuova, lo induce a praticare questo genere.
L’unione di vero e sentimento, i naturalistici effetti chiaroscurali e cromatici per narrare un episodio storico sono quello che attrae Andreotti.

Si ispira fortemente al maestro nel Savonarola che scaccia dalla sua cella i sicari inviati dalla Bentivoglio, eseguito a diciassette anni per il Re. L’opera di storia, tratta dai commenti del Villani, suscita le critiche di Signorini, per la scarsa naturalezza e la mancanza di adesione alla realtà.

Federico Andreotti: i soggetti di genere

Intorno alla fine degli anni Sessanta, l’artista decide di prendere le distanze dalla pittura di storia. Prima si avvicina al genere del ritratto e al dipinto di figura. Ne sono esempio diverse opere esposte negli anni Settanta, come Paggio, presentato a Genova nel 1874 e Mezza figura di donna, a Torino del 1879.

Abile frescante, si occupa di una serie di decorazioni murali in diversi palazzi fiorentini, ma soprattutto si dedica alla pittura di genere. Predilige i temi della quotidianità popolare e contadina e le scene in costume dei secoli XVII e XVIII.

Nel 1881 a Milano espone Fiumi passeggeri, uno dei suoi primi dipinti di genere esposti in una mostra ufficiale. Nel 1905 a Venezia espone Veneziana, per poi abbandonare le mostre pubbliche e dedicarsi alle commissioni private e al mercato internazionale.

I soggetti di genere di Federico Andreotti presentano una tavolozza ricca e variegata e una pennellata composta da piccoli tocchi, sempre comunque legati ai modi del realismo toscano.

Per quanto riguarda le ricostruzioni sei e settecentesche, ne abbiamo esempio in dipinti quali All’esposizione, La lettera, La serenata, Paggio col cane, La riconciliazione, Una lezione di musica, La presentazione, Le maschere italiane.

Del filone più popolare e umile sono invece esempi Crapuloni, Il ritorno dal campo, Ciociara, Giovane in costume popolare, Donna con tamburello e Un bicchiere di vino.

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