PIETRO BOUVIER

Pietro Bouvier. Autoritratto (I me penej) - Tecnica: olio su tela
Autoritratto (I me penej). Tecnica: olio su tela (dettaglio)

Biografia

Pietro Bouvier (Milano, 1839-1927), figlio di un intagliatore, viene attratto dall’arte sin dalla giovane età. Iscrittosi all’Accademia di Brera, vi segue i corsi Francesco Hayez (1791-1882) e di Raffaele Casnedi (1822-1892).

Ereditando da loro il forte impianto disegnativo e cromatico, ma anche la predilezione per i temi storici, inizia con una serie di dipinti dedicati al Risorgimento.

Ben presto, però, abbandona questi soggetti per addentrarsi in una pittura di genere verista ma sempre permeata da una certa vena romantica. La precisione calligrafica del disegno e del colore è la cifra caratteristica di Pietro Bouvier, soprattutto nella fase matura.

In effetti, nei romantici dipinti giovanili prevaleva una pennellata impressionista. Questa viene poi tralasciata in favore di un disegno scrupoloso e di un colore studiato nei minimi particolari.

È un abile ritrattista, capace di cogliere le espressioni più particolari, ma si dedica anche a soggetti animalistici e a paesaggi. Amico di numerosi artisti scapigliati, non entra a far parte della corrente, anzi, mantiene sempre la sua personalissima attitudine all’arte.

Il suo approccio minuzioso ed accurato, di reminiscenza fiamminga, piace alla critica e al pubblico, nonostante sia leggermente anacronistico. Pietro Bouvier espone regolarmente a Brera ottenendo sempre una serie di lodi e apprezzamenti, soprattutto per la sua tecnica cromatica e disegnativa.

Seppur molto particolare, rimane un pittore tradizionalista: le sue scene di genere risultano ricche di grazia e di un sentimento di pace idilliaca. Non espone solo a Milano, ma anche a Torino, Firenze e Genova. Muore a Milano nel 1927. Molte sue opere sono conservate in collezioni private e presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano e nel Museo Borgogna di Vercelli.

Pietro Bouvier: dai soggetti storici alla pittura di genere

Influenzato dall’impronta storico-romantica ereditata da Hayez e Casnedi, Pietro Bouvier inizia la sua carriera dedicandosi a soggetti risorgimentali. Esordisce all’Esposizione braidense del 1863, dando inizio ad una fertile stagione espositiva.

Uno dei primi esempi di questa pittura, risalente al 1864, è Garibaldi e il maggiore Leggero trasportano in fuga Anita morente, dipinto dal forte significato romantico, permeato però di una visione naturalista del paesaggio circostante.

L’anno seguente, sempre a Brera, espone Pasquale Sottocorno all’assalto del Palazzo del Genio, conservato, come l’opera precedente, nel Museo del Risorgimento di Milano.

All’Esposizione di Torino del 1867 presenta un altro dipinto risorgimentale, Prete milanese durante le Cinque giornate del 1848, di matrice induniana, accompagnato da tre opere di genere. Si tratta di dipinti dedicati al mondo animale, anche di carattere esotico: Studio dal vero di un gatto selvatico, Jene in cerca di cibo, Le farfalle.

L’anno successivo, sempre a Torino espone Vincere o morire sulle barricate (Milano 1848, effetto di luna), insieme a Testa di donna e Il raccolto dei bozzoli. Come si evince da tali dipinti, in questa fase la poetica di Pietro Bouvier è ancora a metà tra i temi storici e quelli di genere.

Ma dagli anni Settanta in poi, la sua scelta verterà esclusivamente su delicate scene di genere, su piccoli dipinti aneddotici e in costume e sui ritratti.

Una minuziosa perizia tecnica

La pittura a cui si dedica Pietro Bouvier nella maturità artistica è permeata da un preciso calligrafismo fiammingo, sia nella descrizione delle scene di genere, sia nella definizione di dipinti animalier e nei ritratti.

Al 1871 risale Ore deliziose per una madre, al 1872 Uno sguardo furtivo, al 1873 La scelta. Tra i fiori e La confidenza compaiono all’Esposizione di Torino del 1875, Frizzi di Salvator Rosa a quella del 1880.

Nel 1883 partecipa all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Roma con Deo gratias? e con Filemone e Bauci. Queste opere, proprio grazie alla loro attentissima e sapiente tecnica, vengono apprezzati da artisti e critici come Vittore Grubicy de Dragon (1851-1920) e Camillo Boito, autore di recensioni che lodano apertamente il lavoro di Bouvier.

Una delle ultime sue partecipazioni risale alla Mostra di Milano nel 1906 a cui prende parte con due dipinti: Coelestia somnia e Ritratto di bimba. Altre sue opere importanti sono Babbo capisce, Pulcini al sole, Testa di giovane velata, In attesa, I me penej, Dono artistico e Gli orfanelli.

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