GIUSEPPE BERNARDINO BISON

Giuseppe Bernardino Bison. San Nicolò al Lido. Tecnica: Olio su tela, 31 x 40 cm
San Nicolò al Lido. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Giuseppe Bernardino Bison (Palmanova del Friuli, 1762 – Milano, 1844) si trasferisce ben presto con la famiglia dalla provincia di Udine a Brescia. Sin da piccolo rivela le sue attitudini artistiche, per cui i genitori lo mandano a studiare disegno presso artisti del luogo.

Soltanto in un secondo momento lo spingono a trasferirsi a Venezia dove prima studia con Anton Maria Zanetti (1706-1778) e poi frequenta l’Accademia di Belle Arti.

L’attività di decoratore e scenografo

Qui ha come maestri Francesco Guardi (1712-1793) e Costantino Cedini (1741-1811) e Antonio Mauro (1730-1766). Il primo lo introduce alla veduta settecentesca, il secondo alla tecnica dell’affresco, il terzo, scenografo, alla prospettiva. Terminati gli studi nel 1789, inizia la sua attività di decoratore in diverse ville di area padovana, trevigiana ed emiliana.

Ormai largamente conosciuto in ambiente veneto, negli anni Novanta, decide di ritornare nel suo Friuli, precisamente a Trieste. Qui riceve una lunga serie di incarichi, quindi esegue affreschi, grisaille e numerose decorazioni in diversi palazzi di Trieste, Gorizia e Zara. Tra di esse è sicuramente da segnalare quella presso la villa dell’amico pittore Giuseppe Tominz (1790-1866) a Gradiscutta.

Negli stessi anni, Giuseppe Bernardino Bison si impegna nell’attività di scenografo, sin da quando, a Venezia, aveva stretto amicizia con l’architetto Giannantonio Selva (1751-1819), progettista del Teatro La Fenice. Proprio grazie alla sua vicinanza, lavora come scenografo del Teatro veneziano e continua questa attività anche al Nuovo di Trieste.

Qui è autore anche dei bozzetti per i costumi de Il sogno di Corvo di Domenico Rossetti. Lo stile neoclassico e un rinnovato tiepolismo lo accompagnano in tutte queste decorazioni, fino a quando non rientra a Venezia nel 1818 per una decorazione e si aggiorna allo stile impero.

Giuseppe Bernardino Bison paesaggista

Ma la carriera di Giuseppe Bernardino Bison non si ferma soltanto alla decorazione di interni e alla scenografia. Negli anni Venti dell’Ottocento esordisce a Venezia come pittore di paesaggio. Da questo momento in poi, si fa interprete di vedute e capricci ispirati al vedutismo del Settecento, arricchito di invenzioni personali.

Piano piano, il gusto canalettiano viene superato grazie ad un linguaggio tutto legato alla personalità eclettica di Giuseppe Bernardino Bison. Piccole figure e silhouettes appaiono nelle vedute veneziane o nelle marine, trattate con una spiccata luminosità ed una tavolozza vivacissima. La pennellata veloce lo differenzia dai precedenti esempi di veduta classica e lo rende gradito al mercato del nord Italia.

In particolare, stabilisce un rapporto di committenza con il collezionista milanese Raffaello Tosoni, con cui stabilisce un numero di dipinti annui da realizzare per lui. Nel 1831, si trasferisce proprio a Milano, portando avanti la sua attività di paesaggista aneddotico, esponendo alle mostre di Brera.

Un paesaggismo sempre più aggiornato alle tendenze romantiche o veriste conducono piano piano Giuseppe Bernardino Bison a lavorare sempre meno, a causa del cambiamento di gusto del mercato.  Ormai quasi povero e dimenticato, muore a Milano nel 1844.

Giuseppe Bernardino Bison: affreschi e scenografie

Terminati gli studi all’Accademia di Venezia, Giuseppe Bernardino Bison si dedica subito all’attività di frescante. Sin dall’inizio, ispirato alle decorazioni rococò di Tiepolo, viene chiamato a lavorare in importanti ville di area veneta.

Inizia con Palazzo Manzoni a Padova, poi con Palazzo Bottoni a Ferrara, oggi non più visibile e commissionato dall’architetto Giannantonio Selva. Sempre con lui, si occupa della decorazione Casino Soderini a Treviso e di Palazzo Dolfin Manin a Venezia. Al 1792 risale l’importante e maestosa decorazione di Villa Suppiey Piva a Breda di Piave, in area trevigiana, dove si trasferisce anche per qualche tempo.

Quando invece Giuseppe Bernardino Bison si sposta a Trieste nel 1790, decora diversi edifici, come il Palazzo della Borsa Vecchia, con le Allegorie del Commercio. Ma si occupa anche della prestigiosa decorazione del Palazzo del Governo a Zara e soprattutto della Villa di Tominz a Gradiscutta. Lavora poi come scenografo e come progettista di costumi al Teatro Nuovo di Trieste.

La pittura da cavalletto

Come pittore da cavalletto, Giuseppe Bernardino Bison, esordisce nel 1821 a Venezia, con una serie di paesaggi. Si tratta di marine o vedute d’invenzione caratterizzate dal rinnovamento del linguaggio figurativo canalettiano e guardiano. L’utilizzo di un punto di vista ribassato e di una tavolozza variegata e fresca lo conducono ad un’interpretazione nuova della veduta neoclassica.

Non tanto nuova, però, da mantenerlo nel pieno del successo per tanti anni. Fino a quando, infatti, Bison continua a lavorare per il mercato ben consolidato del Veneto e di Milano, con i suoi consueti collezionisti, viene largamente apprezzato. Quando poi al mercato e alle mostre si affacciano i romantici, l’arte di Giuseppe Bernardino Bison viene pressoché dimenticata.

In ogni caso, il successo degli anni Venti e Trenta è dato da vedute presentate a Brera quali Piazza San Marco, Veduta della libreria di San Marco a Venezia, Porta Ticinese in giorno di mercato, Paesaggio con cavalieri, Fiera campestre.

I paesaggi, popolati da figurine animate, si presentano ricchi di fantasia compositiva e narrativa, come Scena di carnevale o Interno di una taverna, di gusto neofiammingo.

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