AMEDEO BOCCHI

Amedeo Bocchi. Nel Prato - Tecnica: Olio su Tela
Nel Prato. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Amedeo Bocchi (Parma, 1883 – Roma, 1976) figlio di un pittore, si forma inizialmente con il padre, ma successivamente si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Parma. Ha come maestro Cecrope Barilli (1839-1911) e come compagno di corso, cui si lega sin da subito, lo scultore Renato Brozzi (1885-1963).

Nel 1902, appena compiuti diciannove anni, si reca a Roma per perfezionarsi alla Scuola Libera del Nudo. La città, piena di stimoli artistici, lo conquista immediatamente, soprattutto dopo la conoscenza di Giulio Aristide Sartorio (1860-1932), Camillo Innocenti (1871-1961) e Antonio Mancini (1852-1930).

Nel frattempo, Amedeo Bocchi non manca di mantenere i rapporti con Parma e soprattutto con la tradizione pittorica legata a Cecrope Barilli. Anche dopo il suo definitivo trasferimento a Roma nel 1915, l’attaccamento alla sua città natale non viene meno. Ciò che lo tiene ancora idealmente legato a Parma è anche l’amicizia con il pittore conterraneo e coetaneo Latino Barilli (1883-1961).

Da Parma a Roma

La prima produzione romana di Amedeo Bocchi è fortemente influenzata dal realismo di matrice socialista. Il tema della lotta di classe, degli ultimi e dei diseredati accompagna, però, allo stesso tempo le prime attenzioni dell’artista verso il ritratto femminile.

Contemporaneamente, si dedica ad una serie di decorazioni in area parmense che già denunciano la sua tendenza verso una pittura bidimensionale e di respiro secessionista. Il simbolismo fa capolino in alcuni ritratti che insistono sempre su un uso elegante e espressivo delle tinte piatte e luminose.

Intanto, la sua attività espositiva si svolge soprattutto alla Biennale di Venezia, alle mostre degli Amatori e Cultori di Roma e alle Esposizioni romane e fiorentine.

Molto importante è la fase in cui Amedeo Bocchi frequenta Terracina e le Paludi Pontine per tutto l’arco degli anni Dieci del Novecento. Il paesaggio e le scene di vita agreste entrano nel suo repertorio, sempre caratterizzato da accenti simbolisti e da una particolare attenzione verso la figura femminile.

Villa Strohl-Fern

Allo scoppio della prima guerra mondiale, Amedeo Bocchi fissa la sua residenza in Villa Strohl-Fern, insieme a Brozzi. In questo periodo si lega ulteriormente a Sartorio e stringe amicizia con Adolfo De Carolis (1874-1928). Le decorazioni murali in ambito parmense e romano si susseguono, tanto quanto i riconoscimenti ottenuti alle esposizioni.

Nel 1921 partecipa ad una mostra collettiva presso la Galleria Pesaro e nel 1925 viene nominato Socio Onorario dell’Accademia di San Luca. In questi anni, attentissimo alla luce e alle atmosfere dell’Agro Pontino, continua a dedicarsi a scene rurali e a dipinti di figura.

Un certo afflato simbolista pervade gran parte dei suoi lavori, fino agli anni Sessanta. Attivo fino alla fine, muore a Roma nel 1976, dopo aver ricevuto la medaglia d’oro dei benemeriti della cultura e dell’arte dal Presidente della Repubblica.

Gli esordi di Amedeo Bocchi: tra verismo sociale e ritratti di ascendenza simbolista

Come premesso, Amedeo Bocchi, nei suoi primi anni romani, è vicinissimo alla cultura simbolista della Capitale, ma si interessa soprattutto alla questione sociale. Anche la figura lo incuriosisce molto, nella sua resa bidimensionale, con una pittura sensibilissima alla luce e alle concordanze cromatiche.

Appartengono ai primi del Novecento dipinti dedicati alla questione sociale quali Battesimo, Abbrutimento, Cassoniere, Pulitore di pennelli e La rivolta, esposti alle Mostre romane degli Amatori e Cultori.

Il ritratto fa capolino all’Esposizione di Milano del 1906, quando Amedeo Bocchi presenta Ritratto di signorina. Alla Biennale di Venezia del 1910 invia Violinista e Notturno, opera dedicata a Villa Borghese.

Appartiene a questi anni una serie di ritratti dai forti toni simbolisti, che risentono del clima artistico internazionale che Bocchi incontra alle Esposizioni veneziane. Ne sono esempio Ritratto della moglie, Ritratti di Latino Barilli e Ritratto di Angela Isola.

Nel 1912 Le tre Marie viene premiato con una medaglia d’oro all’Esposizione di Milano. Il dipinto, nella sua forte accezione decorativa, attraverso l’assenza di profondità e l’importanza della linea di contorno, dimostra chiare ascendenze secessioniste, come poi avverrà per gran parte delle opere di Bocchi.

I dipinti dedicati alle Paludi Pontine

Tra il 1911 e il 1919, ma poi anche negli anni Venti, Amedeo Bocchi frequenta in lunghi soggiorni estivi Terracina. Inevitabilmente viene a contatto con la dura realtà agricola della campagna romana e si avvicina di nuovo al tema del lavoro.

Ma gli interessa anche la luce, modulata seguendo le variazioni atmosferiche e temporali, sempre ad illuminare volti e corpi femminili. Esprime una forse dimensione intima, anche quando ritrae il lavoro e le attività quotidiane. Ne sono esempio dipinti quali Tramonto nella campagna romana, Cavalli sulla spiaggia di Terracina, Capanne nella Palude Pontina.

Le decorazioni murali e i dipinti: la Secessione

La prima decorazione pubblica di Amedeo Bocchi risale al 1910, quando lavora a Padova con l’artista liberty Achille Casanova (1861-1948), alla decorazione dell’abside della chiesa del Santo. Questa esperienza risulta fondamentale per gli incarichi futuri, soprattutto perché è qui che acquisisce gli stilemi tipici della decorazione di stampo preraffaellita.

Poco dopo già è pronto a partecipare ad un altro lavoro. Si occupa infatti della ricostruzione della Sala d’Oro del Castello di Torrechiara nei pressi di Parma, insieme ai pittori Daniele de Strobel (1873-1942) e Brozzi. Qui, mette in mostra tutta la sua abilità e conoscenza tecnica in una decorazione pienamente Liberty.

Risale invece al 1915 la decorazione della Sala del Consiglio della Cassa di Risparmio di Parma. Bocchi esegue gli affreschi delle pareti con La Ricchezza, Il Risparmio e La Protezione, intervallati da pannelli con sciami d’api dorate, di forte ascendenza simbolista.

L’intero programma decorativo, unito all’arredamento, denuncia un chiaro impianto secessionista. Come secessioniste sono le coeve prove pittoriche di Bocchi. Risale infatti al 1916 il trittico delle Tre Sorelle: la colta, la folle, la saggia, figure alte e dinoccolate, denotate da una forte tendenza illustrativa e da una interessante sensibilità espressiva.

Presso la Galleria Pesaro, nel 1921 partecipa ad una collettiva esponendo trentasette opere. Tra di esse vi sono Nel Parco, Estate, Villa Strohl-Fern, Bufali delle Paludi Pontine, Nel giorno della Madonna di Terracina, Sole d’inverno.

Partecipa alla Biennale del 1924 con Mattino d’estate e Malaria e a quella del 1926 con Ragazza nuda. Alla Quadriennale romana del 1931 espone Ritratto della sorella, Ritratto della figlia e Il viaggio dell’anima, tutte opere caratterizzate, fino alla fine, da un forte cromatismo e da un’attenzione particolare alla luce.

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