GIORGIO BELLONI

Giorgio Belloni. Riflessi di Sole. Tecnica: Olio su tela
Riflessi di Sole. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Giorgio Belloni (Codogno, 1861 – Azzano di Mezzegra, 1944) studia presso l’Accademia di Brera, dove ha come insegnante Giuseppe Bertini (1825-1898). All’inizio degli anni Ottanta, si trasferisce a Verona per perfezionarsi. Qui, inizia a dedicarsi con particolare assiduità alla pittura di paesaggio en plein air, prediligendo le marine veneziane.

Tra Verona e Milano

Gli anni Ottanta rappresentano per Giorgio Belloni l’inizio di un’esperienza tutta legata ad un linguaggio naturalistico sincero e vibrante. Interessato in particolare agli effetti di luce sull’acqua, si dedica per lungo tempo a marine venete, toscane e liguri. Ma non manca di effettuare incursioni nel paesaggio montano, descrivendo cime e campagne della Lombardia, del Piemonte, della Valle d’Aosta.

Alla fine degli anni Ottanta, soggiorna per un breve periodo a Pavia, dove stringe amicizia con Giuseppe Mentessi (1857-1931) e con Filippo Carcano (1840-1914). Soprattutto quest’ultimo trasmette a Giorgio Belloni un naturalismo lirico e vibrante.

Il riferimento va anche a paesaggisti come Eugenio Gignous (1850-1906) o ai piemontesi Lorenzo Delleani (1840-1908) e i rappresentanti della Scuola di Rivara. Nel 1890 si trasferisce a Milano, ma da qui si sposta di continuo tra le acque di Como, il Monte Bianco e le Alpi Svizzere.

Un’intensa attività espositiva

Pittore molto produttivo, Giorgio Belloni esordisce all’Esposizione di Belle Arti di Milano del 1881, inaugurando una duratura e longeva attività espositiva. In effetti, dagli anni Ottanta dell’Ottocento fino agli anni Venti del Novecento partecipa con costante regolarità a numerose rassegne italiane.

Dalle Promotrici torinesi a quelle genovesi, alle mostre di Milano e Roma, fino ad arrivare alle Biennali di Venezia cui prende parte con passione e precisione. I suoi dipinti en plein air attirano subito il favore della critica, affascinata soprattutto dalle sapienti modulazioni cromatiche e luministiche messe in atto da Giorgio Belloni.

Premi e riconoscimenti

Nel corso della sua carriera si mantiene sempre su un naturalismo sereno e vibrante. Caratterizzato da una forte attenzione alle variazioni atmosferiche e alle mutevoli caratteristiche del paesaggio marino o montano, è anche a tratti denotato da accenti simbolisti.

Numerosi sono i premi che Giorgio Belloni ottiene nel corso della sua lunga attività. La Medaglia d’oro del Ministero della Pubblica Istruzione, due Medaglie d’oro ottenute alle esposizioni di Vienna e Monaco, e quella vinta nel 1900 all’Esposizione Universale di Parigi.

Nel 1920, inoltre, riceve il premio Principe Umberto, a coronamento della sua  raffinata pittura di paesaggio. Continua ad esporre fino al 1928, quando partecipa alla sua ultima Biennale veneziana. Muore ad Azzano di Mezzegra, vicino Como, nel 1944.

Giorgio Belloni: le vibranti marine e i lirici paesaggi montani

L’esordio di Giorgio Belloni a Milano nel 1881 non avviene, come si potrebbe pensare, nel segno di un paesaggio, ma con una prospettiva, Il coro di San Vittore a Milano. Ma già nel 1883 all’Esposizione di Belle Arti di Roma invia Primavera, Pavia, Una monaca, Sul Canal Grande a Venezia ed Estate.

Ben presto vive la sua esperienza veronese e veneziana, caratterizzata da una forte attenzione nei confronti del genere della marina. Partecipa all’Esposizione Internazionale di Venezia del 1887 con i suggestivi dipinti Vento, Torna il sereno, Settembre e Tempo triste. Un lirismo caratterizzato dallo sviluppo dei toni chiari e di una luminosità poetica comincia a caratterizzare la sua produzione.

A Roma, nel 1893 espone Bosco di faggi, mentre alla I Biennale veneziana del 1895 Tramonto sereno e Il mare.

Una pennellata ricca e caratterizzata da intense sfumature di luce riempie marine e paesaggi agresti e montani conferendo alle composizioni una calma e una serenità che subito affascinano il pubblico e la critica.

Delicate note di colore e variazioni luministiche si modulano assieme per dare vita a dipinti quali Sinfonia e Crepuscolo esposti alla Triennale di Torino del 1896.

Delicate modulazioni cromatiche e luministiche

Alla Biennale del 1897 espone Le furie del mare e il dipinto di genere, delicatissimo negli intenti narrativi di una quotidianità semplice e sincera, Torna a fiorir la rosa, titolo ispirato ad un verso di Parini. Piccole anime e Libeccio minaccioso compaiono alla Biennale del 1899, Ritratto e Sole riflesso a quella del 1903.

Dall’inizio del Novecento in poi, il nome di Giorgio Belloni si lega ormai soprattutto alle bellissime e suggestive marine caratterizzate da una luminosità intensa e vibrante. Compaiono all’Esposizione di Milano del 1906, dove spicca Riflessi di madreperla che ha come soggetto una fanciulla nuda che si bagna nelle acque del mare ricche di riflessi luminosi.

Alla Biennale del 1914 ha una sala personale in cui espone trentadue opere tra cui Tempo grigio nel porto, Sulle rive dell’Adige, Libeccio, Visione di pace, Verso il tramonto, Bosco di castagni, Ricordo di Courmayeur. Da alcuni di questi titoli si evince anche un forte interesse nei confronti del paesaggio alpino, descritto con forte partecipazione emotiva.

Dopo la guerra, nel 1919, tiene una personale presso la Galleria Pesaro di Milano in cui espone più di centotrenta opere. Tra di esse si ricordano Nella calma meridiana, Acque vive, Riflessi di sole, Dal porto di Genova, Vele al sole, Nubi in montagna, Laguna a Venezia, Tempo minaccioso, Mare mosso.
Partecipa alla sua ultima Biennale nel 1928 con Estate al mare, ma continua a dipingere fino agli anni Quaranta del Novecento.

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