Boccioni Umberto

Umberto Boccioni. L’Antigrazioso (dettaglio) Tecnica: Olio su Tela
L’Antigrazioso (dettaglio) Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Umberto Boccioni (Reggio Calabria, 1882 – Verona, 1916) nato in Calabria da genitori romagnoli, è costretto a trasferirsi frequentemente a causa del lavoro del padre. Si diploma presso l’Istituto Tecnico di Catania, dimostrando già una precoce attitudine verso il disegno e la letteratura.

Nel 1906 si sposta a Roma per rimanervi per sei anni. Qui si interessa ulteriormente alla letteratura e approfondisce la tecnica disegnativa frequentando la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia.

In questo ambiente si sente limitato, per questo decide di prendere lezioni di disegno dal cartellonista Giovanni Maria Mataloni (1869-1944). Contemporaneamente stringe amicizia con Gino Severini (1883-1966), con cui frequenta lo studio di Giacomo Balla (1871-1958).

A Roma Umberto Boccioni viene a contatto con la tecnica divisionista e con il verismo, ma anche con il Simbolismo di Giulio Aristide Sartorio (1860-1932) e di Adolfo De Carolis (1874-1982). Si interessa alla cultura letteraria e filosofica europea, leggendo soprattutto Nietzsche. Nella Capitale, inizia a dipingere dal vero e ad esporre le prime opere e disegni presso la Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti.

I viaggi in Europa

Nel 1906 Umberto Boccioni soggiorna a Parigi, dove si interessa profondamente all’arte post-impressionista di Paul Cézanne (1839-1906). Ne studia il colore, la ricerca temporale della simultaneità, il rapporto tra realtà e rappresentazione.

Subito dopo, passa alcuni mesi in Russia, in Polonia ed infine a Vienna, città in cui viene a contatto con la Secessione e il simbolismo.

Tornato in Italia, si ferma a Padova per qualche tempo, meditando sulle esperienze appena vissute. Nei suoi diari esprime il desiderio di frasi interprete di un’arte nuova, che risponda al progresso industriale del suo tempo.

Gli anni milanesi: il Futurismo

Sono gli anni in cui Umberto Boccioni pratica un divisionismo libero dal rigore tecnico, pura espressione dinamica. Nel 1907 si trasferisce a Venezia per frequentare l’Accademia, ma subito dopo raggiunge la madre e la sorella a Milano.

Qui, la pratica divisionista si approfondisce ancora di più e si carica di luce e simbolo, sul modello di Gaetano Previati (1852-1920) di cui legge Tecnica della pittura.
I suoi dipinti si riempiono di visioni dinamiche, veloci, introspettive, preludio al Futurismo. Allo stesso tempo, le opere grafiche eseguite per “L’illustrazione italiana” subiscono l’influenza del tratto netto  e spezzato delle Secessioni.

I Manifesti

Nel 1909 avviene l’incontro decisivo con Tommaso Marinetti (1876-1944) che aveva appena pubblicato su “Le Figaro” il Manifesto del Futurismo. Nel 1910, insieme a Giacomo Balla, Carlo Carrà (1881-1966), Luigi Russolo (1885-1947) e Gino Severini, firma il Manifesto dei pittori futuristi e subito dopo il Manifesto tecnico della pittura futurista.

Sono gli anni in cui mette in pratica la sua personale idea di dinamismo e di temporalità, esponendo nelle principali mostre italiane ed europee.
A Parigi entra in contatto con gli esponenti del Cubismo, rimanendo profondamente colpito dalla loro modalità di scomposizione della realtà pittorica che include il tempo.

Tutte le riflessioni artistiche di questo periodo così fecondo sono racchiuse nella pubblicazione dell’illuminato saggio Pittura scultura futuriste (dinamismo plastico). Pratica tanto la scultura quanto la pittura, con linee continue che si susseguono senza soluzione di continuità, legando i corpi alle atmosfere.

Nel 1915, al momento dell’entrata in guerra dell’Italia, si arruola volontario e muore a soli 34 anni a Verona, nel 1916.

Gli esordi nel segno del verismo e del divisionismo

Umberto Boccioni, artista e uomo animato da un profondo fervore intellettuale, assorbe sin dalla giovane età, le suggestioni e influenze più disparate. A Roma è profondamente legato a Balla che lo introduce alle novità divisioniste e secessioniste, ma anche alla pittura en plein air.

Insieme a Severini ritrae infatti la campagna romana prestando forte attenzione agli effetti luministici e atmosferici. Nei ritratti, invece, importante è lo studio introspettivo, preludio alla ricerca futura sugli stati d’animo.

Alla Mostra degli Amatori e Cultori del 1904 presenta un Paesaggio e a quella del 1905 un Autoritratto. Il viaggio in Europa lo spinge a confrontarsi con le tendenze secessioniste austriache e tedesche, incamerando, soprattutto per l’illustrazione, linee dure e primitive.

A Milano si avvicina decisamente al Divisionismo, lavorando a scene movimentate e a soggetti in trasformazione. Al 1908 risale Officina a Porta Romana e al 1909 Controluce, dipinti divisionisti carichi di dinamismo.

Umberto Boccioni: il Futurismo

Nel 1910, anno del Manifesto, Umberto Boccioni inizia a realizzare La città che sale. Numerosi bozzetti preparano l’opera definitiva, un tumulto di cavalli e uomini, pure macchie di movimento, in una città che sale in alto con le nuove costruzioni.

Un’incontenibile attività lavorativa pervade il dipinto, la città vista da diverse angolazioni sembra muoversi con gli uomini e gli animali.

La tecnica divisionista è ancora preponderante, con la sua capacità di creare giochi cromatici e compenetrazioni atmosferiche. L’espressione della sensazione legata al movimento diventa uno degli obiettivi primari di Boccioni.

Gli interessano il movimento e la simultaneità temporale. A differenza degli altri futuristi, non rappresenta il tempo e il moto come attimi spezzati che si susseguono, ma come inde continue che pervadono spazio e corpi.

Il tempo come durata: l’unione tra corpi e spazio

Il riferimento è al tempo come durata di Bergson, dunque un flusso ininterrotto corrispondono tele e sculture in cui tutto si prolunga in una linea che unisce azioni e spazio. Il trittico degli Stati d’animo, del 1911 ne è una chiara dimostrazione, in tutte e due le versioni realizzate.

In esse, il movimento e la luce sono i protagonisti di spicco. Nella prima versione degli Addii, l’abbraccio al centro delle due persone è compenetrato dal turbinio dello spazio circostante, tra linee ondulate e propaggini del divisionismo.

Scomposizioni cubiste, tantissime angolazioni, unione di forme e oggetti compaiono nelle atre composizioni, visioni simultanee. Al 1911 appartengono anche Sviluppo di una bottiglia nello spazio e Antigrazioso e al 1913 Forme uniche nella continuità dello spazio.

In essa, il dinamismo di un corpo che cammina si fissa con sinuosità nello spazio, come se una serie di fotogrammi fossero tradotti in scultura, in una rappresentazione tridimensionale del tempo e del movimento.

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