GIAMBATTISTA BASSI

Giambattista Bassi. Veduta del Tevere dalla Torre di Dragona. Tecnica: Olio su tela, 37 x 46 cm
Veduta del Tevere dalla Torre di Dragona. Tecnica: Olio su tela, 37 x 46 cm

Biografia

Giambattista Bassi (Massa Lombarda, 1784 – Roma, 1852) nato nella provincia di Ravenna, si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 1810, all’interno della classe di architettura, riesce a vincere il pensionato triennale a Roma, città che aveva già visitato nel 1808 e da cui era rimasto particolarmente affascinato.

La cultura classicista a Roma

Giunge dunque a Roma insieme al compagno di studi d’Accademia Tommaso Minardi (1787-1871) che svolge il pensionato con Giambattista Bassi, ma nella classe di pittura.

I primissimi artisti con cui viene a contatto il giovane sono il paesaggista Giovanni Monti (1765-1825), nipote del letterato Vincenzo Monti, e lo scrittore classicista Pietro Giordani.

È proprio con loro che inizia le sue peregrinazioni nella campagna romana, soggetto prediletto nei paesaggi della prima produzione, caratterizzati da un chiaro classicismo di derivazione arcadica.

A Roma, il giovane pittore non può far altro che entrare in contatto con l’ambiente neoclassico legato ad Antonio Canova (1757-1822) e a Bertel Thorvaldsen (1770-1844), che acquisterà almeno quattro dipinti di Giambattista Bassi.

In un secondo momento, quando decide di rimanere a Roma e, soprattutto grazie alla frequentazione di Pelagio Palagi (1775-1860), il pittore emiliano passa da un paesaggio classico ed ideale ad uno più orientato al naturalismo e all’osservazione del vero.

Questo passaggio avviene attorno al 1819, quando, grazie all’intervento di Pietro Giordani, ottiene un’importante commissione dal Re di Napoli.

Il successo tra gli anni Venti e Trenta

Il successo giunge immediato grazie alla sua speciale capacità di cogliere le variazioni atmosferiche e luministiche nell’arco della giornata.

Dunque negli anni Venti, i suoi dipinti sono richiesti non soltanto in Italia, ma anche all’estero: lavora per il principe Enrico di Russia, per l’aristocratico inglese Irvin e per il generale Davidoff, consigliere dell’imperatore di Russia.

Espone soprattutto a Roma presso la Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti, di cui viene eletto presidente nel 1830. Negli anni Quaranta, Giambattista Bassi è costretto a vivere un duro periodo di difficoltà economiche, dovuto sicuramente all’interesse dei collezionisti verso altri stili più aggiornati.

Continua comunque a dipingere instancabilmente fino agli ultimi giorni. Muore a Roma nel 1852, a sessantotto anni.

Giambattista Bassi: dal paesaggio arcadico a quello naturalistico

I primissimi paesaggi di Giambattista Bassi, giovane artista giunto a Roma nel 1810, sono tutti intessuti di una dimensione ideale, incentrata su un rigido e accademico concetto di veduta di derivazione settecentesca.

Questo approccio è legato ancora alla sua formazione bolognese, memore del paesaggio ideale carraccesco, ma anche della dimensione arcadica di Lorrain.

Soltanto dopo qualche tempo a Roma, il pittore riesce ad aggiornarsi ad un tipo di paesaggio più permeato nella realtà, dai richiami più esplicitamente naturalistici.

Segue comunque l’impostazione del paesaggismo classicista, che accompagnava allo studio dal vero di ogni particolare atmosferico ed ambientale e quindi alla lavorazione finale in studio per raggiungere gli obiettivi di armonia e perfezione della veduta.

Ciò si verifica a partire dall’evocativo Paesaggio fluviale del 1816, poi entrato a far parte della collezione di Thorvaldsen. Ma il cambiamento più netto è visibile nel Poema del giorno del 1819, una sorta di trittico paesaggistico che rappresenta le tre parti della giornata Il Mattino – Tempio di Diana sul lago di Albano, Il Mezzodì – La grotta di Posillipo e Il Tramonto – Gli Orti Farnesiani.

Le variazioni di luce

In questo piccolo e prezioso ciclo possiamo notare l’abilità di Giambattista Bassi nel cogliere le piccole variazioni di luce nei diversi momenti della giornata, coniugati ad una sincera vicinanza poetica nei confronti dei luoghi rappresentati, simboli del grand tour.

Le tre tavole, di cui la seconda è stata realizzata per il principe Enrico di Russia e la terza per il conte Esterhazy, hanno riscosso un successo così ampio da essere poi replicate in numerose occasioni.

Seguono poi paesaggi quali Il viottolo tra le case e mura di cinta a Terni del 1820 e Rovine al Palatino del 1824. Sempre del 1820 è La caduta dell’acqua presso Terni, acquistato da Lady Bentinck e oggi ancora in Inghilterra, come Il sepolcro dei Plauzi del 1823, eseguito per il nobile britannico Irvin.

Altre vedute degne di nota per il loro impianto naturalistico, unito ad una vena ancora lirica, sono Una veduta tolta dalla loggia di Ripetta che guarda verso Castel Sant’Angelo e il Vaticano, La strada che conduce a Marino, La caduta del Velino, La via in Albano che conduce al concento dei cappuccini a Castel Gandolfo e La grotta delle Sirene a Tivoli.

Tra le ultime opere di Giambattista Bassi, vi sono le vedute del 1849 che presentano gli edifici colpiti o demoliti prima e durante gli eventi della Repubblica Romana, tra cui Ponte Milvio nel 1849, Fabbrica al Gianicolo distrutta nel 1849 e Casino dei Quattro Venti nel 1849.

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