Anivitti Filippo

Filippo Anivitti. Piazza di Spagna - Olio su Tela, 50 x 60 cm. Firmato e datato in basso a destra “F. Anivitti 1930”
Piazza di Spagna. Tecnica: Olio su Tela. Firmato e datato in basso a destra “F. Anivitti 1930”

Biografia

Filippo Anivitti (Roma, 1876 – 1955) si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma, seguendo le lezioni di Filippo Prosperi (1831-1913), tra il 1893 e il 1899. Segue poi il corso di decorazione di Alessandro Morani (1859-1941) presso l’Istituto Artistico Industriale.

I suoi esordi sono legati a dipinti di figura e ritratti eseguiti con la tecnica divisionista. Ben presto, però, si specializza nella pittura di paesaggio, entrando nel gruppo dei “XXV della Campagna Romana”, utilizzando il soprannome di “Orso”.

Abilissimo nella tecnica dell’acquarello, ritrae innumerevoli volte i resti archeologici che costellano l’Appia Antica, ma anche altri motivi della campagna romana.

Partecipa alle Mostre dell’Associazione romana degli Acquarellisti nel primo decennio del Novecento e anche a quelle di In Arte Libertas. Tra il 1910 e il 1920, collabora con la casa editrice Astro: esegue numerosi acquarelli con vedute romane e italiane da stampare sotto forma di cartolina.
Espone poi alla Mostra della Secessione romana del 1913 e alla Prima Quadriennale romana del 1931. Muore a Roma nel 1955.

Paesaggi della campagna romana

Tra gli anni Ottanta e Novanta, presso le esposizioni romane si assiste ad un repentino incremento della pittura di paesaggio. Il fascino suggestivo e senza tempo della meravigliosa campagna romana, ma anche il carattere tradizionale della vita condotta nei paesini dei Castelli, la vita agreste del lido romano attirano la presenza di numerosi artisti.

Già con il Golden Club e con la Scuola Etrusca, Nino Costa (1826-1903) aveva arricchito le impressioni dal vero della campagna romana di elementi simbolici in grado di evocare qualcosa che andasse al di là del puro aspetto reale.

Nella cerchia di artisti italiani e stranieri che circonda la figura di Costa è presente anche la figura di Alessandro Morani, di cui Filippo Anivitti è allievo negli anni Novanta.

È proprio lui, molto probabilmente, che lo introduce nel cenacolo di In Arte Libertas, con cui espone all’inizio del Novecento. Poi, la conoscenza di Onorato Carlandi (1848-1939) e della Società romana degli Acquarellisti, fondata nel 1875, porta Anivitti a scegliere un indirizzo ben preciso.

Acquarelli e oli: i “XXV della Campagna romana”

All’inizio del Novecento entra a far parte di quel gruppo di artisti che, con passione e dedizione, ritraggono l’atmosfera dell’agro romano. Il suo sguardo nostalgico sulla campagna laziale appare fin dalle prime esposizioni con In Arte Libertas e con la Società degli Acquarellisti.

Poi, all’Esposizione di Rimini del 1909, si presenta con tre paesaggi dedicati alla Sabina: Monte Velino, Monte Gennaro, Piccolo torrente. Alla Mostra della Secessione del 1913 espone un Pascolo, mentre a quella degli Acquarellisti Lombardi a Milano Maggio in fiore, Soriano al Cimino e La torre di Ninfa.

Il fascino silenzioso e arcano di alcuni luoghi del Lazio fa la sua comparsa in tutta la sua essenza nei delicati e luminosi acquarelli dell’artista. Nel 1929, presso la mostra del Sindacato Fascista di Belle Arti espone Tranquilla dimora e casette di Capri.

Alla Quadriennale del 1931 si presenta con l’olio San Cosimo, nel 1934 espone Ponte romano, Casette a Positano e campagna romana. Al 1940 risale Villa Adriana, al 1942 La carrareccia e L’antica Tivoli. Altri dipinti importanti sono Castello di Lunghezza, Maccarese, Foro romano e Ninfa.

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