Broglio Edita

Edita Broglio. Pane e Acqua, 1926. Tecnica: Olio su tela
Pane e Acqua, 1926. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Edita Broglio (Smiltene, 1886 – Roma 1977) nasce da un’agiata famiglia russa (nell’attuale Lettonia) con il nome di Edita Walterovna zur Muhlen, cognome proveniente dalla nobiltà baltica. Fin da piccola, viene affidata all’educazione dello zio, il barone Raimond zur Muhlen, cantante alla corte degli zar e appassionato d’arte.

Notata la propensione della ragazza verso l’arte, la incoraggia nello studio del disegno. Nel 1908, iniziati i primi moti rivoluzionari in Russia, lo zio le consiglia di trasferirsi a Könisberg, allora città tedesca, oggi la russa Kaliningrad, per frequentare l’Accademia di Belle Arti.

I viaggi formativi in Europa

Nel 1910, Edita Broglio compie un viaggio a Parigi, per approfondire la sua formazione artistica, sia nello studio dei maestri antichi, sia nell’incontro con i pittori a lei contemporanei. Rimane nella capitale francese per due anni, recandosi ripetutamente al Louvre e legandosi all’ambiente dei Balletti Russi.

È nel 1911 che la pittrice giunge per la prima volta in Italia. Visita Firenze e poi Roma, rimanendo profondamente colpita soprattutto dal fermento artistico della Capitale. Tramite Olga Resnic Signorelli, conosce Roberto Melli (1885-1958), Ferruccio Ferrazzi (1891-1978) e Armando Spadini (1833-1925).

Il definitivo trasferimento a Roma

In questo periodo, la sua pittura è profondamente influenzata dalle tendenze fauve e secessioniste europee, ma anche dall’astrattismo di Vasilij Kandinskij (1866-1944). Nel 1913 e nel 1914 partecipa a due edizioni della Secessione romana, ma l’anno successivo, a causa dello scoppio della guerra, sceglie di rifugiarsi ad Anticoli Corrado.

Vi rimane per due anni, periodo in cui approfondisce il segno espressionista e studia con attenzione l’opera di Cézanne. Rientrata a Roma, in visita alla Casa d’Arte Bragaglia, conosce Mario Broglio (1891-1948), ex futurista cui si lega immediatamente dal punto di vista artistico e affettivo, tanto che diventerà sua moglie di lì a poco.

“Valori Plastici”

Nel 1919, Mario ed Edita Broglio fondano la rivista “Valori Plastici”, che si pone in netto contrasto con le avanguardie, rappresentando il baluardo romano del ritorno all’ordine. Inizialmente collaborano alla rivista Giorgio De Chirico (1888-1978) e Carlo Carrà (1881-1966), poi si aggiungeranno Giorgio Morandi (1890-1964), Arturo Martini (1889-1947) Alberto Savinio (1891-1952), Riccardo Francalancia (1886-1965) e Roberto Melli.

Alla base della nascita di “Valori Plastici” vi è la riscoperta della solennità e dell’armonia della pittura del Trecento e del Quattrocento, fino al Rinascimento. Rispetto a Novecento, c’è una maggiore concentrazione sulle tendenze metafisiche e soprattutto una attenzione più specifica per evitare di cedere a classicismi privi di significato.

A questo punto, le opere di Edita Broglio rispondono perfettamente a queste caratteristiche e si presentano come delicatissime nature morte o dipinti di figura con atmosfere limpide e rarefatte, in cui la linea di contorno risulta finissima e il colore attentamente calibrato e formulato sullo studio di Piero Della Francesca e Paolo Uccello.

Tra Parigi e Roma

Nel 1930, Edita e Mario si trasferiscono a Parigi. Insieme, realizzano una serie di dipinti condivisi, e intessuti delle loro caratteristiche identificative e pure, spesso presentati sotto lo pseudonimo di Rocco Canea. Nel 1948, muore Mario Broglio a Lucca ed Edita decide di rientrare a Roma, per inaugurare, negli anni Cinquanta un’intensa attività espositiva.

Negli anni Sessanta, l’artista non si dedica più soltanto alla pittura, ma anche al mosaico con tessere di Pietrasanta. Muore a Roma nel 1977, a novantuno anni.

Edita Broglio: il periodo “incandescente”

Nella sua prima fase pittorica, Edita Broglio risente dell’influsso delle tendenze europee. Approdata a Roma dopo l’esperienza parigina, l’artista vive la sua fase espressionista che accoglie l’influenza della pittura fauve, ma anche del segno geometrico e della pennellata di Cézanne.

Una pittura visionaria ed accesa caratterizza i dipinti di questi anni, nel periodo che lei stessa ha definito simbolicamente “incandescente”, ma anche “emotivo e fenomenico”. Una tavolozza quasi infuocata definisce le opere presentate alla Secessione romana del 1913 e del 1914, Mezzodì, Via Sistina, Ritratto e Disegno.

A questo periodo appartengono anche Paese incandescente, Paesaggio in salita e Montagna incandescente.

Il ritorno all’ordine con “Valori Plastici”

Il soggiorno ad Anticoli, a contatto con la semplicità primigenia della campagna romana, ma anche lo spartiacque della guerra producono in Edita Broglio una svolta interiore. L’espressionismo non la soddisfa più, ma ciò che la attira sono i maestri antichi conosciuti a Firenze negli anni Dieci, prima di arrivare a Roma.

Il “segreto degli antichi” la ipnotizza e vede nell’arte del Quattrocento una fonte inesauribile di ispirazione e magia, non solo dal punto di vista estetico, ma anche da quello dello studio della materia pittorica, del pigmento.

L’ordine armonioso di Giotto, il colore diafano di Piero. L’incontro con Mario Broglio, poi, fa coincidere tutti i loro desideri, fino ad arrivare alla fondazione della rivista “Valori Plastici”. La pur breve vita della testata si pone come tappa fondamentale per il ritorno all’ordine degli anni Venti a Roma.

Atmosfere terse e sospese, la solenne geometria delle forme, il colore nitido e l’assoluta purezza dell’immagine sono le caratteristiche fondamentali delle opere di Edita Broglio dalla fondazione della rivista.

Alla Fiorentina primaverile del 1922 mostra i suoi sviluppi in una bella sala personale in cui espone dodici opere, tutte contrassegnate da una straordinaria chiarezza formale, limpide nei colori, asciutte nella linea di contorno.

Si tratta di Lo spazzino comunale, Tramontana, Ricchezza meridionale, Dolce frutto, Il suo paese nativo, Montagne, Costa sole, L’origine della cupola, Prospettiva spaziale, Ascensione e Il solitario.

Nel 1939 e nel 1935, partecipa insieme al marito a due edizioni della Quadriennale di Roma, presentando alcune opere sotto lo pseudonimo di Rocco Canea. Si tratta di Ritratto, Ortaggi e Sognatrice.

Dopo la morte di Mario Broglio, negli anni Cinquanta, a Roma dipinge e disegna incessantemente ed è protagonista di varie personali, come quella del 1956 presso l’Obelisco.

Tre anni dopo, con la presentazione di Ungaretti, partecipa alla Quadriennale con Giocattoli, Cocci e Zito, Uova fresche e Anacaprim tutti dipinti che presentano, come Melarance, La sfogliatura del gelso e Cristo e la corriera, una dimensione di realismo magico.

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