BARTOLOMEO BEZZI

Bartolomeo Bezzi. Neve a Venezia. Tecnica: Olio su tela
Neve a Venezia. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Bartolomeo Bezzi (Fucine, 1851 – Cles, 1923) nasce in un piccolo centro della Val di Sole da un notaio e da una nobile. Perso il padre intorno ai dieci anni, viene affidato all’educazione di uno zio sacerdote, il primo a notare le doti artistiche di Bartolomeo Bezzi. Inizialmente queste vengono osteggiate, ma in un secondo momento lo zio Ambrogio permette al nipote di studiare pittura.

Il trasferimento a Milano

Nel 1871, a vent’anni, Bartolomeo Bezzi si trasferisce dunque a Milano per frequentare l’Accademia di Brera. Qui ha come maestri Giuseppe Bertini (1825-1898) e Filippo Carcano (1840-1914). Soprattutto quest’ultimo inciderà sulla sua formazione. In effetti, alla prima esposizione braidense del 1878, Bartolomeo Bezzi risulta partecipare con un paesaggio, che subito gli fa ottenere il favore della critica.

Nel 1882 vince il premio Fumagalli con un altro paesaggio e l’anno successivo prende parte all’Esposizione Internazionale di Roma raggiungendo un successo inaspettato. La sua trattazione lirica e suggestiva del paesaggio, attentissimo alle variazioni atmosferiche, come  quello del maestro Carcano, suscita subito un vivido interesse della critica romana.

I paesaggi presentati sono quelli raccolti en plein air nella campagna milanese, ma soprattutto nella nativa Val di Sole. Non mancano emozionanti vedute di Verona che Bartolomeo Bezzi frequenta moltissimo, prima di un suo definitivo trasferimento a Venezia nel 1890.

Venezia e le Biennali

A Venezia Bartolomeo Bezzi abita nella Fondamenta delle Zattere. Questo luogo, ricco di un grande fermento artistico, lo spinge non solo a continuare a dipingere paesaggi, ma ad avvicinarsi alla pittura di genere. Molto attivo nell’ambiente culturale veneziano, insieme a Riccardo Selvatico, è tra gli organizzatori della I Biennale del 1895.

Rimane nell’ambito organizzativo per molte altre edizioni della rassegna, in qualità di selezionatore degli artisti, anche di provenienza internazionale. Molti sono i viaggi che Bartolomeo Bezzi compie in questi anni, e grande è il successo che raggiunge con i suoi dipinti lirici e dallo spiccato equilibrio tonale.

Partecipa a diverse esposizioni internazionali come la Secessione di Monaco del 1893, del 1898 e del 1903. Mentre nel 1900 è presente all’Esposizione Universale di Parigi, dove ottiene una medaglia d’argento.

Gli ultimi anni in Trentino

All’inizio degli anni Dieci soggiorna tra Roma e Verona e, dopo ave partecipato alla Biennale del 1914, attraversa un lungo periodo di allontanamento dalla pittura a causa di una malattia nervosa. Si ritira dunque in Trentino, precisamente a Cles, in Val di Non, dove molto lentamente riesce a riprendersi.

Non dipingerà mai più, ma frequenterà con piacere il salotto culturale di Giulia Turcato Lazzeri a Trento. Vi incontrerà Angelo Dall’Oca Bianca (1858-1942), Eugenio Prati (1842-1907) e Luigi Nono (1850-1918). Nel 1923, un’improvvisa ricaduta della malattia lo conduce alla morte. Alla Biennale del 1924 gli viene dedicata una retrospettiva per rendere omaggio all’artista che tanto ha dato alla rassegna veneziana.

Bartolomeo Bezzi, una lirica pittura di paesaggio

Bartolomeo Bezzi, ancora studente a Brera, nel 1878 esordisce all’Esposizione dell’Accademia con La valle di Rabbi. Si tratta di un paesaggio che rappresenta la tipica produzione dell’artista: un tratto della Val di Sole, suo luogo di nascita al quale è molto affezionato. Molti soggetti saranno, nel corso della carriera di Bartolomeo Bezzi, legati a questa zona.

Nello stesso anno, alla Promotrice torinese espone un dipinto simile, Alpi Trentine, caratterizzato da un intenso valore poetico. I luoghi rappresentati vengono colti en plein air con una particolare attenzione alle modulazioni luminose e cromatiche, estremamente equilibrate. Nel 1880, sempre a Torino compaiono Sul Tonale (veduta alpestre), Una frana in Val d’Adige, La vigna e Una via di Trento.

Al 1883 risale la sua partecipazione all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Roma, in cui presenta Pescarenico, Mulini sull’Adige, Un mattino a Verona, Verona lungo l’Adige e Giornata d’autunno. È questo il momento in cui Bartolomeo Bezzi riceve una serie di lodi da parte della critica romana, grazie alle quali può veramente dare inizio alla sua carriera pittorica.

I paesaggi di una Verona crepuscolare ed emozionante si affiancano a quelli della campagna milanese e delle Alpi, come si può notare dalle opere espose alla Mostra di Venezia del 1887. Si tratta di Mestizia, Riva di Trento, Bosco ceduo in Lombardia, Sulle Rive dell’Adige e Paesaggio.

Venezia, tra pittura en plein air e soggetti di genere

Il 1890 è l’anno del trasferimento di Bartolomeo Bezzi a Venezia. Qui si avvicina ai soggetti aneddotici e di genere, forse per la forte impronta lasciata a Venezia da pittori come Giacomo Favretto (1849-1887). All’Esposizione Internazionale di Roma del 1893 compaiono Lido e Quiete che da una parte rispondono a questa sua nuova tendenza, dall’altra portano in sé ancora le suggestioni paesaggistiche precedenti.

A Venezia Bartolomeo Bezzi si occupa dell’organizzazione della Biennale, viaggia a Londra, Parigi, Edimburgo e ne trae una serie di spunti. La sua pittura si fa matura, sintetica, per così dire “acquosa” perché caratterizzata da una pennellata luminosa ma diluita, molto leggera. Nel dipinto Lido le onde si confondono in maniera potentemente lirica con la calma spiaggia e con l’orizzonte.

Canal Grande compare all’Esposizione di Monaco del 1893, mentre alla Biennale del 1895 presenta Alto Adige e Giorno di magro. Quest’ultimo, uno dei suoi dipinti più famosi, di una Venezia uggiosa e popolare, gli procura la medaglia all’Esposizione di Parigi del 1900.

Il suggestivo Preludio della sera compare alla Biennale del 1897, Venezia che dorme, Raggio di luna, Armonia della sera e Amori nell’aria a quella del 1899. Una grande sensibilità narrativa ed interpretativa caratterizza tutte le grandi tele di Bartolomeo Bezzi, che siano esse dedicate alle mutevoli atmosfere della montagna, alle cangianti rive del mare veneziano o alle emozionanti vedute dell’Adige a Verona.

Sono esempio di questa affascinante produzione realista e a tratti colma di significati simbolici Vaghezza autunnale, Calma notturna e A sera esposti alla Biennale del 1901. Notte chiara, Prima neve, In riva al Garda, Gli alberi e Mattino sul lago fanno la loro comparsa alla Biennale del 1903, emozionando il grande pubblico della rassegna da lui tanto amata. L’ultima volta, vi partecipa da vivo nel 1914, prima di ritirarsi in Val di Non per i suoi problemi nervosi.

Vi espone le bellissime tele Poesia del fiume – Verona, Verona sparita, Bacio del sole, Mattino d’opale – Mantova, in cui le nebbie mattutine velano i monumenti della città dei Gonzaga, Chiaro di luna e Pace.

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