Benlliure y Gil José

José Benlliure y Gil. La Corrida. Tecnica: Olio su tavola, 33 x 23 cm
La Corrida. Tecnica: Olio su tavola

Biografia

José Benlliure y Gil (Valencia, 1855 – 1937), nato da una famiglia di artisti, si avvicina in tenera età alla pittura, inizialmente copiando le opere paterne. In seguito, si dedica alla decorazione murale di alcune zone del suo quartiere a Valencia, il Carmen, che oggi ospita ancora la sua casa museo.

Adolescente, frequenta l’Accademia di Belle Arti San Carlos della sua città e nel frattempo continua a collaborare con il padre Juan Antonio, decorando diversi edifici valenciani. Completa poi la sua formazione nello studio del pittore Francisco Domingo Marqués (1842-1920).

Proprio nella bottega del maestro, José Benlliure y Gil viene notato dallo scrittore e critico Luis Alfonso, che comincia a scrivere di lui in numerosi articoli per giornali e riviste spagnoli. Piano piano, anche grazie a questi contributi critici, il giovane pittore suscita l’interesse di due deputati, che chiedono a suo padre di avere la possibilità di presentarlo al re Amedeo I di Savoia.

All’inizio degli anni Settanta, quindi, José compie un soggiorno a Madrid, incaricato di eseguire i ritratti dei principi. Nella capitale spagnola, ha l’occasione di recarsi al Museo del Prado e di studiare direttamente i capolavori al suo interno, realizzandone anche alcune copie.

Il trasferimento a Roma

Nel 1879, José Benlliure y Gil parte per Roma, dove raggiunge la colonia di artisti spagnoli che erano stati fedeli seguaci del pittore catalano Mariano Fortuny (1838-1874), morto solamente cinque anni prima.

A Roma, il pittore valenciano diventa un vivace interprete della pittura cosiddetta costumbrista, con scene di genere narrate in piccole tavole che gli fanno ottenere un ottimo ed immediato successo di mercato, soprattutto grazie alla luminosità e all’esuberanza della tavolozza.

Le maggiori soddisfazioni professionali riesce ad ottenerle proprio durante il suo lungo periodo romano, durante il quale espone presso le maggiori manifestazioni artistiche italiane, tra cui la Biennale di Venezia, cui partecipa dal 1895 al 1930.

José Benliiure y Gil espone anche in diverse capitali europee, come Vienna e Monaco, ottenendo sempre numerosi premi e raggiungendo un formidabile successo di pubblico e di critica.

Dalla pittura di genere passa ben presto a composizioni più incentrate su un simbolismo ricco di visioni oniriche e drammatiche che fa virare la tavolozza su colori molto più scuri di quelli usati per la pittura di genere.

Dal 1903 al 1912, il pittore svolge il ruolo di direttore dell’Accademia di Spagna a Roma, anno in cui decide di rientrare a Valencia. Qui, viene nominato Delegato Regionale delle Belle Arti nel 1920 e quattro anni dopo direttore del Museo Provinciale.

Dipinge con energia e passione fino all’inizio degli anni Trenta, quando comincia ad allentare i suoi impegni e la partecipazione alle mostre locali ed internazionali. Muore a Valencia nel 1937, ad ottantadue anni.

José Benlliure y Gil: dal costrumbrismo al simbolismo

La pittura di José Benlliure y Gil risulta sin da subito legata a quell’interpretazione brillante ed energica, tipica della pittura di genere spagnola. Il verismo, congiunto ad una pennellata veloce e sintetica si riscontra anche nella produzione di ritratti e scene storiche, tutti appartenenti alla prima fase della sua carriera artistica.

La tradizione e la quotidianità valenciana e spagnola in generale sono i temi prediletti del periodo formativo, come si nota da due dipinti conservati al Prado, El descanso eb la marcha, del 1876 e Palique y trago del 1878. Si può dire quindi che le scene pittoresche e costumbriste, nel primo periodo spagnolo, vengono sostituite da scene molto più fedeli al reale.

Giunto a Roma nel 1879, invece, riprende quei temi leggeri e quella pittura mossa e vibrante che tanto piace al mercato, di cui uno dei maggiori esempi è Il carnevale di Roma, sfavillante dipinto caratterizzato da horror vacui, pieno di fiori, ghirlande, oggetti e persone.

Ben presto, però, alle scene gradite al mercato, José Benlliure y Gil affianca dipinti di carattere più serio, realizzati con un linguaggio più pacato, teso a mettere in evidenza gli effetti evocativi ed atmosferici, presenti soprattutto nelle tematiche sacre e simboliste.

Visioni oniriche e dipinti orientalisti

La visione del Colosseo, l’ultimo martire, dipinto del 1885, è un dipinto dal carattere drammatico e spettrale, popolato da presenze fantasmatiche e da una luna piena che si affaccia dietro le mura del Colosseo.

Con Scena infernale, ascrivibile a questi sviluppi, il pittore partecipa all’Esposizione di Napoli del 1892, mentre con Cardinale a quella di Roma dell’anno successivo. Nel 1895, prende parte alla I Biennale di Venezia, esponendo i due dipinti veristi Minestra al convento e Vecchio in preghiera. Mendicanti compare alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze del 1896, Vita campestre e Trattenimento musicale alla Biennale del 1897.

Dopo un breve viaggio in nord Africa, riporta le sue luminose impressioni orientaliste in Italia, tra cui Ricordo del Marocco, presentato alla Biennale del 1899, insieme a due dipinti simbolisti che molto devono alla tradizione spagnola del Seicento e del primo Ottocento, Danza macabra e San Francesco al Convento di Santa Chiara.

Ben sette opere, quasi tutti ritratti e scene di genere vengono esposte da José Benlliure y Gil alla Biennale del 1910, Cortile d’Aragona, Campagnuolo di Valencia, Spagnola con ventaglio, Fioraia valenciana, Un’aragonese, Dopo i vespri e Carrettiere.

All’Esposizione di Roma del 1911, un anno prima del suo rientro a Valencia, il pittore spagnolo tiene una personale con ventisette opere.
Tra di esse compaiono Spagnola, Vecchio in chiesa, Mercato di Tangeri, Corrida nel villaggio, Ballo popolare, Il Zoco di Tangeri, La nipote del curato, Flagellanti e Spagnola in lutto.

Nonostante il suo ritorno in patria, espone a Venezia fino al 1930, presentando opere di genere come Vecchi amici, Festa popolare e Narratore di racconti – Marocco.

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