Breveglieri Cesare

Cesare Breveglieri. La Madonna della Madre prolifica. Tecnica: Olio su tela, 183 x 153 cm
La Madonna della Madre prolifica. Tecnica: Olio su tela, 183 x 153 cm

Biografia

Cesare Breveglieri (Milano, 1902 – 1948), sebbene sia portato per la pittura sin da giovane, è costretto ad assecondare le aspettative della sua famiglia. Comincia quindi la carriera di insegnante elementare intorno all’inizio anni Venti, per poi decidere di dedicarsi completamente all’arte nel 1928.

Esordisce alla Sindacale lombarda del 1930, mentre l’anno successivo espone alla I Quadriennale di Roma, ottenendo sin da subito un eccezionale successo di critica. Proprio nel 1930, vinto il Pensionato Sarfatti, compie un soggiorno di studio prima a Roma, poi a Firenze ed infine a Parigi.

Parigi e il successo alle mostre italiane

Nei sei mesi trascorsi nella capitale francese, Cesare Breveglieri riesce ad arricchire ancor di più il suo linguaggio già improntato ad un naturalismo di matrice impressionista, conducendolo verso accenti espressionisti e primitivisti, giungendo anche a derivazioni naïf, molto simili a quelle di Henri Rousseau (1844-1910), unite alla semplice purezza di Carlo Carrà (1881-1966) derivata da Giotto.

Il suo linguaggio, che nel corso degli anni Trenta e Quaranta assume aspetti di giocosità e di un formalismo quasi secessionista, calibrato su una generale bidimensionalità che lo connette alla grazia del Duecento e del Trecento italiano, lo porta ad essere apprezzato a tal punto da ottenere il Premio Fumagalli nel 1934 e da essere chiamato ad esporre all’estero (Esposizione Italiana di Budapest del 1935).

Nel 1938, Cesare Breveglieri tiene la sua prima personale presso la Galleria Il Milione di Milano e successivamente, prende parte al Premio Bergamo. Paesaggi, interni, nature morte e composizioni misteriose, fiabesche e ricche di figurine bidimensionali fanno parte della sua produzione, purtroppo di breve durata. L’artista, infatti, muore molto giovane, nel 1948, a soli quarantasei anni, a Milano.

Cesare Breveglieri: una pittura primitivista dagli accenti evocativi e dall’istintiva purezza

La breve carriera del pittore milanese Cesare Breveglieri si può circoscrivere all’arco di vent’anni circa. Inizia a dipingere presto, ma si dedica pienamente all’arte solo alla fine degli anni Venti, quando è già quasi trentenne.

Dopo il primo indirizzo post impressionista, come si nota dall’opera Le sorelle, esposta alla Quadriennale di Roma del 1931, Cesare Breveglieri si fa interprete di una pittura personalissima, che deve tanto a Rousseau, quanto a Matisse e a Carrà.

Piccole ed esili figure popolano le sue tele che, da una parte, assorbono il carattere primitivista del Medioevo italiano, dall’altra sono intessute di riferimenti all’Espressionismo nordico di Munch, ma anche a quello francese dei Nabis, visto l’uso di una netta linea di contorno.

Il suo mondo primitivo e semplice, fatto di paesaggi, figure e nature morte è affascinate ed evocativo, così come si nota dai dipinti presentati alla Quadriennale romana del 1935 La Madonna della madre prolifica, La passeggiata domenicale e La piscina di Gorla che sembrano anche rivelare suggestioni tratte dai maestri olandesi come Bosch.

Alla Sindacale fiorentina del 1936, Cesare Breveglieri espone Giudecca e L’isolotto delle anitre, mentre nel 1938 tiene la sua personale al Milione di Milano. Presenta quarantuno opere, tra cui Piccolo cantiere a Viareggio, Piccolo nudo, Lo sposalizio in campagna, Giorno di festa, Fichi e uva, Corse a san Siro, Il cacciatore a Lambrate, Nevicata in via Giambologna, La gabbia delle scimmie e Modella che si specchia.

Capri e La fine del terzo atto compaiono alla Sindacale milanese del 1941, mentre Caffè di provincia e Autoritratto alla sua ultima Quadriennale di Roma prima della morte, quella del 1943, in cui ancora si nota quell’intento favolistico delle immagini senza tempo animate da piccole figure immerse in dimensioni infantili e magiche.

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