CINCINNATO BARUZZI

Cincinnato Baruzzi. Nerina e Filanto (Dettaglio). Tecnica: Bozzetto in Gesso
Nerina e Filanto (Dettaglio). Tecnica: Bozzetto in Gesso

Biografia

Cincinnato Baruzzi (Imola, 1796 – Bologna, 1878) compie la sua primissima formazione a Milano, per poi iscriversi all’Accademia Pontificia di Bologna, dove studia al seguito di Giacomo De Maria (1762-1838). Nel 1816, il giovane scultore vince il pensionato a Roma, dove inizia subito a frequentare l’atelier di Antonio Canova (1757-1822).

Quest’ultimo lo accoglie con grande affetto e riguardo, notando subito in Cincinnato Baruzzi una notevole abilità nel modellato. Poco dopo, il ragazzo vince il premio Canova, messo a disposizione dello scultore di Possagno per i giovani artisti meritevoli.

Alla morte del maestro, nel 1822, i suoi eredi designano Baruzzi come direttore del suo famoso atelier romano, in modo da portare a termine i lavori rimasti incompiuti. Questo evento segna una vera e propria svolta per la sua carriera e lo tiene impegnato per circa dieci anni, pur se nelle numerose polemiche che riguardavano proprio la gestione delle estreme volontà di Canova.

L’eredità di Canova

Mentre porta a termine le ultime opere del maestro, Cincinnato Baruzzi si dedica a proprie sculture, soprattutto ispirate da episodi mitologici e letterari, permeate da un classicismo levigato e leggiadro, che lo porta ad essere subito stimato dalla critica.

Nel 1831, viene nominato professore di scultura all’Accademia Pontificia di Bologna, dove insegna per altri trent’anni, con passione e dedizione. Durante gli anni bolognesi, lo scultore di Imola si dedica ai consueti soggetti letterari, ma anche a sculture religiose e funerarie, attenendosi sempre all’equilibrio e al linguaggio di Canova.

Per tutta la sua carriera, mantiene una precisione e una perfezione tecnica che spesso hanno reso le sue opere prive di fantasia compositiva e di guizzo personale, perché forse troppo simili a quelle del maestro.

Ciononostante, la sua grazia e la sua tipica accezione classica ed eterea lo hanno portato, nel 1851, ad esporre al Salon di Parigi ed alcune sue sculture sono state anche acquistate da Napoleone III. Diverse sue opere sono state commissionate o comprate dallo zar Nicola, altre dalla famiglia Savoia.

Nel corso degli anni Cincinnato Baruzzi si è occupato anche di numerosi ritratti di personaggi del tempo, dai musicisti ai rappresentanti dell’alta società, ai politici dell’Italia unita, ai papi. Negli ultimi anni, le commissioni diminuiscono sempre di più, fino quasi a renderlo uno scultore dimenticato.

Legatissimo alla sua villa, l’Eliso, sul Colle dell’Osservanza di Bologna, vi passa gli ultimi tempi e vi muore nel 1878, a ottantadue anni.

Cincinnato Baruzzi: il classicismo nel segno di Canova

Tutta la prima fase produttiva di Cincinnato Baruzzi è legata indissolubilmente all’immensa influenza del maestro Canova. Non solo perché si è occupato di portare a termine le sue ultime opere, ma anche perché ne è diventato una sorta di continuatore ideale.

Tra le prime opere personali, risalenti alla metà degli anni Venti dell’Ottocento, vi sono Il sogno di Venere e Psiche, scultura declinata in diverse versioni, una delle quali è stata acquistata dello zar Nicola di Russia.

Per la chiesa di San Petronio a Bologna lo scultore realizza il Monumento funerario Baciocchi, mentre nella Casa di Vincenzo Monti è stato posizionato il Busto del poeta eseguito proprio da Baruzzi. Nella fase giovanile, si era prodigato nella traduzione in marmo della Pietà in gesso di Canova, che il maetro aveva destinato al Tempio di Possagno ma oggi è conservata in S. Salvatore a Trracina.

Silvia risale al 1826 ed una delle versioni si trova in Inghilterra, nella residenza di campagna del duca di Bedford Woburn Abbey. Tra i ritratti, sono da menzionare quelli dei papi Pio IX del 1846 e di Gregorio XVI, ma anche quelli di numerosi aristocratici come Matilde Ferrucci Verlicchi.

Dopo l’Unità d’Italia, la sua fama comincia a diminuire, visti anche i suoi legami con lo Stato Pontificio e quindi con il vecchio assetto politico italiano. Partecipa comunque all’Esposizione di Torino del 1860, poco prima dell’Unità, presentando Ragazza afflitta per la morte di una tortora e Ragazza divota.

Agli ultimi anni risalgono il Trionfo della Vergine, su commissione dei Savoia, e Eva che coglie il pomo, che ancora oggi si trova sopra la sua tomba nella Certosa di Bologna.

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