PIETRO BARDELLINO

Pietro Bardellino. Bimbi che giocano con le Capre. Tecnica: Olio su tela
Bimbi che giocano con le Capre. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Pietro Bardellino (Napoli, 1731 – 1806), trascorre la sua giovinezza lavorando come apprendista nello studio di Francesco de Mura (1696-1782), da cui acquisisce i tratti caratteristici della pittura classicista partenopea, tra l’elegante rococò e gli accenti arcadici.

Sono comunque molto poche le informazioni biografiche riguardo la formazione e le prime opere di Pietro Bardellino, fino alla decorazione del soffitto della Farmacia degli Incurabili, in cui si riscontra l’influenza della pittura scenografica e ariosa di Giacomo del Pò (1654-1726), ma anche della maniera barocca di Francesco Solimena (1657-1747).

L’Accademia

Il periodo più fiorente della produzione del pittore e decoratore napoletano corrisponde agli anni Sessanta e Settanta del Settecento, momento in cui viene nominato membro dell’Accademia di Belle Arti e assistente senza stipendio di Luigi Vanvitelli (1700-1773).

Nel 1779, è maestro della Regia Accademia di disegno e di pittura, nomina che decreta definitivamente il suo ruolo fondamentale nel mantenimento della tradizione napoletana tra classicismo e rococò, come si nota dalle decorazioni di diversi palazzi nobiliari di area partenopea, come Palazzo Cellamare a San Ferdinando e Palazzo Ischitella a Chiaia.

Nelle opere degli anni Ottanta, il suo cromatismo si fa arioso ed ampio e in esso risultano fondamentali gli effetti luministici che danno ritmo e fantasia a composizioni ancora baroccheggianti che non cederanno mai il passo al Neoclassicismo, che sta penetrando proprio in quel momento a Napoli.

Una delle cifre caratteristiche del pittore è il consueto affollamento delle scene, in cui vengono raggruppate figure, animali ed elementi decorativi che rispondo ancora alla tradizione che deriva da Luca Giordano (1634-1705).

Sono molto numerose le decorazioni che segnano la fase matura di Pietro Bardellino, soprattutto in area campana. Ma non sono da dimenticare le diverse opere su tela e su tavola, a soggetto sacro e mitologico, che sono conservate, per la maggior parte, in collezioni private.

Nel 1803, viene nominato direttore della Scuola del Nudo in Accademia, insieme a Desiderio De Angelis (1743-1811). Mantiene l’incarico fino al 1806, anno in cui muore a settantacinque anni.

Pietro Bardellino: il secondo settecento napoletano e l’eredità di Solimena

Tra le prime opere decorative di Pietro Bardellino vi sono la tela con Macaone che cura un guerriero ferito realizzato nel 1750 per la Farmacia degli Incurabili di Napoli e la Sacra Famiglia per il Duomo di Gravina in Puglia.

Sin dai primi anni, nella poetica del pittore si riscontra una spiccata propensione verso i panneggi manierati, le scene mitologiche o sacre ricche di figure dai movimenti dinamici che vengono accompagnati da fantasiosi effetti luministici e da un cromatismo chiaro e a tratti freddo.

Sono esempio di questo linguaggio la Madonna appare a Pio V e a don Giovanni d’Austria, in San Giacomo degli spagnoli a Napoli e L’Ultima cena della Cattedrale di Bitonto.

Tra le opere decorative più significative di Pietro Bardellino vi sono: l’Apoteosi di Ferdinando IV e Maria Carolina, del soffitto del Gran Salone del Palazzo dei Regi Studi, oggi Museo Archeologico Nazionale di Napoli, del 1781; gli affreschi realizzati in uno dei saloni di Palazzo Cellamare, di Palazzo Ischitella, di Palazzo Spinelli, ma anche della cattedrale di Monopoli e della Biblioteca dei Girolamini.

Molto tarde sono le sette tele che l’autore esegue per il palazzo vecchio della Reggia di Caserta con la Scienza e le arti, la Pace e la guerra, l’Innocenza, la Semplicità, la Verità, il Giorno e la Notte. Ma è necessario evidenziare che l’attività di Pietro Bardellino non si riduce solamente alla decorazione, ma comprende una vasta produzione di opere di piccole dimensioni, a soggetto sacro o profano.

Ne sono esempio il San Giuseppe falegnameGiochi di Putti, le tele ovali con le Allegorie degli elementi, il Ritratto di Gaetano Barba del 1790, la Madonna tra i Santi Francesco e Antonio della Confraternita dei Bianchi allo Spirito Santo, il Sant’Antonio Abate e I pastori intenti nella lavorazione della ricotta.

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