Avondo Vittorio

Vittorio Avondo. Paesaggio piemontese, 1862. Olio su tavola, 18 x 30 cm. Firma e data in basso a destra
Paesaggio piemontese, 1862. Olio su tavola, Firma e data in basso a destra

Biografia

Vittorio Avondo (Torino, 1836-1910) è originario di una famiglia molto agiata. Dovrà scontrarsi con il volere paterno per dedicarsi all’arte e alla sua passione per l’antiquariato.
Diventa pittore di paesaggio visitando gran parte dell’Italia e del Nord Europa. Viaggiando entra in contatto con le più innovative ricerche realistiche della Scuola di Barbizon, dopo aver visitato l’Esposizione Universale di Parigi nel 1855.

Nel 1857 si trasferisce a Roma, dove approfondisce la sua formazione nell’ambito della pittura di paesaggio, per poi spostarsi in Piemonte ed entrare nel cenacolo artistico della Scuola di Rivara.
Nel 1865 si trasferisce a Firenze ma poi torna definitivamente a Torino negli anni Settanta e vi muore nel 1910.

Un taccuino di disegni

Non si sa ancora per certo se Avondo Vittorio abbia frequentato l’Accademia di Pisa ma si può dedurre da un suo taccuino di disegni conservato presso la Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino e datato 1851, che abbia visitato e ritratto diversi luoghi dell’Italia e del Nord Europa come l’Olanda e la Germania.

L’influenza di Calame

Dal 1852 al 1856 diventa assiduo frequentatore dello studio del pittore svizzero Alexadre Calame (Vavey, 1810-Mentone, 1864) a Ginevra. La precisione descrittiva della natura di Calame è stata un esempio fondamentale per un’intera generazione di paesaggisti piemontesi, ma Avondo tiene anche molto conto delle novità artistiche apportate da Antonio Fontanesi (Reggio Emilia, 1818-Torino, 1882) che si trova in Svizzera nel suo stesso momento.

Fontanesi si distacca dal linguaggio preciso di Calame perché attento alle novità francesi approfondite, insieme ad Avondo, all’Esposizione Universale di Parigi del 1855. Entrambi gli artisti vengono influenzati dal naturalismo di Camille Corot ( 1796-1875) e dai paesaggisti della Scuola di Barbizon, come Charles-François Daubigny (1817-1878).

La campagna romana e i pittori inglesi

Nel 1857 Avondo Vittorio si trasferisce a Roma dove stringe amicizie e rapporti con autori che saranno estremamente importanti per l’arricchimento dei suoi modi pittorici: conosce Mariano Fortuny (Reus, 1838-Roma, 1874), per la prima volta nella Capitale nel 1858 per un viaggio di studio, Alfredo D’Andrade (1839-G1915) e Nino Costa  (1826-1903) che introduce Avondo nell’ambiente dei pittori inglesi che, insieme a lui, ritraggono all’aperto la campagna romana.

Testimonianze di questo soggiorno sono dipinti come Sera nella campagna romana del 1871 e La valle del Pussino del 1874.

Avondo Vittorio. Le Opere

La Scuola di Rivara

All’inizio degli anni Sessanta torna saltuariamente in Piemonte, dove entra in contatto con Carlo Pittara (Rivara Canavese, 1835-1891), animatore del gruppo che ha preso il nome di Scuola di Rivara: i suoi componenti, tra cui anche Alfredo D’Andrade ed Ernesto Bertea (Pinerolo, 1836-1904) amico di Avondo, frequentano il canavese e in particolare il castello di Rivara per ritrarre le campagne circostanti en plein air.

Uno dei risultati di questa esperienza di cenacolo artistico è Campagna presso Gattinara del 1867, in cui un’intensa luce pervade la natura rigogliosa ma ordinata della campagna piemontese e in cui risalta un senso di quiete e di lirismo derivato proprio dal contatto con Fontanesi. Grazie alla richiesta di una consulenza per la mostra del cinquecentenario dantesco presso il Museo del Bargello, si trasferisce a Firenze nel 1865.

Il soggiorno toscano

Naturalmente, il soggiorno di Avondo Vittorio in Toscana lo porta ad entrare in contatto con il versante macchiaiolo del realismo paesaggista. Dunque, avrà modo ancor di più di modellare e modificare il suo linguaggio pittorico, incontrando gli artisti del Caffè Michelangelo. Testimonianza di questo felice legame è ad esempio Paesaggio in Toscana del 1865.

Nel 1872 si trasferisce a Torino e dopo avere comprato insieme a D’Andrade il castello d’Issogne in Valle d’Aosta lo restaura per poi donarlo allo Stato. Sempre con D’Andrade si occupa della costruzione del Borgo Medievale del Parco del Valentino a Torino nel 1884.

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