Bertini Giuseppe

Giuseppe Bertini. Entrata in Milano di Vittorio Emanuele II e di Napoleone III. Tecnica: Olio su tela
Entrata in Milano di Vittorio Emanuele II e di Napoleone III. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Giuseppe Bertini (Milano, 1825 – 1898), figlio del fondatore di una azienda produttrice di vetrate artistiche, la “Bertini, Brenta e C.”, inizia sin da bambino il suo percorso di avvicinamento al disegno e alla pittura. Nel corso degli anni, insieme al fratello Pompeo, porterà avanti la ditta paterna trasformandola nella sempre più fiorente “Fratelli Bertini”.

Ma mentre si occupa dell’azienda familiare, Giuseppe Bertini frequenta l’Accademia di Brera, dove ha come insegnanti Giuseppe Bisi (1787-1869) e Luigi Sabatelli (1772-1850). Negli anni Quaranta, l’artista ormai ventenne inizia a ricevere i primi riconoscimenti, ad esempio il Premio Mylius per le arti industriali con una vetrata dedicata alla rappresentazione della Fuga in Egitto.

Tra le vetrate artistiche e la pittura

Ma nel 1844 giunge per l’artista il primo premio in un concorso di pittura, che lo porta a ricevere il pieno consenso da parte della critica, che lo designa come degno erede di Francesco Hayez (1791-1882), per quanto riguarda la pittura di storia di matrice romantica.

Tra il 1848 e il 1849 si reca a Roma per un soggiorno di formazione con il suo amico Eleuterio Pagliano (1826-1903), con cui, rientrato a Milano apre uno studio di pittura. Nel frattempo, morto il padre, assume la direzione artistica dell’azienda, affiancato dal fratello che invece si occupa della direzione amministrativa.

La pittura di Giuseppe Bertini, in questo momento, condivide gli stessi soggetti della vetrata artistica: scene storiche e letterarie, in particolare dantesche, portano il pittore alla ribalta, al punto di ottenere uno strepitoso successo all’Esposizione Universale di Londra del 1851.

Le tematiche neogotiche si abbinano alla perfezione ai fermenti risorgimentali italiani contemporanei, anche perché accompagnate da una pittura ormai lontana dall’accademismo e molto legata al cromatismo hayeziano, emozionante, vivo, vibrante e perfetto.

Uno straordinario successo

Tra decorazioni di ambienti, realizzazione di vetrate e pittura su tela, Giuseppe Bertini ottiene commissioni ed incarichi prestigiosi da Gian Giacomo Poldi Pezzoli che, oltre ad affidargli la creazione di alcune vetrate artistiche per il suo studio domestico, lo nomina consigliere e riordinatore della sua raccolta artistica che poi donerà a Milano.

Intorno alla metà degli anni Cinquanta, dopo essersi dedicato alla realizzazione di vetrate per il Duomo di Como e di Milano, decide di dedicarsi quasi esclusivamente alla pittura, sempre concentrandosi su temi di carattere storico letterario e quindi intimamente romantico.

I successi si susseguono: dall’Esposizione Universale di Parigi del 1855 alla nomina a consigliere a Brera, Giuseppe Bertini diviene un vero e proprio animatore e punto focale della cultura milanese del Risorgimento.

Sempre presente alle mostre braidensi, nel 1870 partecipa anche alla Mostra Nazionale di Parma e nel 1881 a quella di Milano. La sua pittura, tra intensa rappresentazione filologica delle ambientazioni storiche e una sorprendente varietà di stili adoperati sia nell’olio che nell’affresco, porta Giuseppe Bertini ad essere consacrato come uno dei più importanti pittori milanesi dell’Ottocento.

Ottenuta la cattedra di pittura a Brera nel 1860, come successore di Hayez, culmina la sua carriera, mantenendo questo incarico fino alla morte. Nel frattempo, nonostante le continue commissioni, i suoi successi pittorici e suoi impegni didattici, continua ad occuparsi dell’azienda di vetrate.

Nel 1882, ultimo atto importante della sua vita ricca di riconoscimenti, viene nominato direttore della Pinacoteca di Brera, di cui inizia il riordinamento delle collezioni. Muore a Milano nel 1898, a settantatré anni.

Giuseppe Bertini: la pittura romantica a Milano, tra soggetti storici e letterari

Il primo successo pittorico che ottiene un ancora giovane Giuseppe Bertini giunge nel 1844, con il Gran Premio di pittura ricevuto per l’olio su tela Dante e frate Ilario. I soggetti danteschi costelleranno tutta la sua carriera, sia quella pittorica che quella legata alle vetrate artistiche.

Infatti, nel 1851 è in Inghilterra con Pagliano, dove raggiunge un altro importantissimo successo all’Esposizione Universale di Londra con la vetrata Il trionfo di Dante, oggi conservata alla Biblioteca Ambrosiana di Milano.

Generi, tematiche, tecniche artistiche differenti caratterizzano il percorso del pittore, estremamente abile soprattutto nella ricostruzione dettagliata e filologica delle ambientazioni di diverse epoche, da quelle medievali a quelle bizantine.

La sua passione antiquariale e la sua perizia tecnica sono ben visibili anche negli allestimenti: ne è un esempio quello del Gabinetto Dantesco in stile neogotico, realizzato con eseguito con Luigi Scrosati (1815-1869) nel 1853.

L’anno successivo, espone a Brera il soggetto letterario commissionato dal marchese Giulini, La Parisina, tratta da Byron, mentre risalgono al 1857 Il ritorno di Lucia e Renzo dopo gli sponsali e al 1859 la Pazzia di Ofelia e Effigie di sua Maestà il Re Vittorio Emanuele II, tela risorgimentale.

Del 1869 è invece il quadro di ricostruzione storica Leonardo ritrae Beatrice d’Este, molto simile al dipinto molto più tardo, datato 1892, Il pittore Francesco Guardi, emulo del Canaletto, offre in vendita i suoi quadretti e all’Alessandro Volta spiega la Pila a Napoleone, primo Console.

I soggetti romantici sono dunque la cifra caratteristica di Giuseppe Bertini, che negli anni Settanta, si ritrova, però, anche ad anticipare alcune urgenze sociali in dipinti quali La macerazione della canapa e Lo zappatore.

Tra i ritratti più importanti si segnalano Ritratto di bambina, quello della Contessina Bice Barabino Belgioioso, Ritratto di Alessandro Finzi.

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