Bonazza Luigi

Luigi Bonazza. Giardino Fiorito, 1923. Tecnica: Olio su tela, 83 x 77 cm
Giardino Fiorito, 1923. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Luigi Bonazza (Arco, 1877 – Trento, 1965), in seguito alla morte del padre farmacista, si trasferisce con la famiglia da Arco a Rovereto, dove frequenta la Scuola Reale Superiore Elisabettiana. Versato nelle arti, nel 1897, riesce a trasferirsi a Vienna per frequentare la Kunstgewerbeschule, dove è allievo di Felician von Myrbach (1853-1940) e Franz von Matsch (1861-1942).

Ben presto, entra nell’ambiente della Secessione viennese, assorbendone tutti gli elementi fondamentali che già si notano dalle sue prime composizioni. Si tratta di ex libris, illustrazioni, piccoli ritratti e manifesti pubblicitari che Luigi Bonazza esegue, inizialmente, solo per mantenersi a Vienna.

Vinto il concorso per il manifesto pubblicitario degli Alpinisti Trentini ed inizia a realizzare alcune illustrazioni per la rivista “Alto Adige”. Nel corso dei primi anni del Novecento, l’artista trentino inizia a dedicarsi quasi esclusivamente all’incisione, tecnica che gli permette di esprimere al meglio la sua vocazione secessionista e simbolista, sulle tracce di Franz von Stuck (1863-1928).

Tra Vienna e Trento

Espone alla Secessione viennese del 1906, per poi partecipare a mostre in tutta Europa, tra Berlino, Praga e Mosca. Dipinti ed incisioni di carattere allegorico sono i lavori che caratterizzano questo periodo austriaco, fino a quando, nel 1911, non rientra a Trento per insegnare presso l’istituto tecnico.

Decide di stabilirsi definitivamente in città, dove fa costruire una casa che decora personalmente, portando avanti un lavoro che coniuga scultura, architettura e pittura e che lo assorbe fino agli anni Quaranta. Nel frattempo, fonda, insieme ad un gruppo di artisti locali il Circolo Artistico Trentino, che porta avanti fino al 1929.

Dopo la morte della madre, sopraggiunta nel 1915, vive un momento di intenso dolore, che coincide per altra con la chiamata alle armi. Per sfuggire all’arruolamento, si rifugia a Milano, dove apre uno studio di incisione, in cui realizza soprattutto ex libris ed illustrazioni di guerra per i manifesti di propaganda.

Il dopoguerra e gli anni Venti e Trenta

Al termine del conflitto, Luigi Bonazza rientra a Trento, dove riprende l’attività di insegnante e dove continua a dedicarsi con passione all’incisione e alla pittura, prendendo parte alle esposizioni più prestigiose, come la Biennale di Venezia.

Nel corso degli anni Trenta, l’artista si occupa soprattutto di decorazioni a tempera e a fresco per diverse chiese ed edifici del Trentino, alcuni, purtroppo, andati perduti. Soggiorna tra il 1930 e il 1935 sul Lago di Garda, dove realizza una serie di vedute lacustri.

Dopo la Seconda guerra mondiale, l’artista trentino abbandona piano piano la pittura, a causa di una malattia agli occhi. Muore nella sua casa di Trento nel 1965 ad ottantotto anni.

Luigi Bonazza: incisione e pittura nel solco della Secessione e del Divisionismo

L’aspro e duro segno secessionista, insieme alla sua declinazione simbolista e liberty, caratterizza l’arte di Luigi Bonazza per tutta la sua produzione. Nei primi anni, il suo decorativismo dalle forme eleganti, si ispira anche al linguaggio di Gustav Klimt (1861-1918), soprattutto durante il suo giovanile soggiorno viennese.

Una delle prime opere importanti di Luigi Bonazza è La leggenda di Orfeo, una narrazione per disegni, poi trasformata nel dipinto divisionista esposto alla sua mostra d’esordio, quella di Milano per il Traforo del Sempione del 1906.

In questi anni, comincia ad occuparsi della realizzazione di tavole dedicate agli Amori di Giove, esposte con il titolo latino Jovis Amores alla Biennale di Venezia nel 1912, insieme a Autoritratto, Il Dio ferito, Danae, Europa, Io, Deione e Leda, tutte acqueforti che raffigurano in maniera sottile e decorativa dei e personaggi mitologici della Grecia classica.

Nel 1911, inizia la serie di incisioni sulle Allegorie del giorno: La sera – La notte – L’aurora – Il mattino – il meriggio, che espone soltanto dopo la guerra, alla Biennale del 1920. Sempre con il suo tratto di forte impronta liberty, Luigi Bonazza continua a dipingere per tutti gli anni Venti e Trenta, creando potenti immagini formate da colori incastonati dalla stesura piatta e decorativa.

Nei ritratti e nei paesaggi, il pittore sperimenta anche un Divisionismo dai colori accesi ed espressivi, come si nota da Ritratto di Italia Bertotti e dalla veduta Lago di Garda dalla Val di Sogno del 1926.

Alla Biennale del 1922 presenta il Ritratto del Principe Vescovo Celestino Endrici, mentre poco dopo si occupa del dipinto celebrativo con L’annessione del Trentino all’Italia per il Castello del Buonconsiglio di Trento, oggi conservato al Museo del Risorgimento.

Al 1931, invece, risale la decorazione del Palazzo delle Poste di Trento con Il ricevimento di Tre cardinali nel Palazzo a Prato a Trento nel tempo del Concilio.

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