Bianco Pieretto

Pieretto Bianco. Canale a Venezia - Olio su Tela, 112 x 161 cm
Canale a Venezia. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Pieretto Bianco (pseudonimo di Pietro Bortoluzzi Bianco) (Trieste, 1875 – Bologna, 1937) in giovane età si trasferisce a Venezia per iscriversi all’Accademia di Belle Arti. La frequentazione dell’Istituto dura molto poco, Bianco decide di studiare da autodidatta sugli esempi dei grandi maestri veneti, Tintoretto e Tiepolo.

Ma la sua più grande maestra è la natura: dipinge dal vero a Venezia e Chioggia, ma anche a Burano, dove conosce il conterraneo Umberto Veruda (1868-1904). Per un po’ di tempo lavorano insieme e costruiscono pian piano un’amicizia che durerà fino alla morte di Veruda.

Esordisce a Milano appena ventenne, nel 1894, ottenendo un primo successo che lo porta ad esporre anche alla Biennale di Venezia del 1897. Questa prima partecipazione segna una serie di successi di Pieretto alla Biennale: nel 1912 ne decorerà il salone d’onore.

La poetica di Pieretto Bianco si basa su un uso veloce e raffinato del colore, che pone naturalmente le basi nel tonalismo veneto. I suoi dipinti sono prevalentemente paesaggi e figure.

Tratta il nudo tanto quanto il ritratto, ma si esprime al massimo negli scorci carichi di vita della Venezia umile, quella dei lavoratori. Soprattutto i pescatori e gli operai del porto e delle isole attorno Venezia sono i protagonisti delle sue tele, richiamo al bozzettismo veneto.

L’attività di scenografo

Nel 1912 Pieretto Bianco si trasferisce a Roma, precisamente nello studio di Mariano Fortuny (1838-1874), per lavorare ai cartoni della decorazione musiva della cappella di Villa Doria Pamphili.

Sono gli anni in cui comincia a dedicarsi alla scenografia teatrale, raggiungendo importanti obiettivi. Dal 1916 al 1920, infatti, lavora come scenografo al Metropolitan Opera House di New York.

Successivamente viene chiamato a L’Avana per realizzare la decorazione della Biblioteca del Casinò. Passa poi alla Scala di Milano e all’Opera di Roma, ottenendo un grande successo.

Inoltre, Pieretto Bianco ottiene la cattedra di decorazione all’Istituto di Belle Arti di Parma, poi all’Accademia di Belle Arti di Roma. Muore a Bologna nel 1937, ancora nel pieno delle attività.

Pieretto Bianco: scorci e protagonisti di una Venezia “umile”

Un disegno armonioso e morbido e una sapiente gestione cromatica permettono fin da subito a Pieretto Bianco di distinguersi nel panorama artistico veneto. Le marine e il lavoro dei pescatori, immortalati con uno sguardo oggettivo e allo stesso tempo pietoso riempiono le sue opere.

Dopo l’esordio a Milano del 1894, partecipa alla Biennale di Venezia del 1897 con Ave Maria Mater Gratiae. A quella del 1899 presenta Alla sera, mentre all’Esposizione artistica di Verona del 1900 Giornata di novembre.

I pescatori e il porto

Alla Biennale di Venezia del 1905 Pieretto Bianco espone il significativo dipinto Le rovine del mare, dove un gruppo di vecchi pescatori infreddoliti sosta al porto fumando la pipa. Rovinati da anni e anni di uscite in mare, ormai ne fanno parte e non possono fare a meno di lui.

Alla Biennale del 1910 risalgono quattro dipinti tutti dedicati, ancora una volta, ai pescatori: Vecchio pescatore e Paese di pescatori in tre varianti, La case gialle, La case rosse e La case azzurre. Dipinti conservati al Museo Revoltella di Trieste sono la massima espressione dell’artista nella rappresentazione del sentimento bozzettistico veneto, tutto concentrato sul linguaggio verista.

Nel 1912 Pieretto Bianco decora il salone della Biennale con un fregio dedicato al lavoro portuale: I moderni fondatori, I costruttori, L’Arsenale, Il Porto.
L’anno successivo partecipa alla Mostra della Secessione romana con Vecchio pescatore e Torpediniere. Scialle spagnolo compare alla Biennale del 1922, mentre Audizione con la mia signora alla Quadriennale di Roma del 1931.

Mesti ricordi è conservato nel Museo Marangoni di Udine, Burano presso la Galleria Nazionale di Roma, La caffettiera nel Museo d’Arte Moderna di Madrid.

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