Andreotti Libero

Libero Andreotti. Donna e Levriero (dettaglio). Tecnica: Bronzo, h. 45 cm
Donna e Levriero (dettaglio). Tecnica: Bronzo, h. 45 cm

Biografia

Libero Andreotti (Pescia, 1875 – Firenze, 1933), nato da una povera famiglia di Pescia, dimostra in tenera età una forte inclinazione all’arte. Ma proprio a causa delle condizioni economiche non più dedicarcisi liberamente sin da subito.

Prima lavora come fabbro, poi come tornitore, poi cerca fortuna a Palermo. Qui lavora in una libreria e nel frattempo inizia ad illustrare alcuni giornali locali. Incline non solo all’arte, ma anche alla poesia, avvia una fitta corrispondenza con Giovanni Pascoli.

Tra Firenze e Parigi

Nel 1899 Libero Andreotti riesce a partire per Firenze, dove, dopo aver lavorato come aiutante in una tipografia, si avvia al disegno e alla pittura. Nel 1902, finalmente trova l’occasione che gli fa cambiare vita: lo scultore e mecenate Mario Galli lo ospita nel suo studio.

Qui inizia veramente a dedicarsi alla scultura, cominciando a modellare la creta sugli esempi liberty. Dopo tre anni, già espone alla Biennale di Venezia e nel 1906 a Milano, dove attira l’attenzione di Alberto Grubicy.

Espone poi a Parigi, dove decide di trasferirsi dal 1909 al 1914. Qui la sua ricerca plastica si approfondisce, le sue sculture si fanno solide e piene, molto vicine a quelle di Aristide Maillol (1861-1944).

Rientrato in Italia nel 1914, Libero Andreotti ritorna alla purezza formale del Quattrocento toscano, riportando in vita la memoria scultorea di Jacopo della Quercia, tra statue a tutto tondo e bassorilievi. Dopo aver partecipato alla Prima guerra mondiale, diventa insegnante di plastica presso l’Accademia di Firenze.

Continua per tutti gli anni Venti e Trenta con una produzione equilibrata, classica, ponderata e pura. Partecipa a numerose esposizioni, tra Firenze, Roma, Venezia e Milano. Muore a Firenze nel 1933.

Libero Andreotti: dagli esordi liberty al soggiorno parigino

La carriera di Libero Andreotti inizia molto tardi, rispetto al solito. A venticinque anni inizia veramente a dedicarsi alla scultura a Firenze. Ma in brevissimo tempo riesce a raggiungere incredibili risultati.

Inizialmente risente dell’influenza liberty, come dimostrano le opere presentate alle prime Biennali cui partecipa. A quella del 1905 presenta L’Alba, a quella del 1907 Purosangue e a quella del 1909 Le Parche.

Si tratta di sculture realizzate assecondando una linea flessuosa, armonica e figure longilinee, aderenti allo stile liberty. Le Parche, raffinatissime nella loro reminiscenza classica, sono filiformi, poetiche, ma ancora acerbe. Lo stesso vale per Purosangue, in cui la levigatezza sinuosa del ragazzo si contrappone alla lavorazione non finita del cane, ricco di movimenti luminosi.

Quando approda a Parigi nel 1909, Andreotti si avvicina ad una maggiore sintesi, le sue figure si fanno più equilibrate e presenti. Per un po’ risente dell’influsso della ricerca primitiva ed esotica che interessa tanto i cubisti quanto gli espressionisti.

Alla Biennale del 1910 espone ancora figure filiformi e leggiadre come Lucertolina, Madame Herosse, La gatta e Adolescente. Alla Mostra della Secessione romana del 1913 invia Invocazione e Gorgone, opere ancora intessute di accenti simbolisti.

Una scultura solida ed equilibrata, nel segno del Quattrocento toscano

Tornato in Italia nel 1914 Libero Andreotti trova il suo linguaggio ideale. Lo ricerca nelle sue origini, nel Quattrocento toscano non solo scultoreo, ma anche pittorico. Piero della Francesca, con il suo equilibrio formale, il suo ritmo cadenzato degli spazi, la sua raffinatezza lo influenza tanto quanto Jacopo della Quercia con la sua saldezza.

Nel 1921 tiene la sua prima personale presso la Galleria Pesaro di Milano, dove espone quarantanove opere. Ecco cosa scrive di lui in questa occasione Ugo Ojetti: «La feconda fantasia di Libero Andreotti appare anche (e qui trattasi più propriamente della creazione artistica) nella composizione delle opere sue.

Nei loro profili, nelle loro cadenze, nel loro atteggiamento molle o deciso, stabile o mosso, sempre ben equilibrato. Con tanta sapienza nel distribuire il peso e il contrappeso, il pieno e il vuoto, il concavo e il convesso da ogni lato delle sue statue che nella loro ricca varietà esse mostrano ancora una volta quanto sia vero, alla fine, che l’arte è ordine ed è misura, cioè educazione, cioè ritegno».

Le solenni e misurate popolane

Dunque, vengono esaltate la solennità, la compostezza, l’equilibrio nel ritrarre popolane dalle forti fisicità. Ne sono esempio Venditrice di limoni, Giovinetta che esce dal bagno, Donna seduta, Donna che dorme, Gruppo tragico e Baccante.

Le forme sono possenti e presenti: la leggiadria dei primi anni è scomparsa in favore di una maggiore compostezza. Alla Fiorentina Primaverile del 1922 presenta otto opere tra cui Il pettine spagnolo, Popolana che si stira, Donna che saluta, Donna sul sacco, La madre.

Alla Biennale del 1924 invia Madonna con Bambino, una sorta di unione tra suggestioni primitive e armonia quattrocentesca dalle forti linee spezzate. Insieme ad essa compare una Giovinetta, mentre nel 1928 un Cristo risorto, Fortezza e Giustizia.

Partecipa alla sua ultima Biennale nel 1930, presentando Brandano il pescatore. Il 1933, anno della sua morte, lo vede protagonista della mostra fiorentina con ben diciannove opere. Tra di esse compaiono Ritratto di giovane donna, Aldo che lavora, una serie di studi e Bagnante.

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