GIUSEPPE BOTTANI

Giuseppe Bottani. L’Incredulità di San Tommaso (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
L’Incredulità di San Tommaso (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Giuseppe Bottani (Cremona, 1717 – Mantova, 1784) nato a Cremona, dimostra sin da bambino una spiccata inclinazione verso l’arte. Dovendo riconoscere questa vocazione, i genitori lo inviano appena undicenne a Firenze, dove si forma presso le botteghe di Antonio Puglieschi (1660-1732) e Vincenzo Meucci (1694-1766).
A Firenze si dedica anche alla riproduzione degli affreschi di Andrea del Sarto nel Chiostrino della Santissima Annunziata.  

Giunge poi a Roma nel 1735, dove studia al seguito di Agostino Masucci (1691-1758). Erede del linguaggio rinascimentale, ma anche del moderato classicismo accademico di Carlo Maratta (1625-1713), nel 1758 diviene membro dell’Accademia di San Luca, dando inizio al periodo più fiorente della sua produzione.

La produzione romana

Attivo soprattutto come ritrattista e come esecutore di pale d’altare, si esprime con un linguaggio che ancora presenta i prodromi della pittura marattesca, ma allo stesso tempo si spinge verso le prime istanze neoclassiche, in una sorta di trait d’union tra la prima e la seconda tendenza, ereditate entrambe dal suo maestro Masucci.

Attraverso un accademismo che rivisita l’antico, Raffaello, Domenichino, ma anche i suoi contemporanei come Marco Benefial (1684-1764), si fa promotore di una pittura pervasa da un delicato lirismo, che non tralascia gli spetti più enfatici della poetica dell’ultimo barocco.

Giuseppe Bottani, a Roma, ottiene riconoscimenti e committenze che si succedono per oltre trent’anni, in cui realizza pale d’altare, tele a soggetto sacro e mitologico, ma anche ritratti.

Il trasferimento a Mantova

Nel 1769, morto il pittore Giuseppe Bazzani (1690-1769), viene nominato direttore della sezione di disegno e pittura dell’Accademia di Belle Arti di Mantova, città in cui rimane fino alla fine dei suoi giorni.

Il suo stile, impostato ormai sull’eredità dell’antico e di Maratta, ma anche indirettamente dei bolognesi come Domenichino o i Carracci, rimane tale anche nel suo periodo mantovano, in cui riesce a portare i primi accenni del Neoclassicismo.

Rimasto per quindici anni a Mantova lavorando a numerose tele che accompagnalo la sua attività didattica in accademia, Giuseppe Bottani vi muore nel 1784, a sessantasette anni.

Giuseppe Bottani: tra l’accademismo marattesco e le nuove istanze neoclassiche

Giuseppe Bottani, giunto a Roma nella metà degli anni Trenta, dopo il periodo di formazione presso Masucci, comincia a realizzare le prime opere individuali negli anni Quaranta.

Tra le più significative del periodo degli esordi, compare la Partenza di santa Paola Romana per la Terra Santa, conservata alla Pinacoteca di Brera. Ma è da segnalare anche la Merca a Maccarese, oggi al Museo di Roma in Palazzo Braschi.

Il San Gioacchino e sant’Anna e Maria è una tela ovale realizzata nel 1758 per S. Andrea delle Fratte. Inoltre, nel corso degli anni Sessanta, Giuseppe Bottani esegue alcuni ritratti commissionati dall’alta aristocrazia romana, ma anche due Autoritratti, che si trovano a Palazzo Pitti e alla Pinacoteca di Brera.

Al periodo mantovano, invece, sono ascrivibili gli Episodi dell’Odissea conservati oggi al Museo Civico di Pavia, il Miracolo di s. Mauro, il S. Vincenzo Ferreri, del Museo del Palazzo ducale di Mantova e la Madonna e santi, per chiesa di S. Apollonia.

Alcuni soggetti mitologici, di chiara impronta neoclassica, sono invece conservati in diverse collezioni private italiane, come Morte di Didone, la Nascita di Venere, il Prometeo e Circe e Ulisse.

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