FRANCESCO BARBIERI

Francesco Barbieri. Il Chierichetto. Scultura in marmo
Il Chierichetto. Scultura in marmo

Biografia

Francesco Barbieri (San Cesareo di lecce, 1908 – Roma, 1973) si sposta dalla Puglia a Roma negli anni Venti per compiere la sua formazione scultorea all’Accademia di Belle Arti.

Gli stilemi di Novecento e di Valori Plastici arricchiscono sin da subito il linguaggio dell’autore, che lavora su superfici levigate e su ritratti che richiamano la scarna costruzione dei visi di Adolfo Wildt (1868-1931), aguzzi ed espressivi.

Una volta trasferitosi a Milano nel 1937, questa connessione con Wildt si fa ancora più evidente in Francesco Barbieri, non soltanto nella produzione scultorea, ma anche e soprattutto in quella disegnativa, che risulta nervosa, spigolosa, ma allo stesso tempo estremamente decorativa.

La produzione monumentale e quella privata

Non è da dimenticare la provenienza dell’autore: nato vicino Lecce, conserva tra le sue influenze quella del Barocco pugliese, con accenti elaborati e frastagliati che hanno lo scopo di arricchire la semplice nudità delle superfici di nicchie o basamenti.

In effetti, due sono le linee principali seguite dall’autore. Una, prettamente monumentale, in cui risulta sensibilmente più estroso e decorativo, ma anche celebrativo; e l’altra, dedicata alla committenza privata e alle esposizioni nazionali, in cui gioca sulla purezza delle masse e sulla raffinatezza delle pose e degli sguardi che nascondono un afflato spirituale e simbolista, ma che denunciano anche una personalissima riscoperta dell’antico.

I soggetti, che spaziano dai ritratti di bambini e di donne, ai soggetti biblici, letterari e mitologici, fino a quelli tratti dalla realtà quotidiana, sono attraversati da una forte ispirazione lirica e da una semplicità estrema nella trattazione dei piani, limpidi e puliti.

Sono poche le rassegne nazionali cui partecipa, seppur con grande successo, tra cui i due Premi scultura alla Galleria della Spiga di Milano del 1946 e a Varese nel 1949, la Quadriennale di Roma del 1948 e quella del 1952. Nel dopoguerra, Francesco Barbieri si occupa soprattutto di monumenti realizzati in Puglia, in particolare in area leccese.

Non è da dimenticare, poi, la sua prolifica attività illustrativa, che svolge in collaborazione con lo scrittore e psicanalista Gianfranco Draghi.  Muore a Roma nel 1973, a sessantacinque anni.

Francesco Barbieri: una scultura pura e levigata

Nella linea scultorea di Francesco Barbieri si nota, sin da subito, un contrasto netto tra lo stile monumentale, ricco di elementi baroccheggianti e quello più lineare e spirituale dei raffinati ritratti degli anni Trenta e Quaranta.

Tra le opere principali dello scultore pugliese compaiono Sacra famiglia, Deposizione, Ritratto della moglie, Il rimembrar delle passate cose, tutti realizzati nel corso degli anni Trenta e sicuramente influenzati dal tormento compositivo di Adolfo Wildt.

Tra le opere degli anni Quaranta, compaiono i brani scultorei più famosi di Francesco Barbieri: Atteone, Bambino che ascolta, La morra, Il riso, Dafne, La poesia d’amore antica e Il chierichetto, presentato alla Galleria della Spiga di Milano nel 1946.

Con Il giocatore di morra e Primo ritratto di Mario Negri partecipa alla Quadriennale di Roma del 1948, mentre nel 1952 vi presenta Pagliaccio, Lo zufolo, Eva stanca e Narciso.

Per quanto riguarda le opere pubbliche, si ricordano in particolare la Fontana per la Banca Commerciale di Piazza di Spagna, in bronzo e marmo, e soprattutto il cosiddetto Orologio delle Meraviglie in piazza Sant’Oronzo a Lecce, del 1955, in bronzo e rame smaltato, caratterizzato da un occhio centrale e da un ventaglio di immagini e decorazioni di carattere allegorico.

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