Bechi Luigi

Luigi Bechi. La danza - Olio su tela 6,2 x 111,8 cm. Firma in basso a sinistra
La danza - Olio su tela. Firma in basso a sinistra

Biografia

Luigi Bechi (Firenze, 1830-1919) si forma all’Accademia di Firenze dedicandosi inizialmente alla pittura di storia. Appoggia la causa risorgimentale e partecipa alla seconda guerra di indipendenza nel 1859. Tra il 1860 e il 1861 si avvicina al Caffè Michelangelo e aderisce agli stilemi della pittura di macchia.

Nel 1866 parte come volontario al seguito di Garibaldi in Trentino. Dopo essere stato liberato dalla prigionia a Bezzecca, diventa professore del Consiglio Accademico di Belle Arti di Firenze.
Da questo momento la sua vita prende una piega diversa. Vive nell’agiatezza perché le sue opere, ormai lontane dalla poetica macchiaiola della prima fase, incontrano il gusto della borghesia per la loro leggerezza aneddotica. Muore a Firenze nel 1919.

L’Accademia di Firenze

Studia all’Accademia Fiorentina con i maestri Giuseppe Bezzuoli (1784-1855) ed Enrico Pollastrini (1817-1876). Si dedica prevalentemente a soggetti storico-letterari che gli procurano un grande successo.
In occasione della Promotrice del 1855 Bechi Luigi espone Michelangelo che veglia il servo Urbino ammalato, dipinto considerato veramente toccante per il tema trattato.

Il messaggio patriottico

Partecipa alla prima guerra d’indipendenza e poco dopo espone per il concorso Ricasoli nel settore “Episodi Militari” e arriva secondo con Il marchese Fadini salva la vita al colonnello De Sonnaz a Montebello.
Sebbene l’opera venga terminata solo due anni dopo ottiene un grandissimo successo di pubblico ovviamente grazie all’importanza del messaggio patriottico che ne emerge.

In primo piano vengono rappresentati i protagonisti della vicenda per esaltare l’eroismo individuale del marchese Fadini. Nel 1861 all’Esposizione Nazionale presenta Michelangelo e altre due opere: Susanna tentata e Agar ripudiata da Abramo, destinate a un tuttora ignoto committente cubano.

La pittura di macchia

Nel 1861 Bechi Luigi  comincia a frequentare il Caffè Michelangelo e nello stesso anno si reca a Parigi insieme a Stefano Ussi (1822-1901), Cristiano Banti (1824-1904), Telemaco Signorini (1835-1901) e Vincenzo Cabianca (1827-1902).

Non a caso, è uno dei primi a utilizzare, in età giovanile, la pittura di macchia: si sposta frequentemente nella tenuta di Castiglioncello con Giuseppe Abbati (1836-1868) e Raffaello Sernesi (1829-1839) e ciò è testimoniato dalle diverse vedute e studi che realizza soprattutto della casa di Diego Martelli (1839-1896) che lo ospita (Una veduta di casa Martelli, Veduta della campagna del Martelli e Una marina a Castiglioncello).

L’esperienza Macchiaiola di Bechi non è di lunga durata, infatti alla Promotrice del 1862 presenta due quadri di storia: Costume Romano e Galileo Galilei innanzi al Tribunale dell’Inquisizione, che ha un enorme successo.
Le ultime opere assecondano il gusto borghese nella loro leggerezza tematica e frivolezza: Il pifferaio del 1881, La bolla di sapone del 1886, La lezione di treccia e Scherzi col gomitolo del 1888.

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