Angelo Caroselli

Angelo Caroselli. Vanità (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
Vanità (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Angelo Caroselli (Roma, 1585 – 1652), figlio del mercante d’arte Achille Caroselli, battezzato nella parrocchia di San Lorenzo in Lucina, si forma nella Roma caravaggesca. Per molto tempo è stato studiato soprattutto come copista, falsario e restauratore di Tiziano e Raffaello.

In realtà è stata recentemente rivalutata la sua qualità pittorica e la sua produzione personale, indirizzata soprattutto allo stile caravaggesco e al genere delle bambocciate.

Frequenta l’Accademia di San Luca a partire dal 1604, e ne è accademico fino al 1636. Nel 1611, inizia ad affrescare la cappella Vittrici della Chiesa Nuova, con la Sindone nel sottarco e la Pietà fra David e Isaia sulla volta.

Tra Napoli e Roma: un pittore inquieto e indipendente

Nonostante la sua attività sia circoscritta prevalentemente all’ambito romano, sono accertati diversi viaggi a Firenze e Napoli. In quest’ultima città soggiorna dal 1616 al 1623 circa, per poi rientrare a Roma.

Rimasto vedovo negli anni Trenta, si trasferisce nella casa di Agostino Tassi (1580-1644), figurando tra gli artisti più famosi dell’epoca, non soltanto per la sua produzione pittorica, ma anche per le sue proverbiali avventure amorose, come testimonia anche la biografia di Giovanni Battista Passeri (1610-1679).

È un pittore molto richiesto dalla committenza privata, ma non mancano opere eseguite per gli ambienti ufficiali ed ecclesiastici, come conferma la commissione per la pala d’altare con San Venceslao per la basilica di San Pietro, ma oggi conservata al Kunsthistorisches di Vienna.

Ciononostante è importante sottolineare come dai biografi sia stato sempre presentato come un artista piuttosto indipendente e poco incline al corteggiamento dei potenti collezionisti. A questa peculiare caratteristica si può ricondurre il rifiuto di andare a lavorare presso la corte di Carlo I in Inghilterra, dove al suo posto si recherà Orazio Gentileschi (1563-1639).

Se per molto tempo, Angelo Caroselli è stato semplicisticamente inserito tra i caravaggeschi o tra i falsari, oggi si è finalmente riscoperto il suo apporto personalissimo alla pittura del Seicento romano, fatto di una spazialità limpida, di un fare grafico minuzioso, di una narrazione intrigante e di un cromatismo morbido, affine a quello di Gentileschi.

Angelo Caroselli, tra soggetti sacri, vanitas e “stregonerie”

Al periodo napoletano sono ascrivibili alcuni soggetti sacri, peraltro ancora non completamente accertati, tra cui la Crocifissione di sant’Andrea per la chiesa di Montecalvario e la Madonna dell’Arco per la chiesa di Santa Maria delle Grazie a Casale di Barra.

Sempre tra gli anni Venti e Trenta sono collocabili alcune “stregonerie” contenenti riferimenti all’opus alchemico, dipinti dedicati a fattucchiere e negromanti che rimandano al tema della vanitas e del memento mori e sono modulati su tonalità cupe e su una gestione dei particolari di memoria fiamminga.

La libertà compositiva e una raffinata ed esperta conoscenza di pittori contemporanei e cinquecenteschi, della letteratura classica delle iconografie più disparate rendono Angelo Caroselli non solo un artista innovatore, ma anche un eccellente maestro che raccoglie attorno a sé una piccola scuola di seguaci, tra i quali si possono annoverare Pietro Paolini (1603-1681) e Francesco Lauri (1610-1635).

Un unicum nella Roma del Seicento

Al di là dei soggetti ufficiali, le opere che identificano il pittore sono i cosiddetti quadri da stanza per committenti privati, che mostrano l’incredibile varietà di temi affrontati, da quelli sacri a quelli allegorici, fino a giungere, come accennato, ai dipinti di magia e alchimia.

Soggetti che fanno certamente contraddistinguere la sua personalità da quelle degli artisti coevi, come se volesse raccogliere l’eredità delle bizzarrie cromatiche e compositive dei manieristi toscani e unirle alla purezza del tonalismo veneto.

Lo stesso avviene anche per alcune iconografie più tradizionali, come la Madonna col Bambino e gli arcangeli Michele e Raffaele. In quest’opera del 1630 vi sono memorie delle Madonne del Cinquecento, delle particolarità del tratto e dell’ambientazione che sembrano unire Dosso Dossi a Giorgione o Lotto.

Dunque, dalle prime soluzioni essenzialmente caravaggesche, Angelo Caroselli passa a un linguaggio del tutto personale che non sia abbandona né del tutto al classicismo, al naturalismo o al Barocco, ma che, di fatto, si costruisce su un’interpretazione che rappresenta un unicum nel panorama romano della prima metà del Seicento, difficilmente inseribile in specifiche tendenze.

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