Bencovich Federico

Federico Bencovich. Deposizione. Tecnica: Olio su tela
Deposizione. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Federico Bencovich (Almissa o Venezia, 1677 – Gorizia, 1753), detto Federighetto o Dalmatino, non è ancora certo se sia nato a Venezia da genitori di origine dalmata o direttamente ad Almissa, in Dalmazia.

È molto difficile seguire l’evoluzione diacronica dell’operato di questo pittore, sia per questioni strettamente legate alla carenza di informazioni biografiche, sia per problemi di attribuzione delle opere.

È sicura, comunque, la sua presenza a Bologna nel 1695, dove studia pittura nella bottega di Carlo Cignani (1628-1719) che affianca nell’esecuzione di alcuni lavori in area emiliana.

Le prime opere accertate di Federico Bencovich risalgono al 1707, momento in cui studia presso Francesco Maria Crespi (1665-1747), lo Spagnoletto, da cui apprende l’approfondimento di tematiche quotidiane e popolari, nate dalla riscoperta delle Bambocciate seicentesche.

Venezia: i primi incarichi importanti

Nella bottega di Crespi, il giovane pittore entra in contatto con Giovanni Battista Piazzetta (1683-1754) in viaggio di studio, e, nel 1710, decide di rientrare a Venezia, dove conosce Rosalba Carriera (1675-1757), con cui stringe una duratura amicizia.

Nella città lagunare, riceve subito l’importante commissione da parte del principe Franz Lothar von Schönborn, vescovo di Bamberga, di realizzare alcune tele a soggetto mitologico e sacro per il suo palazzo di Pommersfelden.

Inizialmente, per gli artifici prospettici di natura bolognese e per l’impaginazione luministica scenografica, queste opere sono state erroneamente attribuite al Piazzetta, ma poi sono state giustamente passate alla mano di Federico Bencovich.

Alla corte di Vienna

Tra gli anni Dieci e Venti del Settecento, il pittore è documentato tra Venezia, Vienna e a Milano, dove esegue alcune delle sue opere più importanti, in cui si scorgono ancora tracce dell’illusionismo prospettico che richiama le opere di Andrea Pozzo (1642-1709), accompagnate da un cromatismo chiaro di origine tiepolesca e da una minore spettacolarità d’intenti, seppur dotate di un certo carattere scenografico.

È inoltre visibile nella poetica del pittore dalmata una forte propensione verso l’inserimento di scene della vita quotidiana, trattate con attenzione al vero e con alcuni accenti di bizzarria e drammaticità. Alcune opere riuscitissime a Venezia negli anni Venti gli permettono di essere ulteriormente apprezzato in ambito europeo, tanto da essere nominato, nel 1734, pittore di corte a Vienna dal principe Friedrich Karl von Schönborn.

Realizza quindi alcune tele per Cappella della Residenza del principe a Würzburg, poi sostituite alcuni anni dopo da quelle di Giovanni Battista Tiepolo (1696-1777). Terminano l’incarico ufficiale nel 1743, si ritira, in solitudine, nel palazzo del conte Attems a Gorizia, dove muore nel 1753, a settantasei anni.

Federico Bencovich: il settecento veneziano, tra naturalismo e scenografie vaporose ed espressive

La prima opera certa di Federico Bencovich risale al 1707 e si tratta di una Giunone, per palazzo Orselli a Forlì. Rientrato a Venezia nel 1710, si occupa delle committenze del principe elettore e vescovo di Bamberga: esegue quattro dipinti per la galleria del castello di Pommersfelden, Agar nel deserto, Il sacrificio di Ifigenia, Il sacrificio di Isacco Apollo che scortica Marsia.

I primi due si trovano ancora in situ e possono essere considerati i due maggiori sforzi pittorici di Federico Bencovich, mentre il terzo si trova, come replica autografa, nella galleria Strossmayer a Zagabria; del quarto non abbiamo più traccia.

Sin da subito, nel pittore dalmata si ravvisano elementi personalissimi quali l’uso di un cromatismo freddo e vaporoso, a tratti spettrale, che si unisce ad una linea bizzarra di matrice decorativa rococò, ma anche da un verismo drammatico che deriva da Crespi e Piazzetta.

Negli anni Venti, per la chiesa di S. Sebastiano a Venezia, esegue il Beato Pietro Gambacorti ancor oggi visibile, ma senza gli affreschi che lo circondavano in origine. Pittore di corte a Vienna, nel 1734 lavora per la Residenza di Würzburg, realizzando quattro tele con Sacrificio di Jefte, Mosè dinanzi al Faraone, il Giudizio di Salomone e Rachele al pozzo.

In seguito, si occupa delle due pale con l’Immacolata Concezione e con S. Michele arcangelo, oggi non più visibili. Ma insieme alle opere realizzate per la committenza ufficiale viennese, Federico Bencovich è autore di diverse tele dal carattere estremamente personale, con una evidente vocazione espressiva e a tratti macabra, a tinte fredde e sotto una luce quasi lunare.

Ne sono esempio l’Autoritratto, la Deposizione dalla Croce nel santuario del castello di Verolanuova, nei pressi di Brescia, il S. Francesco conservato nella Pinacoteca Querini Stampalia, una Maddalena e conservata a Berlino, la pala con San Francesco di Paola per la chiesa della Trinità a Crema, San Pietro guarisce un malato e Socrate incitato a evadere dal carcere.

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