Biagini Alfredo

Alfredo Biagini. Nudo | Bronzo, 30 cm
Nudo. Bronzo

Biografia

Alfredo Biagini (Roma, 1886 – 1952) nasce da una famiglia di orafi e nel 1905 si iscrive presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Vi frequenta i corsi di architettura e scultura per quattro anni, fino al 1909, quando decide di compiere un viaggio a Parigi. Come gli altri artisti animalier, visita gli zoo europei per studiare l’anatomia degli animali, dato che a Roma lo zoo verrà aperto solo nel 1911.

Lo studio in Villa Strhol-Fern

Negli anni Dieci, in concomitanza con la prima guerra mondiale, si stabilisce negli studi di Villa Strohl-Fern. È il momento in cui lega il suo linguaggio al gusto secessionista molto diffuso tra gli artisti che lì vi lavorano.

L’ambiente dell’avanguardia romana gli permette di ottenere i primi successi, quando nel 1915 espone in una collettiva a Villa Strohl-Fern, ottenendo lodi dalla critica. Comincia a mostrarsi come scultore animalista, presentando una serie di piccoli animali di spiccato gusto decorativo.

Il rapido successo

Il vero successo arriva nel 1918: Alfredo Biagini partecipa alla mostra organizzata da Marcello Piacentini nella Casina dei Pincio, rappresentando i “giovani” scultori insieme ad Attilio Selva (1888-1970).
In realtà, la collaborazione con Piacentini era già iniziata nel 1915, quando aveva decorato alcuni edifici realizzati dall’architetto. Il sodalizio artistico durerà fino al 1945, quando entrambi lavoreranno in Sant’Andrea delle Fratte.

Accanto ai soggetti animalisti, in questo periodo Alfredo Biagini, inizia anche una sorta di revival della ritrattistica rinascimentale. La delicatezza dei volti si accompagna allo stile secessionista che caratterizza questa fase degli anni Venti.

Contemporaneamente, sperimenta la ceramica policroma, usando la tecnica delle colature. Si tratta del periodo in cui l’artista partecipa alle più importanti rassegne italiane ed estere. Alfredo Biagini espone alla Biennale veneziana dal 1924 al 1932 e partecipa a diverse Quadriennali romane.

Impegnato, nel corso degli anni Trenta e Quaranta, in numerose opere decorative pubbliche, lavora intensamente, collaborando anche con altri scultori. Negli ultimi anni se dedica ad una serie di opere di carattere sacro. Muore a Roma nel 1952.

Alfredo Biagini: tra la scultura animalier e il gusto secessionista

La linea decorativa di matrice secessionista conquista un posto molto importante nella scultura di Alfredo Biagini, soprattutto negli anni di Villa Strohl-Fern. Nel 1915 alla mostra collettiva della Villa espone una serie di piccoli animali esotici e una Fanciulla dormiente.

Le diverse opere presentate dimostrano la vasta cultura dell’artista, che pochi anni prima era stato a Parigi per perfezionarsi. Lo studio anatomico degli animali traspare con vigore sin da subito, accompagnato da una linea decorativa forte e netta.

Tratti armoniosi e allo stesso tempo secchi vengono utilizzati per le figure femminili, quasi in un richiamo alla scultura di Verrocchio, seppur in un’interpretazione modernissima.

Alla Terza esposizione della Secessione romana del 1915, Alfredo Biagini presenta di nuovo Fanciulla dormiente, accompagnata da tre sculture di animali. Si tratta di Otaria, Pinguino e Serval, opere dal sapore esotico, realizzate con una linea ricca di grazia decorativa. La precisione anatomica che caratterizzerà tutti gli animali sia in bronzo che in ceramica e marmo testimonia il profondo studio effettuato nello zoo di Parigi.

Una perfetta sintesi tra naturalismo e armonia decorativa

Alla Fiorentina Primaverile del 1922 partecipa con dieci opere, più una serie di disegni preparatori, di rilievi e maschere in gesso e di targhette cesellate. Le sculture, divise a metà tra il mondo animale e mitologico sono Leone, Cervo, Pantera, Danzatrice, Leda e Diana.
Il tema della figura umana, soprattutto nella sua accezione femminile e nuda ricorre in diverse esposizioni. Alla Biennale di Venezia del 1924 presenta Bagnante, a quella del 1926 una Venere.

Questa scultura ne accompagna un’altra, forse una delle più famose di Biagini, Cercopiteco rosso. L’anatomia e le proporzioni sono perfettamente studiate, la dinamica dei movimenti dà un particolare equilibrio alla figura della piccola scimmia.

L’armonioso movimento circolare della lunga coda si contrappone alla forma spigolosa data dalla posizione delle zampe anteriori che formano un triangolo ideale. Il naturalismo dialoga intensamente con la sintesi formale, rendendo il Cercopiteco una scultura unica nel suo genere.

Nel frattempo espone anche a livello internazionale: nel 1928 presenta a Parigi una Scimmia in marmo e una Giuditta all’Esposizione internazionale di Barcellona.
Nello stesso anno, alla Biennale veneziana presenta Faunessa, poi riproposta alla I mostra del Sindacato Laziale Fascista del 1929, insieme a Testa di bimbo e di nuovo a Giuditta e Cercopiteco rosso. Alla Biennale del 1932 abbandona per un momento il mondo animale per presentare tre figure umane: un San Sebastiano, un Torso di donna e una Arianna.

La Terza Quadriennale romana del 1939 lo vede presente con ben ventinove opere in bronzo, terracotta, cera e gesso. Tra di esse si ricordano: Piccola venere, Marmoraro romano, Berenice, San Giovanni Battista, Provvidenza, Donna che si pettina e Madonna.

La scultura architettonica decorativa

Il lungo sodalizio lavorativo tra Alfredo Biagini e Marcello Piacentini ha portato l’artista a realizzare diversi cicli scultorei di carattere pubblico. Nel 1917 Piacentini edifica il Cinema Corso in Piazza San Lorenzo in Lucina. Biagini, insieme ad Arturo Dazzi (1881-1966), ne realizza la decorazione a bassorilievo con temi mitologici.

Lo stile secessionista dell’edificio si accompagna a quello simile della decorazione dell’artista, delineato da un accento floreale. Questo è ancora presente nella scultura marmorea per l’Ippodromo delle Capannelle La coppa, realizzata negli stessi anni.

E ancora, nel 1925, Piacentini lo invita a decorare il Quirinetta, ricavato dai sotterranei di palazzo Sciarra. Realizzerà per la scala Amatria, una scimmia in marmo, versione moderna del Dio Thot, statuetta precristiana conservata e osservata da Biagini al Louvre.

Nel 1930 inizia la Via Crucis nella chiesa del Cristo Re, su progetto di Piacentini, ma si occupa anche della decorazione del teatro Barberini, ciclo andato perduto. Alla fine degli anni Trenta invece, decora l’Istituto nazionale della Previdenza Sociale Fascista, in piazza Augusto Imperatore.

Il rilievo, lungo 42 metri, rappresenta le Georgiche di Virgilio. Dopo aver partecipato nel 1931 al concorso per le formelle delle porte bronzee del Duomo di Orvieto, negli anni Quaranta partecipa a quello per le porte di San Pietro. Vince, ma non può portare a termine il lavoro, perché muore nel 1952.

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