EUGENIO BARONI

Eugenio Baroni. Gruppo della Vittoria del Monumento al Fante (Dettaglio). Tecnica: Gesso
Gruppo della Vittoria del Monumento al Fante (Dettaglio). Tecnica: Gesso

Biografia

Eugenio Baroni (Taranto, 1880 – Genova, 1935), nato a Taranto, si trasferisce molto giovane e Genova. I suoi genitori sono lombardi e il padre è professore presso l’Istituto nautico della città. Inizialmente, decide di seguire le orme paterne e si iscrive ad ingegneria, ma in seguito, resosi conto della sua vera vocazione, si dedica con passione alla scultura.

Lavora come apprendista nello studio di Giovanni Scanzi (1840-1915) e studia scultura all’Accademia Linguistica di Genova. L’ambiente e l’insegnamento accademici non sono ben tollerati dal giovane Eugenio Baroni, che di questa esperienza trattiene quasi esclusivamente lo studio dell’antico nella gipsoteca.

La scultura a Genova

Ben presto, si fa interprete di una scultura dal gusto moderno, ispirata dal verismo e soprattutto dall’inquietudine del linguaggio di Auguste Rodin (1840-1917). Il rapporto con lo spazio circostante, fondamentale nell’opera dell’artista francese, ritorna nella concezione di Eugenio Baroni, che negli anni Dieci, esegue una serie di piccole sculture che ricalcano lo stile di Rodin, soprattutto nell’invadenza dello spazio reale.

Per le sculture e i monumenti di questi anni, l’artista non trae ispirazione soltanto dal linguaggio di Rodin, ma anche dal simbolismo dell’amico più anziano Leonardo Bistolfi (1859-1933), del pittore Giulio Aristide Sartorio (1860-1932) e da Gabriele D’Annunzio, che inaugura uno dei più importanti monumenti di Baroni, I Mille a Quarto, nel 1915.

Tra monumenti funerari e celebrativi, di forte impronta simbolista bistolfiana e anche wildtiana, passano gli anni Dieci, prima della guerra. Arruolatosi come ufficiale degli alpini, vive da vicino l’esperienza della guerra e della trincea, che lo condiziona per tutto il dopoguerra.

Tra gli anni Venti e Trenta, partecipa a diverse edizioni della Biennale di Venezia e alle Sindacali fasciste di Genova. A questo punto, il simbolismo dei primi anni si trasforma in una raffinata unione tra monumentalità e libertà espressiva. Ciò si nota soprattutto nelle sculture realizzate nel Foro Italico a Roma all’inizio degli anni Trenta.

Mentre sta eseguendo la sua ultima, imponente opera, il Monumento ad Emanuele Filiberto duca d’Aosta da posizionare a Torino, muore improvvisamente a Genova nel 1935, a soli cinquantacinque anni.

Eugenio Baroni: dalla scultura simbolista alla rielaborazione di stilemi antichi

Tra le opere giovanili di Eugenio Baroni, quelle realizzate nel suo periodo di formazione, troviamo Giuseppe ebreo, presentata alla Promotrice genovese del 1902 e poi in seguito distrutta dall’artista stesso, in una sorta di rinnegazione della formazione accademica.

Già dagli anni successivi, si riscontra nell’artista un accurato studio del modellato di Rodin, che sapientemente riesce a coniugare con la rielaborazione dei valori plastici della statuaria antica e rinascimentale.

Alla Promotrice di Genova del 1904 espone Madre con bambino, mentre alla Mostra di Milano del 1906 per il traforo del Sempione espone L’uomo che pensa e Fidanzamento, entrambi in bronzo. È alla Biennale del 1912 con il gruppo degli Erotici, tra cui Paolo e Francesca, Faunetto addormentato, La lampada, L’addio.

Con la tensione spirituale del Monumento dei Mille a Quarto si conclude il periodo precedente alla guerra che, per Eugenio Baroni definisce un importante spartiacque.

Nel dopoguerra, partecipa alla Biennale di Venezia del 1926, dove ha una sala personale in cui espone ventisei opere, tra cui Il fante cieco, Studi d’espressione, L’appello, I mutilati, La vittoria, Il reduce, sculture che provengono tutte dall’esperienza di guerra.

Coniugando verismo, a tensione simbolica, a rielaborazione degli stilemi scultorei antichi, Eugenio Baroni risulta tra i più originali esecutori delle statue per il Foro Italico a Roma. In marmo, scolpisce L’arciere, La caccia, Il remo, Lo sci, Gladiatore, Saltatore, Pescatore con fiocina e Pescatore con freccia.

Al di là del monumentalismo celebrativo, queste statue racchiudono un eclettismo che non si riscontra nelle opere degli altri artisti, più possenti e retoriche. Partecipa alla sua ultima Biennale prima della morte nel 1932, con il Particolare del gruppo della Vittoria del Monumento al fante, progettato dallo scultore per il grandioso memoriale di San Michele sul Carso, ma di cui restano solo gli intensi bozzetti ed i disegni.

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