BERNARDO BALESTRIERI

Bernardo Balestrieri. Nudino. Scultura in bronzo brunito
Nudino. Scultura in bronzo brunito

Biografia

Bernardo Balestrieri (Palermo, 1884 – 1965) si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove studia pittura con Francesco Lojacono (1838-1915) e con Ettore De Maria Bergler (1850-1938) e scultura con Vincenzo Ragusa (1841-1927), rientrato dal Giappone nel 1882.

Maggiormente portato per la scultura, segue le orme del maestro e inizia ad interessarsi anche alle arti applicate. Sin da subito, percorre un indirizzo verista, caratterizzato da un formalismo delicato ed aggraziato, che sicuramente risente dell’influenza dei busti e dei ritratti orientaleggianti realizzati in Giappone dal maestro Ragusa.

La formazione romana

Nel 1904, Bernardo Balestrieri si trasferisce a Roma per partecipare al concorso per il Pensionato Artistico Nazionale, che vince con una scultura di stampo realista. Nella Capitale, frequenta la Scuola d’Arte della Medaglia della zecca del Regno, dove si diploma negli anni Dieci.

Nel frattempo, partecipa alla Mostra Nazionale di Milano del 1906 per il Traforo del Sempione e alla Biennale di Venezia del 1909 e del 1910 e a numerose edizioni della Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma, sfoggiando una produzione che spazia dai temi del verismo sociale a piccole ed argute scene di genere, fino ad arrivare ad un vasto repertorio di nudi e di figure tratte dalla mitologia, che sfociano in una dimensione decorativa e liberty.

Il rientro a Palermo

Negli anni Venti, Bernardo Balestrieri fa ritorno nella sua città natale, lavorando soprattutto come decoratore e ritrattista. Sono di sua mano diversi fregi architettonici di committenza pubblica, ma anche numerosi gruppi e statue di caduti posizionati ancora oggi in diverse piazze italiane.

Alla fine degli anni Venti, partecipa alle mostre del Sindacato fascista di Belle Arti di Palermo. Dopo la seconda guerra mondiale, la sua attività scultorea si dirada gradualmente, soprattutto a causa dell’impegno didattico che svolge come insegnante di scultura presso il Liceo Artistico di Palermo.

Negli ultimi anni, abbandona qualsiasi velleità decorativa per ritornare a pieno titolo ai ritratti e ai temi di genere di impronta verista tardo ottocentesca. Non viene mai meno, nelle sue opere, una forte sensibilità nei confronti della quotidianità più popolare e idilliaca, trattata con delicatezza e con osservazione attenta del vero. Le sue ultime esposizioni risalgono agli anni Cinquanta. Muore a Palermo nel 1965, ad ottantuno anni.

Bernardo Balestrieri: la scultura verista dalle scene di genere ai ritratti, ai delicati nudi femminili

Con il gruppo Il lavoro Bernardo Balestrieri ottiene la vittoria del pensionato a Roma. già in quest’opera giovanile si nota l’estrema sensibilità nei confronti del reale, in una attenta resa delle pose, delle espressioni e delle attitudini umane.

Alla Mostra Nazionale di Milano del 1906 espone una delle sue opere più significative, il Busto di Giuseppe Zanardelli, mentre alla Biennale di Venezia del 1909 presenta La cieca, che si rifà alla più nobile tradizione verista meridionale della seconda metà dell’Ottocento: una bimbetta in abiti curati pieni di merletti, giace a terra seduta, con il visetto circondato da trecce, ma con gli occhi chiusi.

Alla Biennale del 1910 ritorna con un altro gruppo tratto dalla quotidianità, Orfanelli, accompagnato da una scultura di stampo liberty, Riflesso nell’acqua. A questo punto, il verismo comincia ad unirsi ad una riflessione più decorativa, come si verifica soprattutto nelle opere presentate negli anni Venti alle Mostre degli Amatori e Cultori di Roma.

Fanciulla compare alla Mostra del 1919, Menade e Giovinezza a quella del 1920, Fuggitiva a quella del 1922 e L’eletto e Orfeo istruisce l’adepto a quella del 1926. Nel frattempo, nel 1922, Bernardo Balestrieri vince il concorso per il Monumento ai caduti di Poggio Mirteto e nel 1925 per il Monumento ai caduti di Viterbo.

Entrambi hanno un andamento verticale e un’impronta di grande forza spirituale. Il primo verte sulla figura di soldato caduto ai piedi del basamento, trattato con intenso verismo e sovrastato da un’austera e formidabile Vittoria alata, di carattere decisamente più simbolico e celebrativo.

Il secondo, invece, è contraddistinto da un maggior numero di figure: il soldato al vertice della piramide viene sostenuto dalle ansiose figure alla base, Madri, Vedove e Spose.

Un sincero realismo pervade l’intero gruppo, questa volta senza nessuna concessione alle tendenze liberty. Altre opere significative di Bernardo Balestrieri sono: Ragazzo con anfora, Madre col bambino, Fanciullo, Bimbo che piange, La buccina.

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