NOè BORDIGNON

Noè Bordignon. La Dottrina - Tecnica: Olio su tela, 76 x 110 cm
La Dottrina. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Noè Bordignon (Castelfranco, 1842- San Zenone, 1920) si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove segue i corsi di Eugenio De Blaas (1843-1931) e Michelangelo Grigoletti (1801-1870). Durante gli anni di studio, stringe amicizia con Guglielmo Ciardi (1842-1917), Giacomo Favretto (1849-1887) e con Luigi Nono (1850-1918).

Nel 1865 riesce a trasferirsi a Roma dopo aver vinto il pensionato. Vi rimane per tre anni, entrando in contatto con l’ambiente artistico purista e nazareno, che influenza visibilmente le opere dei primi anni.

Dopodiché, si trasferisce a Firenze, dove assimila qualche elemento della poetica verista macchiaiola, senza però esserne completamente attratto. Dal periodo romano, seguendo uno stile purista, Noè Bordignon si specializza nella decorazione a fresco che mette in pratica soprattutto nella zona di Castelfranco Veneto.

Lo studio in Ca’ Rezzonico

Nel frattempo, stabilisce il suo studio in Ca’ Rezzonico, divenendo un grande interprete della pittura da cavalletto. Questa attività, infatti, si affianca a quella di frescante, con un notevole successo, soprattutto entro la fine dell’Ottocento.

Sviluppa una pittura di genere dai toni aneddotici e popolari, molto simile a quella di Favretto e Nono. Risale agli anni Ottanta il periodo del suo massimo successo. Gode della stima del proprietario di Ca’ Rezzonico e non ha difficoltà a gestire le molteplici commissioni.

Da Venezia a San Zenone

Tra pittura da cavalletto e affreschi Noè Bordignon giunge agli anni Novanta, quando il suo successo comincia a diminuire. Nel 1895, infatti, due sue opere dal tono popolare vengono respinte dalla I Biennale di Venezia. Alla Fine dell’Ottocento, si ritira a Castelfranco continuando comunque a seguire i suoi incarichi decorativi e a partecipare alle esposizioni non solo italiane, ma anche europee.

Dopo Castelfranco, si trasferisce a San Zenone, dove esegue una serie di ritratti e di affreschi in diverse chiese e palazzi della zona. Espone fino al primo decennio del Novecento. Muore a San Zenone nel 1920.

Noè Bordignon purista: l’attività di decoratore in area veneta

Sempre facendo riferimento alle nozioni classiche e a quelle puriste incamerate a Roma, Noè Bordignon, inizia la sua fertile attività di decoratore. È impegnato soprattutto nella zona di Castelfranco e della Marca trevigiana.

Al periodo del perfezionamento a Roma risalgono le decorazioni ad affresco del soffitto della Chiesa dei Santi Cosma e Damiano a Pagnano D’Asolo. Sempre nella metà degli anni Settanta, realizza il Giudizio Universale, L’Assunta e Santi nella parrocchiale di San Zenone, dimostrando un certo gusto manierista.

In tutto il corso degli anni Settanta lavora in diverse chiese di Castelfranco e di Asolo. Ma, come già accennato, è negli anni Ottanta che raggiunge il massimo successo. Non decora solo chiese, ma anche ville e palazzi, come la Villa Rinaldi-Barbini, con temi legati alla letteratura: Pastorella, Metelda, Dante e Virgilio.

Quando invece il suo successo come pittore di cavalletto comincia a scemare, si ritira a Castelfranco prima e a San Zenone poi, continuando la sua attività di frescante. Decora la facciata di Villa Bordignon con l’Incontro di Jefte con la figlia, esegue Le Ore in Villa Avogadro a Castelfranco e gli Evangelisti per la chiesa di Cartigliano, tra i molti altri interventi in zona.

La pittura da cavalletto: scene popolari di gusto aneddotico

Nella pittura da cavalletto, Noè Bordignon si esprime con il fare sciolto del realismo favrettiano, non dimenticando la lezione del verismo toscano. Si occupa di scene di genere dallo spiccato tono aneddotico, tutte di ambientazione popolare, trattate con una tavolozza vivace e brillante.

All’Esposizione di Torino del 1877 presenta Fanciulla sulle rive del Sile e Contadina in S. Prassede a Roma. A quella Nazionale di Napoli dello stesso anno Alla fontana e Sui colli Tuscolani, dipinti che risentono del soggiorno romano. All’anno successivo risalgono Tomba di Vittorio Emanuele II al Pantheon e Donna nella chiesa d’Aracoeli.

L’influenza del realismo favrettiano

Nel 1880, all’Esposizione di Torino, presenta Ritorno dalla scuola e Fanciulle che cantano nella valle. Due opere vivacissime dal punto di vista cromatico e importanti per la trattazione verista del soggetto, seppur nella sua vena popolare e di genere.

È in effetti proprio con queste due prove che Noè Bordignon entra nel gruppo di pittori veneti di genere sulla scia di Favretto. Ottiene infatti grandi riscontri di critica e di pubblico per tutti gli anni Ottanta, nel periodo in cui lavora a Ca’ Rezzonico.

All’Esposizione Nazionale di Roma del 1883 invia Per la cresima, La pace nei monti, Una modella, Due compaesani di Canova e Lucrezia degli Obizzi. Partecipa all’Esposizione di Venezia del 1887 con Pater noster, Scarpette nuove, Per l’America, Fiori e dolci parole, Motti e risate.

La pappa al fogo e Interno della Chiesa dei Frari sono i due dipinti che vengono rifiutati dalla Biennale del 1895, ma che vengono premiati rispettivamente a Parigi e Liverpool con la medaglia d’oro. Il realismo favrettiano in Italia viene ormai considerato “passato”, ma all’estero è ancora fortemente apprezzato.

All’Esposizione di Torino del 1898 presenta Partita alle carte, Autunno, Modella in posa, Inizio alla carriera. Una delle sue ultime partecipazioni risale alla Mostra d’arte Trevigiana del 1907, in cui espone ben sette opere. Tra di esse vi sono Ricamo, Maternità, Prima comunione e Cure materne.

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