Bartolomeo Cavarozzi

Bartolomeo Cavarozzi. Madonna col Bambino (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
Madonna col Bambino (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Bartolomeo Cavarozzi (Viterbo, 1587 – 1625), nato a Viterbo, si trasferisce ben presto a Roma per studiare pittura nella bottega al seguito del conterraneo Tarquilio Ligustri (1564-1621), decoratore che aveva conosciuto a Viterbo e che aveva partecipato ai cantieri più prestigiosi delle ville della Tuscia, formandosi negli anni del tardo manierismo laziale.

Il giovane Bartolomeo, sin dal primo periodo romano, viene introdotto presso i marchesi Crescenzi, che saranno per lungo tempo i suoi protettori e fanno in modo che diventi il pittore di casa. Da qui, il soprannome Bartolomeo de’ Crescenzi. La famiglia contribuisce ampiamente alla sua formazione, rendendolo allievo del loro pittore prediletto Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio (1553-1626).

La formazione

La prima istruzione del giovane è quindi impostata in tutto e per tutto sull’ultimo manierismo, cui rimane fedele soprattutto nelle opere degli anni giovanili, come quelle eseguite per i Crescenzi e come il San Carlo Borromeo realizzato per una cappella di Sant’Andrea della Valle.

È inseribile nella prima produzione anche la Sant’Orsola e le sue compagne per la distrutta chiesa di Sant’Orsola in Piazza del Popolo e ora in San Marco. Entrambe le pale presentano ancora tratti riconducibili ala poetica del Pomarancio, che rimane il modello di riferimento principale di Bartolomeo Cavarozzi almeno fino alla metà degli anni Dieci.

Un cambiamento di gusto: il caravaggismo di Bartolomeo Cavarozzi

Per raccontare la svolta stilistica del pittore viterbese è necessario richiamare le parole del biografo Giovanni Baglione (1573-1653). «Cangiò gusto», scrive di lui, specificando il nuovo indirizzo tutto incentrato sul naturalismo.

Questa attenzione al vero, particolarmente apprezzata dai Crescenzi, si rivela intorno al 1615, proprio nel momento in cui Giovanni Battista Crescenzi, faceva crescere sempre di più la cosiddetta “accademia” cui aveva dato vita nel suo palazzo nei pressi del Pantheon, decorato dal Pomarancio.

Intorno agli anni Venti, nell’accademia dei Crescenzi si dipingeva sul vero, portando avanti le tendenze di un caravaggismo ormai ampiamente affermato nel mercato romano. In questo contesto si inserisce perfettamente Cavarozzi, con alcuni dipinti per molto tempo attribuiti a Caravaggio, tra cui il Sacrificio di Isacco.

Il viaggio in Spagna e la definitiva maturazione stilistica

Poco prima, nel 1617, Bartolomeo Cavarozzi aveva accompagnato Giovanni Battista Crescenzi in Spagna, per un soggiorno durato verosimilmente fino al 1619. Viaggio che rappresenta una vera affermazione del pittore presso l’aristocrazia spagnola, a quel tempo particolarmente attratta dal colorismo veneto. Diverse solo le testimonianze del successo che raggiunge in Spagna, tra cui la Sacra famiglia e Santa Caterina, dipinto conservato al Prado di Madrid.

Santa Caterina, nella sua visione mistica, viene affiancata dal Bambino e dalla Sacra famiglia, in un elaborato e prezioso gioco compositivo e luministico che segue il temperamento caravaggesco, ma anche in un preziosismo cromatico che si legge soprattutto nella veste purpurea della Santa, punto cruciale della tela.

Espressione cromatica e tonale di stampo veneto

In effetti, al suo rientro a Roma, dove si stabilisce in via Ripetta, esegue la pala dispersa con Sant’Anna, la Vergine e il Bambino per la chiesa di Sant’Anna dei Funari, in cui, secondo le parole di Baglioni, non sembra affidarsi solo al naturalismo caravaggesco, ma anche all’espressione cromatica e tonale di stampo veneto. Negli ultimi anni, lavora nella natia Viterbo, a servizio del cardinal Cobelluzzi, che diventa il suo protettore.

Al 1622 risale la Visitazione per la cappella del Municipio di Viterbo, opera più significativa dell’ultimo periodo di Bartolomeo Cavarozzi, in cui si possono inserire anche il San Girolamo scrivente di Firenze, la brillante Vergine col Bambino della Galleria Spada e un’altra Madonna col Bambino del Museo del Colle del Duomo a Viterbo.

Notevole è l’Aminta o Giovane violinista conservata al Louvre, che conferma quanto Bartolomeo Cavarozzi sia stato uno degli artisti più incisivi dell’ambito naturalistico romano. Muore nel 1625 a Roma, a soli trentotto anni.

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