DONATO BARCAGLIA

Donato Barcaglia. L’Atleta (dettaglio). Tecnica: Marmo
L’Atleta (dettaglio). Tecnica: Marmo

Biografia

Donato Barcaglia (Pavia, 1849 – Roma, 1930) dopo gli studi classici compiuti a Pavia, si trasferisce a Milano per frequentare l’Accademia di Brera, dove studia al seguito dello scultore Abbondio Sangiorgio (1798-1879).

Ben presto, il giovane viene indirizzato principalmente alla lavorazione del marmo, che lo porta prima a esprimersi secondo un gusto ancora classicista, poi verso un verismo temperato molto più in linea con i tempi.

I primi successi giungono nella metà degli anni Sessanta dell’Ottocento, quando un’opera dell’artista, appena diciassettenne, viene acquistata dal Principe Umberto per farla collocare nel palazzo reale di Milano.

L’immediato successo

In seguito, la figura di Donato Barcaglia, artista dalla personalità gioviale ed esuberante, diventa animatore della Milano degli anni Settanta, Ottanta e Novanta. Il suo atelier è frequentato da artisti e letterati del tempo e, a sua volta, lo scultore partecipa assiduamente ai salotti culturali più noti.

Ben presto, inizia a prendere parte alle più importanti esposizioni, tra Milano, Torino, Venezia, Firenze e Genova, ottenendo sempre un notevole successo di critica e di pubblico. Si dedica prevalentemente a leggeri soggetti di genere tratti dalla quotidianità, ma anche a ritratti dei maggiori rappresentati della politica e della cultura dell’ultima metà dell’Ottocento.

Non sono poi da dimenticare le numerose opere funerarie che Donato Barcaglia realizza in tutto l’arco della sua carriera e che adornano in particolare il Cimitero Monumentale di Milano.

La sua fama di scultore non è circoscritta solo all’Italia, poiché lo scultore si ritrova ad esporre anche a Vienna, a Santiago del Cile, a Philadelphia, a Buenos Aires e a Londra.

Viene nominato Socio Onorario dell’Accademia di Brera e di Urbino e Ufficiale della Corona d’Italia. L’attività scultorea di Donato Barcaglia raggiunge il massimo splendore alla fine dell’Ottocento, mentre, nel Novecento inoltrato, è impegnato soprattutto in esposizioni e viaggi all’estero. Muore a Roma nel 1930, a ottantuno anni.

Donato Barcaglia: il verismo tra soggetti di genere e sculture monumentali

L’opera che dà avvio alla fiorentissima carriera di Donato Barcaglia, perché acquistata dal principe Umberto, è il Vendemmiatore. Dopodiché, per gran parte degli anni Settanta, lo scultore si occupa di opere dello stesso filone, piccoli soggetti di genere di piacevolissima fattura, subito apprezzati dalla critica.

Alla Promotrice di Genova del 1871 espone La vergognosa e La farfalla, mentre Cacciatore e il busto con l’allegoria del Coraggio civile compaiono all’Esposizione di Milano del 1872.

Con Amore accieca e di nuovo La farfalla partecipa alla Mostra di Firenze del 1874, portando avanti un clamoroso successo già partito dall’Esposizione di Vienna dell’anno precedente, in cui aveva esposto La bolla di sapone, opera premiata e subito venduta.

Con Vita che trattiene il tempo, oggi esposto al Museo Revoltella, partecipa all’Esposizione di Philadelphia del 1876, in cui riceve un premio. Questa scultura rappresenta il massimo dell’espressività dello scultore.

Una donna nuda e drammatica, cerca di trattenere il tempo, raffigurato sotto forma di maschera di cera che si scioglie inesorabilmente, mentre il corpo vibrante e delicato della donna freme di passione. Lo spiccato verismo di quest’opera dialoga costantemente con un gusto più esplicitamente decorativo, che si ritrova in piccole sculture come Figurina che legge.

Nel 1878 è di nuovo a Genova con due Ritratti e Ritorno dalla caccia. Numerosi sono i premi che Donato Barcaglia ottiene nel corso degli anni Ottanta e Novanta, si in Italia che all’estero. Nel 1881 presenta a Milano Lo spazzacamino, Ritratto, La primavera o Lo svegliarsi dei sensi, opera che nel 1883 ottiene una medaglia a Boston.

All’Esposizione di Torino del 1884 si presenta di nuovo con Amore accieca, riproposto alla Nazionale di Venezia del 1887, insieme a Il capraio e Le gioie del nonno. Il Novecento inizia con un costante ripetersi delle opere degli anni precedenti, accompagnate da alcune novità, come il gruppo in gesso con Paolo e Francesca presentato alla mostra milanese del 1906 per il Traforo del Sempione.

L’attività espositiva è affiancata dalla scultura monumentale e funeraria, cui Donato Barcaglia si dedica nel corso di tutta la sua carriera, realizzando in particolare la statua di Vittorio Emanuele II ad Intra, quella del Generale Medici a Milano e quella dei Caduti di Paderno a Dugnano.

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