GIUSEPPE BIASI DA TEULADA

Giuseppe Biasi da Teulada. Le Amiche. Tecnica: Olio su tela, 120 x 85 cm
Le Amiche. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Giuseppe Biasi da Teulada (Sassari, 1885 – Andorno Micca, 1945) si appassiona al disegno sin da bambino e si dedica sin dall’età adolescente alla caricatura. Già a sedici anni riesce a far pubblicare una serie di sue caricature in giornali di Sassari come “Burchiello”.

Nel 1905, a vent’anni, collabora con i giornali “L’Avanti della domenica” e “L’Italia”, ottenendo un’immediata approvazione da parte della critica. Mentre studia giurisprudenza a Sassari, continua ad occuparsi di disegno, tanto da allestire una personale con caricature e illustrazioni, sempre nel 1905.

L’attività di illustratore

Nel 1908 si laurea in giurisprudenza ma decide di abbandonare la carriera forense per dedicarsi completamente all’arte. L’anno successivo, infatti, partecipa alla Biennale di Venezia con un disegno acquarellato.

Da questo momento in poi, Giuseppe Biasi da Teulada partecipa alle più importanti rassegne nazionali, sempre dando voce alla cultura sarda.
Sono gli anni in cui collabora anche con Grazia Deledda, come illustratore dei suoi testi, le cui immagini vengono poi pubblicate sul “Giornalino della domenica”.
Nel 1914 partecipa alla Biennale di Venezia e subito dopo parte come volontario per la guerra.

Da Sassari a Milano

Nel 1918, alla fine del conflitto, si stabilisce a Milano, dove organizza immediatamente presso il Caffè Cova, una mostra di artisti sardi. Oltre alle sue opere, vi compaiono quelle di Melkiorre Melis (1889-1982), di Edina Altara (1898-1983) e di Primo Sinopico (1889-1949).

Questi primi anni milanesi sono veramente intensi per Giuseppe Biasi da Teulada. Intento a rielaborale il patrimonio tradizionale sardo attraverso un tratto moderno e secessionista, riesce a coniugare perfettamente l’arte alle espressioni letterarie.

Illustra infatti per Deledda L’incendio nell’uliveto, apparso su “La Lettura” del 1918. Poco dopo, elabora le scenografie per lo spettacolo La Grazia di Vincenzo Michetti, con i testi di Grazia Deledda. I progetti vengono esposti prima alla Biennale del Disegno di Monza del 1923 e poi all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1925, dove Giuseppe Biasi da Teulada ottiene una medaglia d’oro.

L’esperienza in Egitto e il rientro in Sardegna

Nel frattempo, nel 1924, parte per l’Egitto. In questa terra riesce a ricevere una serie di suggestioni nuove che si uniscono a quelle della Sardegna. Qui espone ad Alessandria e al Salon del Cairo nel 1926.

Nel 1927 il pittore rientra in Sardegna, dove compie un viaggio attorno all’isola, per riscoprire le tradizioni della sua terra. A questo punto, un disegno netto descrive scene della quotidianità sarda, le sue tradizioni, i suoi costumi, la sua gente.
Attraverso un linguaggio di levatura internazionale, riesce a farsi interprete in particolare della zona di Teulada, che lo affascina più di altri luoghi.

Per molto tempo si firmerà “Giuseppe Biasi da Teulada” proprio per indicare il suo amore verso questa parte di Sardegna. Partecipa alla Biennale del 1928, ma non viene accolto con grande calore. A questo punto decide di dedicarsi pienamente all’attività espositiva in Sardegna, dove fonda e cura “La famiglia Artistica Sarda”.

Gli anni Quaranta e le decorazioni pubbliche

Espone di nuovo alla Biennale di Venezia nel 1930, alla Quadriennale di Roma del 1931 e nel 1932 decora la stazione ferroviaria di Tempio Pausania. Nel 1935 pubblica insieme Giulio Arata il volume Arte Sarda, illustrato proprio da Giuseppe Biasi da Teulada.

Nel 1940 prepara i cartoni per la decorazione del Palazzo di Giustizia di Sassari e per la chiesa di Fertilla. Pochi anni dopo decora l’ospedale di Biella e vi rimane per tutti gli anni del conflitto, impossibilitato a rientrare a Sassari.

Dopo la seconda guerra mondiale, viene arrestato perché accusato di simpatizzare con il fascismo. Muore nel 1945 mentre viene trasferito dal carcere di Biella ad Andorno Micca.

Giuseppe Biasi da Teulada: dalla tradizione sarda al linguaggio secessionista

Validissimo illustratore e disegnatore, inizia la sua carriera assecondando il linguaggio delle secessioni europee. Una linea netta e una sostanziale bidimensionalità caratterizzano le sue opere, sin dalle prime rassegne.

Anche le illustrazioni dei libri di Grazia Deledda sono denotate da questa linea di contorno nervosa e spezzata e da una concezione drammatica della scena. Il colore, steso a larghe campiture piatte, nasce da una scelta limitata di colori, tutti tendenti a tonalità scure. Un decorativismo secessionista pervade quasi tutte le sue composizioni, molto somiglianti a fregi monumentali.

Le figure, quasi sempre in abiti tradizionali sardi, riempiono, come tasselli di un mosaico di colori, paesaggi molto legati all’impostazione grafica. Nel 1909 partecipa alla Biennale di Venezia con processione nella Barbagia di Tonni. Nel 1913 prende parte alla Secessione romana con Mattino in un villaggio sardo, Melodia nostalgica e Sardegna mistica.

Quest’ultimo dipinto è un chiaro segno delle ascendenze simboliste che in questi anni confluiscono in Giuseppe Biasi da Teulada, insieme ad un’inconfondibile tradizione iconografica sarda.

Natale e Sposa compaiono alla Secessione del 1914 e La processione di Cristo e era di Festa a Teulada – Sardegna alla Biennale dello stesso anno. Con Scene dalla Sardegna partecipa alla Secessione romana del 1915.

Tra costumi sardi ed egiziani, un espressionismo italiano

Dopo la guerra, Giuseppe Biasi da Teulada espone a Milano tre opere che esprimono, come al solito, un forte attaccamento alla tradizione della sua terra. Si tratta di Canzone nostalgica, Scolastica e Processione del Corpus Domini. Dopo aver partecipato alla Biennale del 1920 con L’uccello turchino, Teresita e Paesaggio sardo, iL pittore sardo parte per l’Egitto.

Diverse impressioni trae da questa terra nordafricana, inoltrandosi in un esotismo con suggestive derivazioni cromatiche. Ne scaturiscono Faisha, Danza araba, Suonatori e Beduino. Negli anni Trenta continua ad esporre in Sardegna, ma anche all’Esposizione di Arte coloniale a Roma e a Napoli.

I dipinti di questi anni appaiono delineati da un contorno meno duro e secessionista e da un colore più vivo e penetrante. I personaggi del nord Africa, come quelli di Tahiti di Gauguin, sono caratterizzati da uno sguardo profondo, comunicativo. E l’artista, in questi dipinti si fa espressionista, con una linea decorativa interessantissima.

Sono di questi anni Ragazze di Osilo e Processione, presentate alla Biennale del 1930, ma anche Paesaggio e Maternità. Agli anni Quaranta risalgono soprattutto opere decorative monumentali in Sardegna e in Piemonte.

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