ALFONSO BECCALUVA

Alfonso Beccaluva. Il Crostolo con Veduta di Monteduro, 1868. Tecnica: Olio su tela, 56 x 77 cm. Firmato e datato
Il Crostolo con Veduta di Monteduro, 1868. Tecnica: Olio su tela. Firmato e datato

Biografia

Alfonso Beccaluva (Reggio Emilia, 1839 – 1871) è impegnato nel 1859 nelle campagne garibaldine, ma contemporaneamente, rivela le sue doti pittoriche. Per cui, terminata la guerra, si iscrive alla Scuola di Belle Arti di Reggio Emilia, dove è allievo di Alessandro Prampolini (1823-1865). Non è un caso, dunque, che si rivolga subito al genere del paesaggio, acquisendo i modi di Giovanni Fontanesi (1813-1875).

Dunque, le vedute e i paesaggi di Alfonso Beccaluva acquisiscono una valenza sicuramente legata al “bello ideale” ed unita alla classica successione di piani paralleli invasi da una luminosità diffusa. Le quinte arboree e l’impianto scenografico risalgono, invece, sicuramente alla traccia lasciata dal maestro Prampolini.

Nel 1862, ancora studente, ottiene il primo premio non concorso di Paesaggio, mostrando di essere ancora fedele ad alcune soluzioni del paesaggio istoriato di Massimo D’Azeglio (1798-1866).

È dunque chiaro che autori come Alessandro Prampolini o Alfonso Beccaluva stesso, poco si facciano influenzare dalle istanze veriste che stavano nascendo proprio in quel momento in Toscana, in Campania, in Piemonte e nella stessa Emilia Romagna.

Un paesaggismo più aggiornato

È soltanto nel 1869, quando ottiene il pensionato a Firenze, che riesce in parte a svincolarsi dal paesaggio ideale e classico, per avventurarsi in uno studio della luce tutto intriso di verismo.

Gli anni toscani gli permettono di scegliere tagli meno ampi e idealizzanti, per approdare a inquadrature ravvicinate. La luce diviene la principale protagonista delle tele più mature di Alfonso Beccaluva, studiata nelle sue minime variazioni, insieme a quelle atmosferiche. La pennellata risulta sicuramente più sintetica e le sensazioni chiaroscurali che uniscono romanticismo a verismo emergono dai dipinti degli ultimi anni.

Nel 1870, presso l’Esposizione di Parma ottiene una medaglia di bronzo grazie ad un paesaggio ormai aggiornato ad un luminismo cangiante e personale. Purtroppo, nel 1871, appena trentaduenne, Beccaluva muore giovanissimo nella sua città, stroncando a metà il suo percorso artistico e anche l’attività di insegnante presso la Scuola di Belle Arti di Reggio.

Alfonso Beccaluva: gli esordi nel solco del paesaggio ideale

Gli insegnamenti di Giovanni Fontanesi e di Alessandro Prampolini portano Alfonso Beccaluva ad inoltrarsi, inizialmente, in un paesaggio che rispondesse il più possibile alle istanze puriste. Esse coniugavano l’idea seicentesca di paesaggio classico, con un naturalismo lieve, conducendo il pittore ad un romanticismo alla Massimo D’Azeglio.

L’organizzazione in netti piani paralleli che si susseguono rispettando una prospettiva idealizzante è alla base di composizioni giovanili come Casino dell’Ariosto, del 1860. Ma il primo dipinto che lo rende veramente famoso agli occhi della critica è Le cascate di Tivoli, presentato all’Esposizione Nazionale di Firenze del 1861.

Giovanni Fontanesi ed Alessandro Prampolini ancora emergono, come presenze importanti, da queste prime tele di Beccaluva, come Chiesa di Mucciatella o Cimabue che scopre il pastorello Giotto, vero omaggio al paesaggio istoriato d’azegliano.

L’avvicinamento al naturalismo: lo studio della luce

Un naturalismo più accentuato comincia a farsi strada nelle opere della metà degli anni Sessanta. Già un approccio più libero e arioso si nota dal dipinto Le quattro castella del 1867. Ma il vero cambiamento verso un luminismo studiato e attento alla realtà emerge dagli studi di alberi come La quercia e Filari di piante con veduta del ponte sul Crostolo a San Pellegrino.

Ma è quando Alfonso Beccaluva soggiorna a Firenze nel 1869 che realmente l’avvicinamento al naturalismo prende piede nelle tele. Il mattino veduta di Firenze è una delle prime opere realizzate nella città toscana, ricca di sensibili giochi di luce. Così come L’Alpe del Cusna e Lago di Garda, quadri esposti a Parma nel 1870: veri e, purtroppo, ultimi passi verso una pittura più aggiornata e personale.

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