Barbella Costantino

Costantino Barbella. Ragazza che riposa. Studio - Tecnica: Terracotta
Ragazza che riposa (Studio). Tecnica: Terracotta

Biografia

Costantino Barbella (Chieti, 1852 – Roma, 1925) si avvicina all’artigianato in tenera età, nella sua nativa Chieti. Inizialmente si dedica soltanto a piccole statuine in creta per il presepe.

Nemmeno ventenne, conosce Francesco Paolo Michetti (1851-1929), con cui stringe una duratura amicizia. Il pittore abruzzese, notato il suo talento, gli consiglia di partecipare al concorso per il pensionato nel 1872.

Il gruppo scultoreo presentato gli fa ottenere il pensionato, permettendogli di trasferirsi a Napoli. Qui Costantino Barbella studia sotto la guida di Stanislao Lista (1824-1908), indirizzandosi verso il verismo e verso soggetti legati all’umile vita abruzzese.
Gruppi e scenette di piccole dimensioni sono ispirati al folklore della sua terra natia, studiato con un verismo attento e minuzioso.

Un’intensa attività espositiva

Soprannominato ben presto “il Michetti della scultura”, Costantino Barbella esordisce a Napoli nel 1875, per poi esporre con regolarità sia in Italia che all’estero.

Scultore molto prolifico, torna a Chieti per dedicarsi alacremente alla sua attività, condividendo con Michetti e Gabriele D’Annunzio l’amore per i costumi popolari abruzzesi. Alterna, dunque, piccole sculture pastorali a gruppi di dimensioni più grandi, sempre dettati da un intenso e ponderato verismo.

Tratta la terracotta tanto quanto il bronzo, riportando un grande successo sia in Italia che all’estero. Costantino Barbella viene nominato cavaliere dell’Ordine di Leopoldo II del Belgio, professore onorario presso l’Istituto Reale di Belle Arti di Napoli, accademico d’onore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Abile disegnatore, è stato anche autore di una serie di ritratti, tra cui quelli dei principi di Montenegro e di Pietro Mascagni. Verso gli ultimi anni di vita viene purtroppo colpito da cecità, ma continua comunque ad esporre fino al 1920. Muore a Roma nel 1925.

Costantino Barbella, “il Michetti della scultura”

Il soprannome che viene attribuito a Costantino Barbella racchiude in sé tutto il significato delle opere di questo autore. Legatissimo alla sua terra d’origine, dopo gli esordi, si dedica quasi esclusivamente a bronzetti e piccole terrecotte che ritraggono il popolo abruzzese.

Contadini e fanciulle colti in momenti di riposo o durante le dure ore di lavoro, piccoli personaggi in costume tipico fanno la comparsa alle esposizioni.

La vincita del pensionato è legata ad una Deposizione dalla Croce, molto apprezzata dalla giuria del concorso. Mentre all’esordio napoletano del 1875 risale il gruppo Gioia dell’innocenza dopo il lavoro, opera acquistata dal Re per essere conservata nel Museo di Capodimonte.

Il vero successo per Costantino Barbella giunge nel 1877, all’Esposizione Nazionale di Napoli, dove presenta, insieme a una figurina in terracotta, La canzone d’amore, un piccolo gruppo di fanciulle in costume abruzzese che cantano abbracciate.

La semplicità del tema, il tono idilliaco e l’ispirazione agreste vengono ampiamente lodati da D’Annunzio, che da questo momento in poi, si lega allo scultore.

All’Esposizione Nazionale di Torino del 1880 invia La paciera, Segreto!, Due amiche, mentre a quella di Roma del 1883 ben nove opere. Tra di esse vi sono Soli, Idillio, Su su, Amante, Pastorelli e Partenza del coscritto.

Le sculture, tutte di piccole dimensioni, sono realizzate rispettando un realismo sincero e popolare. In Su su, un contadinello scalzo e umile, sta bevendo da una grande otre.
Il bronzetto risulta movimentato dal panneggio attento dei pantaloni corti e bucati, ma anche dalla schiena inarcata dal peso dell’otre.

I soggetti pastorali e i toni idilliaci: il natio Abruzzo

Tornato a Chieti, Costantino Barbella continua soprattutto a lavorare a soggetti legati all’Abruzzo. Ottiene grande successo all’Esposizione di Palermo del 1892, dove presenta una serie di nove opere.

Oltre a riproporre gruppi già esposti come Su Su, Canto d’amore e Soli, invia opere quali Innamorato, Onomastico, Partenza e Bum!. Alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze del 1896 presenta un gruppo di lavori profondamente legato alla sua terra.

Ne sono esempio Donna di Scanno, Al mercato, Donna d’Introdacqua e Donna d’Abruzzo. Seppur nella loro delicatezza e semplicità, essi dimostrano il forte carattere dei suoi conterranei, immersi nelle attività quotidiane.

Alla Biennale del 1899 si allontana un po’ da questi temi per presentare Busto di bambino, Busto del maestro Mascagni e Busto del maestro Braga, violoncellista abruzzese.

Bacio forzato, insieme ad altre cinque sculture già proposte in precedenza, compare all’Esposizione di Verona del 1900. Alla Mostra di Milano per il Traforo del Sempione del 1906 invia invece Appassionata.

Continua a presentare figure di piccole dimensioni fino agli anni Venti. Ne sono esempio Costume olandese, Eroica, Pensierosa, Intimità, Risveglio, Lotta intima, Braga ed Ebbrezza.

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