CARLO BONAVIA

Carlo Bonavia. Lago con le rovine del Tempio di Diana a Baia. Tecnica: Olio su tela
Lago con le rovine del Tempio di Diana a Baia. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Carlo Bonavia (Napoli, attivo tra il 1755 e il 1788), pittore napoletano di vedute e marine, è attivo nella seconda metà del Settecento. Di lui, si hanno poche notizie biografiche certe: non si sa, per esempio, se sia nato a Roma o a Napoli, ma è indubbio che sia stato uno degli allievi prediletti di Claude Joseph Vernet (1714-1789) che soggiorna a Napoli nel corso degli anni Cinquanta.

È molto probabile, però, che Carlo Bonavia abbia conosciuto Vernet già a Roma, prima della sua fiorente attività vedutistica a Napoli. Spesso, sono capitati scambi di attribuzioni tra Bonavia e il suo maestro Vernet, per la presenza di un’atmosfera densa e per la luminosità diffusa e dorata, che caratterizza le opere di entrambi gli autori.

L’attività di vedutista a Napoli

Il classicismo della veduta seicentesca alla Lorrain si riscontra in molte opere del pittore, sia quelle dedicate ai paesaggi della campagna romana, sia quelle che hanno come soggetto le marine partenopee, o le vedute del Vesuvio e dei Campi Flegrei.

Le vedute di fantasia, dovute all’inserimento di rovine ed architetture immaginarie, fanno di Carlo Bonavia uno dei pittori del Settecento napoletano più versato nell’esecuzione di capricci, proprio come Vernet.

Della sua vasta produzione, gli sono stati attribuiti circa quaranta dipinti certi, grazie alla firma e alla connoussieurship, che ha permesso di assegnare a Carlo Bonavia diverse vedute di Napoli e del Golfo, alcune delle quali conservate in collezioni private inglesi.

Tra i maggiori committenti del pittore troviamo il conte Carlo Giuseppe di Firmian, ambasciatore a Napoli di Maria Teresa d’Austria negli anni Cinquanta, prima di essere un grande collezionista e mecenate. Ma tra i suoi estimatori e committenti si trova anche l’aristocratico inglese John Montagu Brudenell.

Apprezzato vedutista, viene citato nell’Enciclopedia metodica critico-ragionata delle belle arti di Pietro Zani, che lo definisce sia “pittore di vedute” che “pittore di storia”, molto probabilmente per la presenza, nella sua produzione, di vedute istoriate.

Diverse opere di Carlo Bonavia sono conservate all’Accademia di San Luca a Roma, alla Dulwich Picture Gallery di Londra, ma anche al Metropolitan di New York. Non è certa la data di morte del pittore, anche se è testimoniata la sua presenza a Napoli fino al 1788.

Carlo Bonavia: vedute, marine e capricci a Napoli

Le vedute di Carlo Bonavia, sicuramente influenzate dal classicismo della veduta accademica tradizionale, risentono, però, anche di alcuni accenti “drammatici” del linguaggio di Salvator Rosa.

Tra le opere che sono state sicuramente attribuite al pittore vi sono Sepolcro a Pozzuoli e il Tempio di Diana a Baia che possono essere inserite nel filone dei capricci, visto che alcune architetture d’invenzione sono state inserite all’interno di paesaggi inquadrati da quinte arboree e dalla classica sequenza di piani paralleli illuminati da una luce diffusa e opaca. Tra i dipinti che si possono inserire nella produzione di storia, compare il soggetto letterario Erminia che si rifugia tra i pastori.

Al Museo di Capodimonte è conservato un Paesaggio con cascata del 1755, prima opera accertata dell’autore a Napoli. Ma tra opere più significative vi sono anche quelle conservate in collezioni private inglesi Arco naturale sulla costa di PosillipoVesuvio in eruzione, Naufragio su una costa rocciosa, Chiaro di luna su un’insenatura rocciosa, caratterizzati da una drammatica rappresentazione degli elementi naturali.

Tra le ultime vedute datate vi è Castel dell’Ovo, del 1788, conservata alla Honolulu Academy of Arts, insieme a Cascata del Teverone vicino a Tivoli, datata all’anno precedente.

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