Balla Giacomo

Giacomo Balla. Velocità d’Automobile - Tecnica: Biacca e Carboncino su Carta, 44 x 59,5 cm
Velocità d’Automobile. Tecnica: Biacca e Carboncino su Carta

Biografia

Giacomo Balla (Torino, 1871 – Roma, 1958) studia musica fin da giovane e si avvicina anche al disegno. Inizia la sua formazione a Torino, frequentando per alcuni mesi l’Accademia Albertina nel 1891. Quattro anni dopo, si trasferisce a Roma con la madre e ha subito l’occasione di entrare in contatto con diversi artisti.

In particolare, stringe amicizia con Serafino Macchiati (1861-1916) e Duilio Cambellotti (1876-1960). Inizialmente il suo interesse è interamente rivolto al verismo sociale nei temi, reso però in chiave divisionista. Sull’esempio di Angelo Morbelli (1853-1919) e Pellizza da Volpedo (1868-1907), è attentissimo allo studio della luce, elemento che si riscontra nelle opere di inizio Novecento.

La sua formazione politica fonda le basi nel socialismo, per cui si interessa agli esclusi e crede fermamente nel progresso e nella scienza. I suoi primi dipinti si riferiscono a questo mondo e vengono esposti alla Società degli Amatori e Cultori di Roma, fin del 1899. L’anno successivo lo passa a Parigi, ospite di Macchiati.

Tornato a Roma, Giacomo Balla comincia ad avere come allievi nel suo studio di via Porpora Gino Severini (1883-1966) e Umberto Boccioni (1882-1916), che si rifanno a lui soprattutto per la pittura di paesaggio. Il 1903 lo vede partecipare per la prima volta alla Biennale di Venezia, in un crescendo artistico e personale che lo porta fino al 1910.

Il manifesto dei Pittori Futuristi

Nel 1910 Giacomo Balla aderisce al Futurismo firmando il Manifesto dei Pittori Futuristi e La Pittura Futurista – Manifesto Tecnico. Lo firma insieme a Umberto Boccioni, Carlo Carrà (1881-1966), Luigi Russolo (1885-1947) e Gino Severini, con cui crea un profondo sodalizio artistico. Contribuisce alla propria concezione di futurismo, dando ampio valore all’indagine sul movimento e sfociando sempre di più nell’Astrattismo, soprattutto negli studi sulla scomposizione della luce.

Partecipa a tutte le mostre dei futuristi e nel 1913 mette all’asta tutte le sue opere figurative, precedenti al periodo futurista, con lo slogan «Balla è morto». Compone parolibere, partecipa al clima interventista e viene arrestato insieme a Filippo Tommaso Marinetti.

Nel 1915, insieme a Fortunato Depero (1892-1960) firma Il Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo. La sua ricerca spazia dalla pittura alla plastica all’oggetto, prendendo in esame sempre il dinamismo e la velocità. Al 1918 risale il Manifesto del colore scritto in occasione della sua personale presso la Casa d’Arte Bragaglia.

Le mostre si susseguono, tra Roma, Parigi, Ginevra, Praga, New York, Milano. Come ultimo atto di fedeltà al Futurismo, nel 1929 Giacomo Balla firma il Manifesto dell’Aeropittura, ma dagli anni Trenta in poi ritorna al figurativo e soprattutto al realismo. Pur continuando ad esporre opere del periodo Futurista, ormai ne è distante. Muore a Roma nel 1958.

Gli esordi tra verismo e divisionismo

Il verismo di cui Giacomo Balla si fa interprete nei primi anni romani, è condotto tramite una studiata tecnica divisionista. Esordisce però a Torino nel 1891 con Tramonto, mentre quando è già a Roma, nel 1897 espone Sole di marzo. La stessa tecnica emerge da Elisa in giardino del 1902, ma anche dal Ritratto esposto alla Biennale del 1903.

Interessato particolarmente alla questione sociale, dedica alcuni dipinti dei primi anni del Novecento agli emarginati. Risalgono al 1905 tre fortunatissimi dipinti di tema sociale: La pazza, conservato presso La Galleria Nazionale di Roma, Il polittico dei viventi e La giornata dell’operaio.

Adopera la divisione dei colori anche in altri due dipinti conservati nel museo romano, il delicato Ritratto all’aperto e l’enorme tela divisa come un trittico Villa Borghese – Parco dei Daini. Lo studio della luce è il punto focale delle opere pre-futuriste, emerge infatti anche da semplici ritratti che presenta per tutto il corso del primo Novecento.

Giacomo Balla: il Futurismo

Il 1910 è l’anno dell’approdo al Futurismo. Con il gruppo partecipa subito a diverse esposizioni, come a quella Internazionale di Buenos Aires del 1910 e del 1912. È profondamente convinto della sua adesione al Futurismo e dà un contributo personalissimo alla ricerca del movimento.

Influenzato dalle coeve ricerche fotografiche di Anton Giulio Bragaglia (1890-1960), sviluppa numerosi studi sul movimento, sul dinamismo dei corpi, sul tempo e sulla durata che intercorrono tra un attimo e l’altro. Simultaneità e azione emergono da lavori quali Bambina che corre sul balcone e Dinamismo di un cane al guinzaglio del 1912. I movimenti sequenziali della padrona e del suo cane durante una passeggiata vengono resi attraverso uno «studio analitico delle cose in movimento».

Lo studio del movimento, della velocità e della luce

Le fasi intermedie dei movimenti, come fotogrammi, vengono mostrate sulla tela nella loro traiettoria dinamica e rapida. Velocità, luce, traiettoria sono quindi qui sperimentate dando l’avvio ad ulteriori studi cui Giacomo Balla si dedica per diversi anni. Così avviene per la ricerca della Velocità d’automobile del 1913, conservata al MoMA di New York.

Qui le linee astratte aumentano rispetto ai dipinti precedenti, perché al centro è il concetto di velocità con le sue traiettorie, i suoi attimi. Così, dal 1914 inizia a studiare la luce con le Compenetrazioni iridescenti, triangoli di luce che si intersecano in una dimensione ormai completamente astratta. Giacomo Balla, che ora si firma come “Futur Balla” studia i colori dell’iride e la luce in creazioni dinamiche e giocose.

Nel 1917 realizza la scenografia luminosa per un balletto di Strawinskij al Teatro Costanzi. Contemporaneamente lavora a diversi giornali e diventa direttore del periodico “Roma futurista”. Alla Biennale del 1926 espone Fiore futurista, S’è rotto l’incanto, Numeri innamorati e Tormento.

Alla Mostra degli Amatori e Cultori del 1930 Giacomo Balla partecipa con più di trenta opere, tra cui Solluce, Cura elettrica, Autocaffè, Fanciulridente, Alito di luce, Mio istante e Futurfascismo. Prende parte alla Quadriennale di Roma del 1931 con Dinamismo futurista, Fanciulla-Fiamma, Le frecce della vita, La sedia dell’uomo strano. Sono questi gli anni in cui espone frequentemente all’estero con gli altri futuristi, in un’attività praticamente inarrestabile.

Nel 1937 avviene il distacco dal Futurismo in nome «dell’assoluto realismo senza il quale si cade in forme decorative e ornamentali».

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