Bacci Baccio Maria

Baccio Maria Bacci. Riposo dei Cavatori su Monte Ceceri, 1926. Tecnica: Olio su tela
Riposo dei Cavatori su Monte Ceceri, 1926. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Baccio Maria Bacci (Firenze, 1888 -1974) nasce da una famiglia di artisti che lo introduce sin dalla tenera età alla pratica del disegno e della pittura. Nel 1905, compie un soggiorno a Monaco di Baviera ed in seguito a Norimberga, città in cui si mantiene realizzando acquarelli e decorazioni su suppellettili di porcellana.

Rientrato a Firenze dopo nemmeno un anno, si iscrive all’Accademia di Belle Arti dove è allievo di Giovanni Fattori (1825-1908), ormai alla fine della sua vita.  Ma contemporaneamente segue i corsi Adolfo De Carolis (1874-1928), che gli infonde una sensibilità nuova, poi approfondita negli anni successivi all’Accademia.

Durante il periodo di studio, stringe amicizia con il pittore Armando Spadini (1883-1925) e con il filosofo Carlo Michelstaedter. Queste frequentazioni lo rendono piano piano cosciente del fatto che l’Accademia non è l’ambiente adatto alla sua crescita personale ed artistica, così abbandona gli studi per continuare e dipingere da solo.

In questo periodo che precede gli anni Dieci, Baccio Maria Bacci si avvicina profondamente alla poetica di Cézanne e, successivamente, studia con passione il Seicento italiano.

Amico di Giovanni Costetti (1874-1949) e dello scrittore Angelo Cecconi, che diventerà suo collezionista, ma anche del critico Matteo Marangoni, si inoltra sempre di più nello studio dell’arte antica italiana, portando avanti un personalissimo linguaggio.

Il periodo parigino

Artista instancabile, sempre intento in una continua indagine pittorica, Baccio Maria Bacci, nel 1913, compie un soggiorno a Parigi. Nello stimolante clima culturale della capitale francese, entra in contatto con Apollinaire e studia ancora più approfonditamente Cézanne e il postimpressionismo.

Ma soprattutto, la vicinanza ad Apollinaire e quindi ai cubisti lo spinge a prendere in esame le diverse influenze e suggestioni che l’arte africana ha esercitato su quella del moderno occidente.

Ma i suoi interessi non si limitano all’arte: inizia a studiare Bergson, desiderando, come leggiamo dai suoi diari, di frequentarne le lezioni alla Sorbona.
La lettura di Bergson lo conduce all’analisi del concetto di tempo e di flusso continuo, che sperimenta anche in alcuni suoi dipinti parigini che segnano, seppur in modo limitato, un certo legame con il coevo Futurismo italiano.

Il primo dopoguerra

Rientrato a Firenze dopo il periodo francese, Baccio Maria Bacci conferma il suo interesse per l’indagine spaziale e cromatica di Cézanne, allontanandosi ormai del tutto dalle prime esperienze macchiaiole.

Con l’interruzione della prima guerra mondiale, l’artista giunge a maturazione, come si nota dal successo che ottiene al suo esordio presso la Fiorentina Primaverile del 1922, dove ha una sala personale.

I suoi approfonditi studi sulla pittura del Seicento ed in particolare Caravaggio gli procurano le lodi di critici e storici dell’arte come Ugo Ojetti e soprattutto Roberto Longhi.

A questo punto, unisce sapientemente la luce e le masse delle grandi composizioni macchiaiole al chiaroscuro del realismo caravaggesco, dando vita ad una pittura unica, solida, monumentale ed emozionante allo stesso tempo.

Nel 1924, prende parte per la prima volta alla Biennale di Venezia e, nel frattempo, la sua casa a Fiesole è un importante luogo di incontro e di scambio tra artisti che orbitano attorno alla rivista “Solaria”.

Il secondo dopoguerra

Tra a affreschi sacri ed esposizioni si concludono gli anni Venti e Trenta, momento in cui l’artista giunge a piena maturazione, con le sue opere solenni e maestose, che fondano le basi nella tradizione italiana.

Dopo la Seconda guerra mondiale, Baccio Maria Bacci viene nominato presidente della Commissione per la protezione delle opere d’arte del Comune di Firenze e continua a dipingere fino agli anni Sessanta.

A questo punto, le sue opere si riempiono di un luminismo intimo e familiare che ricorda quello della Scuola di Piagentina, ma anche quello sospeso ed oggettivo di Chardin e Vermeer. Tra il 1955 e il 1972 si stabilisce a Roma. Rientrato a Firenze, vi muore nel 1974 all’età di ottantasei anni.

Baccio Maria Bacci: una pittura solida e maestosa nella rielaborazione della tradizione caravaggesca

Dopo i primi accenni avanguardistici nel periodo parigino, Baccio Maria Bacci torna a Firenze intenzionato soprattutto ad unire la spazialità cézanniana con il chiaroscuro del Seicento italiano.
Ben presto però, la geometria postimpressionista lascia il passo alla riscoperta delle emozionanti e solenni composizioni macchiaiole del maestro Fattori.

Questi sviluppi si possono leggere nelle opere esposte alla Fiorentina Primaverile del 1922, in cui il pittore espone quindici opere in una sala personale, tra cui Le pesche nel foglio, L’uragano, La madreI carciofi, Sull’argineLa casa del mulino nella valle del Mensola, I vagabondiIl traghettoPioggia di primavera su Monte Ceceri, Il vaso biancoLa piena dell’Arno a Compiobbi.

Chiaroscuro, solidità compositiva, chiarezza e maestosità delle figure sono gli elementi fondamentali di questi dipinto d’esordio, che già segnano il linguaggio di Baccio Maria Bacci.

Con La raccolta delle olive partecipa alla Biennale di Venezia del 1924, un dipinto che unisce il silenzio solenne del Trecento al chiaroscuro del Seicento. Alla Biennale seguente espone invece Riposo dei cavatori sul Monte Ceceri e Ritratto di frate domenicano.

Nel 1929 affresca il convento della Verna con le Storie di San Francesco, mentre nel 1930 è alla Biennale con Il ponte della Chiassa, La fiorentina, Il sasso della Verna, Arianna e Azzorri e pesche.

Nel corso del terzo e del quarto decennio, le opere del pittore si riempiono di un rinnovato carattere poetico: spesso le scene si svolgono in una pacata intimità domestica che ricorda le opere di Lega o Borrani.

Alla Prima Quadriennale di Roma del 1931 espone La convalescenteFesta d’agosto Mosè salvato e alla Biennale di Venezia del 1932 Natura morta casalinga, L’entrata di Boboli da PittiIl sarto di Fiesole.

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