Bosia Agostino

Agostino Bosia. La Nascita del Poeta (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
La Nascita del Poeta (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Agostino Bosia (Torino, 1886 – 1962) si forma a Torino prima nello studio di Giovanni Giani (1866-1937), che frequenta per poco tempo. In seguito, si iscrive all’Accademia Albertina, ma soprattutto entra in contatto con lo scultore Leonardo Bistolfi (1859-1933) che lo introduce alla poetica simbolista.
Proprio sulla scia del maestro, non solo scultore ma anche pittore di paesaggio sul modello di Antonio Fontanesi (1818-1882), si indirizza anche lui verso il paesaggio.

Diviene autore di intensi e malinconici paesaggi che conservano, come quelli di Bistolfi, memorie fontanesiane. I suoi soggetti prediletti sono le campagne piemontesi, quasi sempre denotate da toni grigi e malinconici.

La doppia direttrice del paesaggio bosiano conduce da una parte al linguaggio di Fontanesi e di Lorenzo Delleani (1840-1908), dall’altra porta direttamente alle nuove atmosfere simboliste nordiche.

Dai dipinti in punta di pennello, dunque, Agostino Bosia passa a quelli più materici, carichi di variazioni cromatiche e luminose di natura espressionista. Partecipa frequentemente alle Biennali Veneziane dal 1900 fino al 1932, ma prende parte anche alle Promotrici torinesi e genovesi e alle mostre della Secessione romana.

In questi ambienti così fertili e ricchi di scambi artistici, può entrare in contatto con i rappresentanti europei delle Secessioni viennese e tedesca. Un continuo nutrimento giunge così al suo linguaggio, rinnovando sia il paesaggio che i dipinti di figura.

Non riesce comunque ad imporsi con grandissimo successo nell’ambiente artistico torinese, al tempo dominato dalla figura di Felice Casorati (1883-1963). Continua ad esporre per lungo tempo: l’ultima sua apparizione importante risale alla Quadriennale di Roma del 1943. Muore a Torino nel 1962, dipingendo fino alla fine. Sue opere sono conservate presso la Galleria d’Arte Moderna di Torino.

Agostino Bosia: paesaggio e figura, tra naturalismo e simbolismo

Come accennato, Agostino Bosia trae la sua prima ispirazione dal simbolismo di Antonio Bistolfi. Osserva tanto le sue sculture poetiche e ricche di intimità, sia i suoi paesaggi, memorie del naturalismo piemontese di metà Ottocento.

Così, anche Bosia sceglie il paesaggio partendo da questi presupposti, ma poi si protenderà anche verso la figura e il ritratto. Ritratti e paesi compaiono alle Biennali di Venezia in tutto il primo decennio del Novecento.

Nel 1911 partecipa alla Mostra Internazionale di Roma con Ritratto e Cornice ovale, mentre nel 1913 espone alla Biennale Ritratto della madre e Veli della luna. I notturni, con la loro sensazione di mistero, sono molto presenti nella produzione di Agostino Bosia e possono essere ricondotti al lato simbolista della sua poetica.

È proprio in questo periodo, infatti, che l’artista risente maggiormente dell’influsso delle Secessioni. Trae spunto in particolare da Ferdinad Hodler (1853-1918), con le sue legnose figure dinoccolate ed allegoriche, riprese in diverse composizioni da Bosia.

L’influenza delle Secessioni

Nel 1913 partecipa alla mostra della Secessione romana con Dama nera, Serenità e Pomeriggio, a quella del 1914 con Lungo il fiume, una delle sue opere più conosciute. Anche nel paesaggio si avverte quella nota di rottura appartenente all’espressionismo tedesco, basta osservare l’opera I pioppi e la luna, presentata alla mostra del 1915 della Secessione.

Nel 1919 a Torino Agostino Bosia espone l’opera Il giardino, una lunga tela orizzontale, una sorta di fregio che narra l’avventura della vita, dagli anni dell’innocenza e del gioco a quelli del lavoro e del sacrificio. Un simbolismo alla Hodler riempie la scena, ancora una volta.

Alla Fiorentina Primaverile del 1922 fa la comparsa il bellissimo Ritratto di Leonardo Bostolfi. Il suo maestro in veste bianca, malinconico e pensieroso, congiunge le mani nodose in grembo, in un ritratto carico di significati. Nel 1930, alla Biennale espone La nascita del poeta e a quella del 1932 Il rigagnolo e le nuvole.

Tre paesaggi di ispirazione piemontese vengono presentati alla Quadriennale romana del 1835: dipinti vibranti, nervosi, originali. Ritratti, nature morte e paesaggi continuano a comparire alle mostre Torinesi e alle Quadriennali, fino agli anni Quaranta.

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