GIUSEPPE BOZZALLA

Giuseppe Bozzalla. La strada del bosco. Tecnica: Olio su Tela
La strada del bosco. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Giuseppe Bozzalla (Biella, 1874 – Pollone, 1958), nipote di Quintino Sella, studia presso l’Accademia Albertina di Torino, seguendo i corsi di Giacomo Grosso (1860-1938). Contemporaneamente frequenta lo studio di Lorenzo Delleani (1840-1908) che lo introduce alla tradizione della pittura di paesaggio piemontese.

Ma le opere degli esordi non sono da ricondurre alla pittura di paesaggio. Inizialmente infatti si interessa alla questione degli operai e del lavoro in generale, improntando le sue opere su uno stile tutto personale.

Soltanto in un secondo momento il paesaggio diviene il suo genere prediletto. La traccia è sicuramente quella di Delleani, anche se Giuseppe Bozzalla si esprime nella completa indipendenza dal maestro, senza sfiorare l’imitazione.

Il lirismo di Delleani viene affiancato da un’interpretazione cromatica estremamente originale, intessuta di suggestioni divisioniste. La precisione formale dell’artista ricorre nei paesaggi plumbei della zona di Pollone e del biellese, dove vive per moltissimi anni.
Particolare attenzione va prestata ai suoi pastelli, vigorose interpretazioni della luce montana in tutte le sue sfaccettature.

Espone a Torino fino agli anni Quaranta del Novecento, prendendo parte sia alle Promotrici che alle mostre del Circolo degli Artisti. Partecipa anche alle Quadriennali di Milano, alla Biennale di Venezia del 1922 e a mostre francesi ed inglesi. Muore a Pollone nel 1958.

Giuseppe Bozzalla: gli esordi e la questione operaia

Gli esordi di Giuseppe Bozzalla sono essenzialmente legati alla forte attenzione nei confronti del problema del lavoro. Nel 1905 il dipinto Tra colori e vapori viene acquistato dal Re e conservato nel Palazzo del Quirinale.

Con sguardo critico e sincero tratta la questione degli operai nelle fabbriche biellesi, da quelle tessili a quelle metallurgiche. Famose sono le opere I tessitori e I lavoratori delle fucina esposta a Milano nel 1906. E ancora, prosegue con questo filone fino agli anni Dieci del Novecento, quando decide di dedicarsi alla pittura di paesaggio.

I paesaggi del biellese

Chiarissima è l’impronta lasciata da Delleani nella trattazione del paesaggio, ma Bozzalla parte da questa per svilupparla con un proprio linguaggio. Il tonalismo, derivato anche dalla lezione di Grosso, si accompagna ad una trattazione poetica della natura biellese che Giuseppe Bozzalla conosce benissimo.

Vivendo a Pollone, non può far altro che interpretarne il paesaggio prevalentemente silvestre, con suggestioni veriste ma anche simboliste che sfiorano il liberty.

Alla Biennale di Venezia del 1922 espone Luci mattutine, alla Promotrice di Torino del 1930 Giornata di brina, La pineta d’inverno, Giornata invernale. L’anno successivo presenta Ricamo invernale, Nella brughiera, La pineta alla sera.

Tutti paesaggi questi, ricchi di suggestioni misteriose, trattati spesso con la tecnica divisionista, senza sfociare mai in un rigorismo accentuato e dando sempre una forte impronta personale.

Il bianco accecante della neve, presente in molte opere, trasmette il silenzio intimo dell’atmosfera invernale, carissima all’autore. Risalgono al 1932 La strada del villaggio, Pianura d’inverno e Nevicata, al 1933 Casolari, Chiazze di neve, Faggi in inverno.

Nel 1936 presenta Giornata grigia, Un angolo della chiesa nuova di Oropa, Il castagno, Cipressi e Riflessi. Al 1938 risalgono alcune marine, testimonianza di un suo soggiorno in Liguria, mentre all’inizio degli anni Quaranta Lo stagno d’inverno e La strada del bosco.

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