Arienti Carlo

Arienti Carlo - Bice del Balzo ritrovata da Marco Visconti nel sotterraneo del castello di Rosate. Tecnica: Olio su tela, 207 x 143 cm
Bice del Balzo ritrovata da Marco Visconti nel sotterraneo del castello di Rosate, 1850-60. Tecnica: Olio su tela, 207 x 143 cm

Biografia

Carlo Arienti (Arcore Brianza, 1801 – Bologna, 1873) è figlio del botanico Bernardo Arienti, direttore dei giardini di Mantova. Rimane orfano e si trasferisce a Milano dove frequenta l’Accademia di Brera.

Dal 1824 al 1829 si sposta a Roma per studiare all’Accademia di San Luca e all’Accademia di Francia.  Comincia ad affermarsi come pittore di storia. È professore di pittura all’Accademia Albertina dal 1843 al 1859, anno in cui diventa direttore dell’Accademia di Belle Arti per le province dell’Emilia a Bologna.

 Carlo Arienti partecipa al clima rivoluzionario e patriottico delle Guerre d’indipendenza e aderisce alla Società Nazionale Italiana, finanziandola e donando tele. Gli ultimi anni della sua vita non sono molto produttivi perché non riesce ad addentrarsi perfettamente nei nuovi stilemi veristi della pittura di storia. Muore a Bologna nel 1873.

Corsi di pittura e scultura: da Mantova a Milano

Da giovane frequentatore di Mantova, copia senza nessun precettore gli affreschi di Palazzo Te e di Palazzo Ducale. A Milano Carlo Arienti frequenta l’Accademia di Brera dove segue i corsi di pittura di Luigi Sabatelli (1772-1850) e quelli di scultura di Camillo Pacetti (1758-1826).

Nel 1823 presenta all’Accademia il disegno a matita Temistocle che chiede ospitalità. L’anno successivo partecipa con un altro tema letterario-mitologico Oreste che si palesa alla sorella Elettra.

Influenze pittoriche: dai Nazareni e dai Puristi

Tra il 1824 e il 1829 Carlo Arienti soggiorna a Roma dove studia presso l’Accademia di San Luca e presso l’Accademia di Francia.
A Roma, in particolare a Villa Medici e nella zona del Pincio, entra in contatto con i nazareni e in seguito con i puristi. Da questi riceve una discreta influenza, seppur declinando questo linguaggio con caratteristiche del tutto personali.

Carlo Arienti. Le Opere

Torna a Milano nel 1829 per esporre all’Accademia braidense una Maddalena penitente commissionatagli dalla contessa Giulia Samoyloff Phalen.
Negli anni ’30 realizza ed espone opere prevalentemente legate ad argomenti storici o letterari. Tra queste: Una donna greca che si prepara alla difesa del figlio o Ettore Fieramosca che si assenta da Ginevra.

Del 1834 è il Ritratto del conte Alfonso Porro Schiaffinati, un quadro dal taglio insolito. In quest’opera Carlo Arienti immerge la figura del volitivo conte in un paesaggio nebbioso. A fargli compagnia il cane che fa capolino in basso a sinistra. Nel 1837 esegue La congiura dei Pazzi per il conte Porro Schiaffinati, protagonista del ritratto di cui sopra.

Il dipinto presenta accentuati effetti luministici e una ben definita importanza nella resa delle passioni e degli “affetti” dei personaggi.
In onore di Ferdinando I lavora a ventiquattro bassorilievi che rappresentano i fasti dell’imperatore in chiaroscuro. Verranno poi sostituiti con i Fasti realizzati da Andrea Appiani per Napoleone nel lontano 1803, per celebrare la vittoria di Vittorio Emanuele II e Napoleone III.

La cattedra di pittura all’Accademia Albertina

Nel 1842 esegue una Strage degli innocenti su commissione dell’imperatore Ferdinando I d’Austria. Durante il soggiorno piemontese del 1842 dipinge Federico Barbarossa cacciato dal popolo durante l’assedio di Alessandria.
È una tela dinamica e movimentata che trasmette in pieno la tensione patriottica e la volontà di indipendenza nazionale di cui Carlo Arienti era un fautore.

Nel 1843 Carlo Arienti riesce ad ottenere la cattedra di pittura all’Accademia Albertina grazie al successo che riscuote con l’Amedeo VIII. L’opera è realizzata per una Sala del Palazzo Reale di Torino

Nel 1844 e nel 1850 partecipa alle esposizioni del Valentino con le opere Leggitrice e l’Amedeo VIII. Esegue diverse opere di carattere storico-letterario e patriottico per la Villa Reale di San Michele in Bosco, come l’Origine nella Lega Lombarda e la Barca di Caronte.

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