Biseo Cesare

Cesare Biseo. Nell’Harem | Olio su Tela
Nell'Harem. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Cesare Biseo (Roma, 1843-1909) viene introdotto alla pittura dal padre Giovanni Battista (1815-1865). Quest’ultimo era un pittore prospettico, murale e decoratore: aveva lavorato all’interno del Teatro Apollo e del Teatro Argentina.

Per questo, anche il figlio inizia come decoratore, ma verso la fine degli anni Sessanta si addentra nella pittura verista.
Nel 1869 viene incaricato dal Kedivé d’Egitto di decorare il soffitto del teatro dell’Opera del Cairo, inaugurato con l’Aida nel 1871, in occasione dell’apertura del Canale di Suez.

Gli anni egiziani

Nella città egiziana entra in contatto con Stefano Ussi (1822-1901), con cui stringe amicizia e stabilisce un reciproco scambio di influenze. Grazie a lui, viene a conoscenza della pittura orientalista di Alexandre-Gabriel Decamps.

Nel 1875 Biseo, Ussi e lo scrittore Edmondo De Amicis si recano in Marocco. L’autore genovese sta per pubblicare una sorta di diario di viaggio, Marocco e chiede ai due pittori di occuparsi delle illustrazioni.

Tre anni più tardi, invece, Cesare Biseo si dedicherà da solo alle illustrazioni di Costantinopoli, sempre di De Amicis. Comincia a presentarsi dunque, come pittore di impressioni orientali, proprio perché tutta la sua iniziale fase pittorica si svolge tra il Nord Africa e la Turchia. Tornato a Roma alla fine degli anni Settanta, vi si stabilisce definitivamente.

Qui partecipa a diverse imprese decorative ed è tra i membri fondatori della Società degli Acquarellisti, di cui diventa presidente nel 1881. Espone frequentemente alle mostre della Società Artistica Internazionale e a quelle della Società degli Amatori e Cultori.

Nel 1904 compare tra i fondatori del gruppo dei XXV della Campagna Romana, con il soprannome di “cairate”. Gli era stato dato dal pittore Cesare Pascarella (1858-1940) per ricordare la sua esperienza in Africa e in Oriente.

Negli ultimi anni, dunque, Cesare Biseo cambia rotta e sperimenta soprattutto i paesaggi della campagna romana con le sue rovine, anche attraverso l’incisione. Muore a Roma nel 1909. Nello stesso anno, la Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti gli dedica una personale in sua memoria.

L’Egitto: impressioni dal vero

All’inizio degli anni Settanta, quando Biseo soggiorna tra il Cairo e Alessandria, si dedica ad una serie di piccoli dipinti, le Impressioni dal vero. La raccolta, conservata a Roma presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, contiene un gruppo di studi e osservazioni molto acute dei paesaggi, delle figure, delle usanze dell’Egitto.
Già in questo esordio lontano dall’Italia, Cesare Biseo si delinea come un pittore ormai separatosi dalla istanze classiciste della sua formazione per addentrarsi in un verismo sciolto, immediato.

Poco dopo, le sue esperienze come illustratore per De Amicis e il contatto con Ussi, lo spingono ancora di più a farsi interprete di una pittura dal gusto orientalista.
Tra tutti i pittori rappresentati di questo genere, molto caro ad Adolphe Goupil e al mercato, Biseo è quello che più si avvicina alla lezione di Mariano Fortuny (1838-1874) e al suo realismo.

Cesare Biseo e l’orientalismo verista

Secondo alcuni studi, l’esordio avviene a Vienna nel 1873. L’anno successivo partecipa alla decorazione della sala espositiva della Società Artistica Internazionale in via Condotti, insieme a Pio Joris (1843-1921), Cecrope Barilli (1839-1911), Francesco Jacovacci (1838-1908) e Domenico Bruschi (1840-1910). Ma la prima esposizione di cui si ricorda l’importante presenza di Biseo è quella di Napoli del 1877.

Vi presenta Palazzo di giustizia a Tangeri. Nelle cronache dell’Esposizione, Francesco Netti parlerà di “impero del bianco“, per sottolineare l’innovazione coloristica e spaziale, lascito di Fortuny ad una cospicua schiera di pittori napoletani e romani. Inserisce anche Biseo tra questi eredi dell’abolizione del chiaroscuro, interpreti di una pittura briosa.

La lezione fortuniana

In diversi dipinti orientalisti Cesare Biseo dimostrerà di aver pienamente accolto la lezione di Fortuny, soprattutto nell’uso di una tavolozza chiara, luminosa e vivace.
Un altro elemento fondamentale che contraddistingue Biseo dagli altri orientalisti, è che si fa interprete di un esotismo vero, tangibile come quello di Fortuny, lontano dagli stereotipi.

Nello stesso anno partecipa, anche come fondatore, alla prima mostra della Società degli Acquarellisti. Nel 1880 prende parte alla Mostra Nazionale di Torino con sei acquarelli di matrice orientalista. L’anno successivo, all’esposizione della Società degli Acquarellisti, presenta La Marocchina, seguita nel 1882 da A Costantinopoli.

Gli anni Ottanta sono quelli in cui Cesare Biseo si dedica più intensamente ai soggetti di gusto orientalista, memore dell’esperienza, ancora viva in lui, dei viaggi degli anni Settanta.
Nel 1883, all’Esposizione di Belle Arti di Roma, si presenta con il grande dipinto Ricevimento della prima ambasciata italiana nel Marocco.
L’anno seguente, continua ad esporre due tele di soggetto Nord africano all’Esposizione Universale di Arte Contemporanea a Torino.

Una delle più importanti opere di Biseo proviene da una committenza ufficiale. Il ministero degli Esteri gli lo incarica di rappresentare il Ricevimento della prima missione scioana al Quirinale. Diversi bozzetti dell’opera, poi mai realizzata, si conservano presso La Galleria Nazionale di Roma e l’istituto Italo-Africano.

I disegni preparatori sono stati riutilizzati, nel 1887, per la realizzazione della Battaglia di Dogali, conservata a Palermo nel Palazzo dei Normanni.
Tra gli ultime prove di soggetto esotico, Biseo espone a Venezia una serie Ricordi del Cairo, eseguiti sempre con l’acquarello.

Il paesaggio romano

Negli ultimi anni, l’artista si distacca gradualmente dalla produzione orientalista. Questo viene anche testimoniato dalla sua adesione al gruppo dei XXV della Campagna Romana nel 1904.
Si dedica infatti con passione allo studio dal vero del paesaggio romano, utilizzando anche la tecnica dell’incisione.

Questa sua produzione inizia a venire alla luce nel 1895, quando alla mostra della Società degli Amatori e Cultori, presenta l’incisione Ruine del Palatino.
Con una serie di acqueforti con cui partecipa all’esposizione del 1900 di In Arte Libertas, dimostra la sua fase di studio vedutistico dei resti archeologici romani.
Cesare Biseo partecipa alla Biennale di Venezia del 1905 con la tempera Palatino e l’incisione Dogali.

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